Carlo Chiaves (28 novembre 1882 – 16 maggio 1919), torinese, amico di Guido Gozzano e Amalia Guglielminetti, collaboratore de «La Stampa». autore di commedie (furono pubblicate nel 1972, a cura di Angelo R. Pupino, dall’editore Bulzoni) e sceneggiatore di un film, «Amleto», interpretato da Ruggero Ruggeri per la regia di Eleuterio Rodolfi (si ricordi che Torino fu la prima capitale del cinema italiano), pubblicò nel 1910 una raccolta di poesie, «Sogno e ironia», a proposito della quale (e di raccolte coeve di Fausto Maria Martini e Marino Morettti) il critico Giuseppe Antonio Borgese parlò per la prima volta di “crepuscolarismo”, intendendo il termine in senso storico: “crepuscolari” erano quei poeti in quanto collocati in una zona di crepuscolo, tramontata ormai la luce dell’Ottocento e già ormai agli albori il nuovo secolo, anche se per la verità Borgese voleva esprimere con ciò un giudizio negativo, non essendosi accorto della profonda carica innovativa di quella poesia: «La loro poesia è […] una voce crepuscolare, la voce di una gloriosa poesia che si spegne. Non hanno tanta forza di soverchiare le ultime risonanze delle grandi antiche voci, e il crepuscolo li involge».
Rispetto agli altri poeti partecipi di questa temperie, la precipua cifra di Chiaves consiste «in quella coniugazione di sogni e ironia che lo portano ad attraversare le tematiche crepuscolari – intinte di toni romantici minori, con lacerti ironici, come nella riscrittura di alcune fiabe – e nello stesso tempo a tracciare una geografia poetica provinciale nel segno evidente dei “Poemetti” pascoliani, recuperando una memoria di un tempo poetico scandito da una tenera e malinconica visione della natura» (Cecilia Ghelli).
L’edizione cui si fa riferimento è quella di «Tutte le poesie edite e inedite», a cura di Giuseppe Farinelli, IPL, 1971.
