Anna Maria Ortese (13 giugno 1914 – 9 marzo 1998) ha raccolto le sue poesie, scritte fra il 1930 e il 1980, in due volumi, editi entrambi da Empirìa: «Il mio paese è la notte» (1996) e «La luna che trascorre» (1998), e come poeta qui la ricordo, anche se certamente superiore è la sua statura di narratrice (si vedano i due volumi dei «Romanzi», pubblicati da Adelphi nel 20022 e 2005, e gli straordinari racconti, a partire da «Angelici dolori» del 1937, passando per il celebre «Il mare non bagna Napoli» la cui prima edizione, einaudiana, è del ’53).
Un’attività protratta lungo sei decenni durante i quali la scrittura in versi non è mai stata abbandonata, anche se, paradossalmente, pare che l’autrice non la tenesse in gran conto. Nella nota che introduce «Il mio paese è la notte» la Ortese definisce quei testi non come poesie ma come «piccoli scritti in forma di poesia»; per dire – aggiunge in nota – «che esiste la tentazione di un ritmo».
E non si trattava di falsa modestia, ma di una consapevolezza critica che non tutti possiedono.
