Ettore Serra (26 maggio 1890 – 26 dicembre 1980) è noto per essere il destinatario di una celeberrima poesia di Ungaretti:
«Gentile / Ettore Serra / poesia / è il mondo l’umanità / la propria vita / fioriti dalla parola / la limpida meraviglia / di un delirante fermento. // Quando trovo / in questo mio silenzio / una parola / scavata è nella mia vita / come un abisso».
I due si erano conosciuti al fronte, durante la prima guerra mondiale, e rimasero amici per tutta la vita. Quello fu un incontro decisivo sia per Ungaretti (che trovò in Serra il suo primo editore: per le sue cure uscì «Il porto sepolto» prima nell’edizione del 1916, poi in quella del 1922) sia per lo stesso Serra, che grazie a Ungaretti maturò la sua vocazione letteraria: «Decisivo incontro, perché dopo quella sillabazione, che straziante di dolcezza andavo ripetendo nel silenzio dell’anima, compresi che qualunque cosa fossi stato obbligato a fare in seguito, non avrei mai potuto rinunciare alla poesia».
E di libri di versi Serra ne scrisse parecchi, a partire da «L’Aratro e la Spada» (1935) fino almeno agli anni Sessanta («Salmi di un paria. Mentre nasce la primavera», 1966).
Era, diciamo la verità, un poeta abbastanza mediocre. Ma era convinto del contrario, e per tutta la vita soffrì perché non vedeva valorizzata la sua opera. Succede a molti.
