Milena Milani (24 dicembre 1917 – 9 luglio 2013) è la “scandalosa” scrittrice che negli anni Sessanta fu protagonista di un clamoroso caso letterario, editoriale e giudiziario.
Per il suo romanzo «La ragazza di nome Giulio», pubblicato da Longanesi nel 1964, fu accusata di “offesa al comune senso del pudore”, processata e nel 1966 condannata a sei mesi di reclusione insieme al direttore della Longanesi, Mario Monti. Il libro fu, ovviamente, sequestrato.
Tutto il mondo letterario, a partire da Giuseppe Ungaretti, si mobilitò in favore della scrittrice, in nome della libertà d’espressione, e finalmente nel processo d’appello (1967) gli imputati furono assolti.
Come sempre succede in questi casi, il clamore giudiziario si trasformò in pubblicità per il libro che ebbe un grande successo di vendite, anche all’estero.
È difficile che oggi qualcuno si ricordi ancora di Milena Milani.
Io qui la ricordo come poeta perché come poeta esordì nel 1944 con la raccolta da cui traggo la poesia che qui pubblico.
E poesie ha continuato a scrivere, sebbene con cadenze molto diradate, almeno fino al 1980 («Mi sono innamorata di Mosca», Rusconi), con esiti non spregevoli.
