Adriano Grande (1º luglio 1897 – 7 novembre 1972) è, fra tutti i poeti della cosiddetta “linea ligure” – ammesso che di una “linea ligure” si possa parlare – quello rimasto più volutamente legato alla tradizione, all’idea di una poesia lirica, intimista, elegiaca, con una connotazione anche, a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, fortemente religiosa.
Davide Puccini ravvisa il nucleo di questa poesia nell’«eterna vicenda di dolore e di rasserenamento della vita umana (quel “senso di esilio della vita” di cui parlava Gargiulo), con il finale approdo alla certezza cristiana di una liberazione futura; certi paesaggi, liguri in particolare, che all’improvviso si stagliano nell’anima più che all’orizzonte […]; il velo dolcemente opaco della memoria, che filtra e purifica la materia senza per questo renderla meno nitida, senza offuscare la precisione dei contorni; i lontani richiami delle rime, talvolta appena percettibili come debole eco».
Un’ampia antologia di tutta l’opera di Grande è il volume «Poesie 1929-1969» (Mursia, 1970).
