Poesie per un anno 152 – Danilo Dolci

di Francesco Paolo Memmo

 

Danilo Dolci (24 giugno 1924 – 30 dicembre 1997), il «Gandhi italiano» (come l’altro grande filosofo della non violenza, Aldo Capitini), è stato uomo di pace, artefice di mille iniziative non violente contro la mafia e la corruzione della politica, fautore dell’«umanesimo resistente», straordinario educatore che ha contribuito in maniera decisiva a sviluppare la coscienza civile di giovani che poi hanno seguito il suo magistero (penso a Peppino Impastato che, giovanissimo, partecipò alla Marcia della protesta e della pace da Dolci organizzata nel marzo del 1967).

Ma per descrivere appieno le battaglie di cui Danilo Dolci fu protagonista, e il coraggio che lo contraddistinse, i prezzi pagati, ci vorrebbe ben altro spazio.

Fu anche poeta («Poema umano», Einaudi, 1974; «Creatura di creature. Poesie. 1949-1978», Feltrinelli, 1979), ma questa è forse la cosa meno importante. In ogni caso, ha ragione Cesare Zavattini:

«La poesia è in atto già nei fatti e nella vita di Danilo. È il solo della nostra generazione che ha saputo ridurre al minimo la terra di nessuno esistente tra la vita e la letteratura».