Poesie per per un anno – 492 – Fabio Muggiasca

Recensione di Francesco Paolo Memmo

 

Fabio Muggiasca (23 giugno 1933 – 1° ottobre 2003), nato a Lugano, medico specializzato in chirurgia pediatrica, studioso di scienze naturali e di arti marziali giapponesi (nel 1973 pubblicò un volumetto su «La spada giapponese»), ha esordito in poesia nel 1977 con «Antigone» (Pantarei, Lugano), cui hanno fatto seguito: «Metamorfosi» (nel volume collettaneo «Poesia Uno» (Guanda, 1980), «Gilgamesh» (autoedizione, Lugano 1982), «Canto sacro e profano» (Casagrande, Bellinzona 1990), «Korbes» (Dadò, Locarno 1993), «Pezzi di vita 1991-1997» (ivi, 1998) e «Tutto quasi come» (Edizioni Imbro, Comano 2000).

A proposito di «Canto sacro e profano», la raccolta da cui traggo la poesia che qui oggi propongo, ha scritto Giovanni Bonalumi: «Tutto il libro ha il tono, il respiro di una ‘peregrinatio’ con il sentimento privo d’illusioni di chi, nel proprio intimo, fermamente sa come la meta a cui aspira è di fatto irraggiungibile. Tale stato d’animo non si traduce in Muggiasca in sconforto, in rinuncia. All’opposto, egli si sente come incentivato a cogliere un varco tra una contraddizione e l’altra germinanti nel suo pensiero: “non sarà il raggiungere / ma valicare il limite di luogo e forme / la intenzione fissa del viaggio”»