Poesie in dialetto abruzzese 1970-2020 di Michele Lalla

La prefazione di Pietro Civitareale e una scelta di poesie

 

Realtà e memoria nella poesia di Michele Lalla

Di Michele Lalla, poeta in dialetto, abbiamo avuto modo di leggere la raccolta Scurciature de memorie (2001) della quale mettevamo in evidenza la compattezza del dettato poetico, l’ermetismo delle figurazioni, riscattate da una memorialità che insiste sulle componenti della discontinuità e della intermittenza, dando vita ad affreschi naturalistici, a situazioni emotive nelle quali senso del reale e slancio creativo si coniugano in un esito poetico di notevole suggestione.

In Poesie in dialetto abruzzese 1970-2020, che si offre, in una certa misura, come una sintesi cronologica della sua produzione poetica in dialetto edita ed inedita, Lalla riconferma questi aspetti della sua esperienza poetica con in più forse una maggiore concentrazione lirica ed una più serrata elaborazione del dettato poetico, per cui, tralasciando le connotazioni esterne (storiche, fonologiche, grafiche, strumentali, ecc.) nonché le giustificazioni addotte circa l’opportunità della presente edizione così come è strutturata (per le quali si rimanda a quanto ha abbondantemente annotato lo stesso autore), ci limitiamo ad un commento essenziale dei testi, considerati nella loro organica complessità, sia sotto l’aspetto degli esiti poetici che sotto quello dei contenuti.

Quella di Michele Lalla è una poesia nella quale descrizione e riflessione si compenetrano, trovando la loro giustificazione topica nella necessità di rappresentare e sondare, in una certa misura, l’enigma dell’esistenza con le sue contraddizioni, i suoi paradossi, le sue epifanie, in un intreccio di vecchio e nuovo, di oggettività e soggettività, di ironia e sentimento, di stupori e disincanti, in cui la poesia è esercitata come esperienza di una parola diretta, scavata in profondità, in una ricerca linguistica ed insieme etica, che impone implicitamente alla tradizione letteraria e culturale dell’Abruzzo, sua terra di origine, il problema di una poesia dialettale stilisticamente aggiornata sulle posizioni della esperienza in lingua.

Si tratta di uno schema attuato tenendo minutamente legata la memoria alla propria fonte, attraverso un processo di cristallizzazione della cosa vista, e non più visibile, nella sfera dell’astrazione simbolica, che è quella stessa per la quale il diarismo rimuove dal suo campo virtuale ogni ipotesi di contingenza, rimettendo in gioco il Soggetto nella sua credibilità di personaggio lungo una traccia di parole-cifra facenti parte, non tanto di un vocabolario condiviso, quanto di un codice linguistico personale, il quale, nel momento stesso in cui si offre alla scrittura, postula virtualmente la memoria dei propri oggetti, ne prepara l’unica durata verificabile.

In tal senso, Michele Lalla imposta il suo discorso poetico sin dalla prima parola, sin dal primo segno immaginario, in una prospettiva nella quale ha valore, e resiste, soltanto ciò che si configura in termini di vissuto. Nello stesso tempo il dialetto, snidato dal suo tradizionale ambito espressivo, tende a farsi strumento autonomo di ricerca di una verità. Tuttavia esso conserva tutte le sue proprietà sintagmatiche e lessicali, insieme ad una musicalità che è propria dell’uso del dialetto nell’ambito della poesia popolare, dove persino la pausa di fine verso è segnata dalla rima; una rima che non è un semplice ornamento eufonico, ma assume una precisa funzione nella dislocazione metrica del testo, fino a comportare profonde implicazioni con il livello semantico, soprattutto in caso di organizzazione strofica, di cui indica i confini della sua capienza sonora e delle sue divisioni interne, fornendo un tasso di suggestione e di informazione rilevato.

Sotto questo aspetto il discorso poetico di Lalla può persino apparire come un oggetto chiuso e autosufficiente, perfettamente costruito in tutte le sue parti interne, con quella insistenza calcolata su sintagmi e figurazioni retoriche che si incatenano con necessità, liberando da ogni dato oggettivo ogni indicazione fattuale. In realtà egli tende a ritagliarsi dagli ambiti della memoria degli agglomerati sentimentali, degli spezzoni esperienziali come se fossero l’unica realtà possibile, con la conseguente negazione o attenuazione d’ogni altro elemento che non rientri nei termini prescelti da una poetica che si realizza in una forma di problematizzazione della quotidianità, per cui il suo idioma tende quasi a coincidere con una varietà dell’italiano e a proporsi come una parlata liberamente scelta.

Una poesia, dunque, quella di Michele Lalla che preferisce scaricare tematiche ed emozioni verso l’interno e nella quale la realtà evocata diventa emblema di una personale vicenda; una poesia cioè dove la tensione rimane nel poeta, quasi una sofferta rinuncia ad incidere sulla realtà delle cose, uno strumento di accettazione, anche sul piano linguistico e strutturale, della vita così come è, del mondo così come appare allo sguardo del poeta. Una poesia, in definitiva, dove la narratività non si risolve solo in una mera enumerazione di fatti e di oggetti, ma nella costruzione di nessi analogici estremamente tesi, di uno scenario della immaginazione in cui descrittività e partecipazione emotiva convergono verso una forma di assunzione, configurazione e intelligenza del reale nei modi tecnici e strumentali più acconci ai tempi e al dispiegarsi di una storia individuale.

 

Pietro Civitareale

 

 

 

Partènze pe la Germènie

 

Je z’annuccave ‘n ghènne e nen parlave.

S’abberritètte nu pizze de fazzole a lu dàite

pe salutí da lu finestrine de la poste

strètta logge de core e fonte d’arie.

