Anche a considerare esclusivamente la sua produzione poetica, la ricerca di Nanni Balestrini (2 luglio 1935 – 19 maggio 2019) si è svolta in tantissime direzioni, con una sperimentazione continua sui meccanismi della lingua: poesia lineare, visiva, elettronica, e tecniche di scomposizione e ricomposizione dell’oggetto-testo.
«Nelle poesie di Balestrini – scrive Alfredo Giuliani ne “I Novissimi” – contesti diversi, di epoche diverse, sono ritagliati, frantumati e mescolati fino a perdere il significato originario», per cui il lettore non deve sentirsi obbligato a nessuno sforzo esegetico: «Si tratta di entrare nell’ordine aperto dei contesti e di far funzionare la macchina».
In «Ipocalisse», da cui traggo il testo che qui pubblico, «la decostruzione formale del sonetto classico – ogni testo si compone di quattordici versi non rimati – e il consueto procedere per giustapposizioni asintattiche inducono però effetti astratti, caratterizzati da una curiosa ‘purezza’ di tratti, e suggeriscono esiti non figurativi e asemantici che sono agli antipodi – parrebbe – di ogni polemica ideologica» (Paolo Giovannetti).
La complessa ricerca poetica di Balestrini è oggi compendiata nei tre volumi editi da DeriveApprodi: nel primo («Come si agisce e altri procedimenti», 2015) trovano posto le poesie datate 1954-1969, nel secondo («Le avventure complete della signorina Richmond e Blackout», 2017) quelle che vanno dal 1972 al 1989, nel terzo («Cosmogonia e altro», 2018) le poesie composte fra il 1990 e il 2017.
