Percorsi di Cinzia Marulli

Nota e scelta di poesie di Anna Maria Curci

 Le domande che costellano i Percorsi di Cinzia Marulli nella raccolta omonima seguono il ritmo dei passi, assecondano il battito, costeggiano orli temerari senza temerli, anelano all’onda. La ricerca incessante di risposte tende sì la mano «al miracolo/ piano» (Hilde Domin), ma non è attesa passiva. Si fa, al contrario, formulazione propositiva, che non ha paura di usare concetti vasti come luce, pace, amore. Sono domande che disegnano traiettorie multiple: rettilinee, ellittiche e, tra le predilette, circolari. C’è una nozione ben precisa della musica che accompagna e governa, talvolta, queste traiettorie: la musica di singoli strumenti, che spesso, come lo xilofono, danno luogo perfino a verbi creati dall’autrice; la musica del silenzio e, sopra tutte, la musica delle sfere con la sua universalità e le sue proporzioni.

Nelle tre sezioni che compongono il volume, Il senso bianco delle nuvoleIl paradosso del cerchio Il riflesso della luce, è possibile individuare coppie contrastanti eppure complementari: la sabbia e la roccia, l’acqua e il vuoto, la gioia e il dolore, il filo d’erba e l’albero, la memoria e il rimpianto, la luce e il buio, l’arrivederci e il commiato. Contrasto e complementarità mostrano come nella poesia di Cinzia Marulli intelletto (davvero, qui, intus legere) e anima si accordino per una visione completa, consapevole sì delle contraddizioni, degli urti e dei traumi delle esperienze e dei più orrendi soprusi – rievocati, denunciati, questi, con gesto tanto misurato quanto inequivocabile, ché non si può guardare dall’altra parte, non si può ignorare e la misura non è certo indifferenza, ma padronanza piena del mezzo espressivo – ma ancora desiderosa e capace di spiccare il volo, non in orgogliosa solitudine, bensì per lasciarsi cadere nella vastità di distese d’acqua che tutto e tutti accolgono, per ritrovarsi, persino nella visione di sé dopo la morte, «seduta lì – insieme a voi».
Cinzia Marulli, Percorsi. Poesie, La Vita Felice 2016
© Anna Maria Curci
***

Forse è nel silenzio che si ascolta

la musica più sublime

in quel vuoto che avvolge

tra la sospensione ansante del respiro

e l’attimo incerto sul bordo del destino.

Nell’apparente conclusione di un percorso

si sfiorano i sentieri del domani.
.
*
Anche la sabbia

un tempo era roccia solida

ora è nulla davanti all’onda

che ne fa gioco;

sapersi piegare

come un ramo davanti al tempo

è il senso della forza.

Ma il segreto, forse

è nella comprensione

che nulla di ciò che è imposto

può essere chiamato amore.
.
*
È bello il cerchio

perché non finisce mai

perché ogni punto sulla circonferenza

è equidistante dal centro

perché è tondo come il ventre

pregno di una madre.

S’è fatto mare il pensiero

e m’ha immersa nel sogno

nella sua frescura mi piace restare

non la voglio l’afa del vero

quel suo essere pietra dura

mi scheggia il dolore

ma c’è luce alla finestra

m’acceca

e la sveglia continua a suonare

la monotonia dell’apparenza.
.*
Te lo ricordi

il caffè alle quattro di mattina

quando il buio ancora penetrava nelle ossa?

Qualche straccio addosso,

il vecchio cappotto nero e uno scialle intorno alla testa

per affrontare il freddo

e poi, tu e papà

lungo via del Tritone a camminare silenziosi

fianco a fianco

con la testa bassa e il sonno negli occhi

l’ufficio sempre lo stesso

le stesse cose da pulire

con le ginocchia sul parquet lucido

e le mani sante nelle latrine

io invece ancora a casa

con i libri sulle ginocchia

e poi a scuola

a lavare lo straccio sporco di miseria.
.*
Eppure c’è un sentiero

che porta in alto

in quel luogo di sole

dove l’ombra è amica

un luogo piccino

che affaccenda il respiro

e il riposo saluta

come farebbe un amico

e questa chiave

che giace a terra sconsolata

sa che non ci sono serrature

in quella porta

il varco è aperto

e attende

attende il passo

lentamente sorridere

perché giocano i bambini

e loro non hanno segreti

e nulla è chiuso.
.*
Ho sentito dire che la vita è una cosa seria.

È la morte ad essere beffarda,

ma il come è un’altra cosa.
Forse nel sorriso è il segreto di tutto
in quel piccolo topo

che fugge veloce

e cerca il suo riparo.