 

Je z’annuccave ‘n ghènne e nen parlave.

Scennechejave nche na mina triste,

partije gnè na rennelàlle a mèrze

ma sènza chènte e sènza cuntentazze,

tanta pensire e tanta ristrettazze.

 

PARTENZA PER LA GERMANIA – Gli si annodava un groppo in gola e non parlava./ Si avvolse un lembo di fazzoletto al dito/ per salutare dal finestrino della corriera/ stretto balcone di cuore e fonte d’aria.// Gli si annodava un groppo in gola e non parlava./ Aleggiava con una mano triste,/ partiva come una rondinella a marzo/ ma senza canto e senza contentezza,/ tanti pensieri e tanta ristrettezza.

 

 

A lu laghe

 

Ze guarde lu laghe e ze vède lu ciele:

na núvola ghiènche z’arruffe e ze stire

verze na núvola naire che va a ffile

de nu cannaite e l’abbraccie settile.

 

Ze guarde lu laghe e nu circhie leggire

te ze strègne a mine e crolle de piede.

 

AL LAGO – Si guarda il lago e si vede il cielo:/ una nuvola bianca si arruffa e si stira/ verso una nuvola nera che va lungo il filo/ di un canneto e l’abbraccia sottile.// Si guarda il lago e un cerchio leggero/ ti si stringe a mano e corolla del piede.

 

 

Parole arenneghite

 

Ne’ paitêsce le chiàcchiere a vénte

de puisí che zúffele a labbre sale

e gna l’assigge è ‘nzêppede o mèle

stèse sopre a pène che ‘n za de niénte.

 

Me z’arembanne le puisí che parle

de puisí ca te rode gnè nu tarle

la pàlepe e t’arelasse le scorce:

hê rèste a lu marèje che je torce.

 

Le vuglie addulcenê e l’ammasciche

p’aretruvà le punte de le ràdeche

e jí dèntre a lu core a ciamagliche

arecapanne tutte le migliche:

tè le parole che lu pètte tràzzeche

e ‘n ze capisce canta n’arennighe.

 

PAROLE RINNEGATE – Non digerisco le chiacchiere a vento/ di poesie che soffiano a labbra sale/ e quando le assaggi sono insipide o miele/ steso sopra a pane che non sa di niente.// Mi va di traverso la poesia che parla/ di poesia perché ti rode come un tarlo/ la polpa e ti rilascia la buccia:/ io resto all’amaro che ci torce.// La voglio addolcire e la mastico/ per ritrovare le punte delle radici/ e andare dentro al cuore a lumache/ ricapando tutte le molliche:/ hanno le parole che il petto scuotono/ e non si capisce quante ne rinneghi.

 

 

Parole giargianise

 

Dàje! Sbríghete a mení a écche

night dancing on the beach,

location: hall dell’Hotel Sturdust.

Nen te mbrijachème nche le chiàcchiere,

ma nche electro-music, techno-minimal,

e progressive house pe dàrete na scosse

de currènte che te porte a le cosse

lu paradise de le sunne, gné eros,

ddò ze ll’ome pò sbatte gna vo

nche le ticche e la cocce pe finí

mbracce all’àngele de tutte le voglie

hit parade: su facebook le sciuglie.

 

Dàje! Acchiappate ssu tablet o smartphone,

facèteve nu selfie, le mettàite

su Instagram che nen conte bit e byte

ma sole voglie di vedè lu manne,

fàreze avvedà: ah, vuce giargianise

ch’ha cagnite abbitúdine e penzire.

 

PAROLE GIARGIANESI – Dài! Sbrigati a venire qui/ night dancing on the beach/ location: hall dell’Hotel Sturdust./ Non ti ubriachiamo con le chiacchiere,/ ma con electro-music, techno-minimal,/ e progressive house per darti una scossa/ di corrente che ti porta alle cosce/ il paradiso dei sogni, come eros,/ dove ci si può sbattere come si vuole/ con i tacchi e la testa per finire/ in braccio all’angelo di tutte le voglie/ hit parade:/ su facebook lo sciogli.// Dài! Acchiappate quel tablet o smartphone/ e fatevi un selfie, lo mettete/ su Instagram che non conta bit o byte/ ma solo voglia di vedere il mondo,/ farsi vedere: ah, voci giargianesi/ che hanno cambiato abitudini e pensieri.

 

 

MICHELE LALLA è nato a Liscia (Chieti) il 18 febbraio 1952. Si è laureato in fisica all’Università di Roma nel 1976. Vive a Modena dal 1976, dove ha insegnato statistica (sociale) nel Dipartimento di Economia “Marco Biagi” fino a novembre 2020. Ha pubblicato raccolte di versi in dialetto e in italiano, racconti, romanzi, saggi. Le pubblicazioni in versi in dialetto abruzzese sono: Storie vère o ‘nventate (Solfanelli, Chieti, 1983); Scurciature de memorie (Campanotto Editore, Pasian di Prato, Udine, 2001); Dê nche éune (Campanotto Editore, 2012), che riporta in una sezione tutti testi rivisti di Storie vère o ‘nventate. Le pubblicazioni in versi in italiano sono: L’Eco del Silenzio (Lalli, Poggibonsi, 1984); Il Vagito della Primavera (Lalli, Poggibonsi, 1985), Treninternetviaggi (Campanotto Editore, 2006); Giostra di haiku (2.a edizione, ilmiolibro.it, Gruppo Editoriale L’Espresso, Roma, 2015); Le cinque stagioni (2.a edizione, Amazon, Lexington, KY, USA, 2018, pp. 1-310, con versione e-book, che include le pubblicazioni del 1984 e del 1985); Vita in B minore (3.a edizione, Amazon, San Bernardino, CA, USA, 2019, pp. 1-131, con versione e-book).