Giorgio Caproni (7 gennaio 1912 – 22 gennaio 1990) è uno dei giganti della poesia italiana novecentesca.
Per ricordarlo oggi, nell’anniversario della morte, ho scelto la poesia inaugurale de «Il passaggio d’Enea» (Vallecchi, 1956) che è, a giudizio di Pier Vincenzo Mengaldo, «la sua prima grande raccolta», non solo perché è quella metricamente più ricca ma soprattutto perché:
«si può dire che qui veramente inizia il “realismo” di Caproni: ma, sovranità formale a parte, che quella realtà rende preziosa […] è una realtà, o sono segni dell’esistenza, che si mutano incessantemente in mito, in modo aperto. Più precisamente: passaggio da una realtà già impregnata di mito a un mito che si appoggia, anche ingannevolmente, alla realtà».
