Undici anni fa moriva Luca Canali (3 settembre 1925 – 8 giugno 2014).
Grande latinista, traduttore di Virgilio e Lucrezio («La natura delle cose», Rizzoli, 1990) e di Lucrezio sommo studioso («Lucrezio, poeta della ragione», Editori Riuniti, 1963; «Nei pleniluni sereni. Autobiografia immaginaria di Tito Lucrezio Caro», Longanesi, 1995), narratore non disprezzabile (ricordo solo «Il sorriso di Giulia», Editori Riuniti, 1980; «Autobiografia di un baro», Bompiani, 1983; «Spezzare l’assedio», ivi, 1984; «Memorie di un libertino depresso», Longanesi, 1997), autore di alcune raccolte di versi («La follia lucida», Cappelli, 1972; «La deriva», Rizzoli, 1979; «Il naufragio», ivi, 1983; «Toccata e fuga», Garzanti, 1984; ecc., fino all’ultima: «Anticlimax», Biblioteca dei Leoni, 2014) nelle quali confronta la propria personale nevrosi con quella di un mondo che sempre più, nel corso degli anni, appare incapace di rispondere alle domande e alle speranze degli uomini.
