Per Wislawa Szymborska

Nulla due volte accade | né accadrà. Per tal ragione | si nasce senza esperienza, | si muore senza assuefazione.

Nulla due volte accade | né accadrà. Per tal ragione | si nasce senza esperienza, | si muore senza assuefazione.

Così Wislawa Szymborska racchiude in pochi lapidari versi, con il suo inconfondibile tocco, il percorso vitale dell’uomo.

La poetessa e filologa polacca Wislawa Szymborska, premio Nobel per la letteratura nel 1996 è morta ieri 1 febbraio 2012 ad 88 anni. Era nata nel 1923 a Kornik, cittadina vicino a Poznan. Il Nobel le era stato assegnato «per la capacità poetica che con ironica precisione permette al contesto storico e ambientale di venire alla luce in frammenti di umana realtà». Con Czeslaw Milosz, anche lui premio Nobel, e Zbigniew Herbert, ella fa parte della triade dei grandi poeti contemporanei polacchi.

Autrice di numerose raccolte poetiche – tra le più recenti «Dwukropek» (Due punti), uscita in Polonia nel 2005 – nei suoi versi mette la vita spirituale davanti a tutte le cose. In liriche, spesso brevi come aforismi, la Szymborska dà voce con profonda lucidità e ironia a problemi morali della nostra epoca partendo da avvenimenti semplici, dagli accadimenti e osservazioni del quotidiano. L’uomo appare in una condizione di contrapposizione al mondo della natura.

Dopo l’assegnazione del Nobel la Szymborska ha conosciuto un ampio successo anche in Italia dovuto tra l’altro alla sua capacità affrontare temi insidiosi come l’amore, la morte e la vita, in versi di colloquiale naturalezza e ingannevole semplicità. L’intera produzione poetica della Szymborska, inclusa la recentissima raccolta "Qui", è apparsa in Polonia nel 2009.
(Per una più completa conoscenza della sua poetica segnaliamo La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009). Testo polacco a fronte – Adelphi, 2009 – 774 pagine).

2 febbraio 2012

Nulla è in regalo

Nulla è in regalo, tutto è in prestito.
Sono indebitata fino al collo.
Sarò costretta a pagare per me
con me stessa,
a rendere la vita in cambio della vita.

È così che stanno le cose,
il cuore va reso
e il fegato va reso
e ogni singolo dito.

È troppo tardi per impugnare il contratto.
Quanto devo
mi sarà tolto con la pelle.

Me ne vado per il mondo
tra una folla di altri debitori.
Su alcuni grava l’obbligo
di pagare le ali.
Altri dovranno, per amore o per forza,
rendere conto delle foglie.

Nella colonna Dare
ogni tessuto che è in noi.
Non un ciglio, non un peduncolo
da conservare per sempre.

L’inventario è preciso
e a quanto pare
ci toccherà restare con niente.

Non riesco a ricordare
dove, quando e perché
ho permesso di aprirmi
quel conto.

Chiamiamo anima
la protesta contro di esso.
E questa è l’unica cosa
che non c’è nell’inventario.

(da La fine e l’inizio traduzione di Pietro Marchesani Libri Scheiwiller 1997)

Il gatto in un appartamento vuoto

Morire – questo a un gatto non si fa.
Perché cosa può fare il gatto
in un appartamento vuoto?
Arrampicarsi alle pareti.
Strofinarsi tra i mobili.
Qui niente sembra cambiato,
eppure tutto è mutato.
Niente sembra spostato,
eppure tutto è fuori posto.
E la sera la lampada non brilla più.

Si sentono passi sulle scale,
ma non sono quelli.
Anche la mano che mette il pesce nel piattino
non è quella di prima.

Qualcosa qui non comincia
alla sua solita ora.
Qualcosa qui non accade
come dovrebbe.
Qui c’era qualcuno, c’era,
e poi d’un tratto è scomparso,
e si ostina a non esserci.

In ogni armadio si è guardato.
Sui ripiani si è corso.
Sotto il tappeto si è controllato.
Si è perfino infranto il divieto
di sparpagliare le carte.
Cos’altro si può fare.
Aspettare e dormire.

Che provi solo a tornare,
che si faccia vedere.
Imparerà allora
che con un gatto così non si fa.
Gli si andrà incontro
come se proprio non se ne avesse voglia,
pian pianino,
su zampe molto offese.
E all’inizio niente salti né squittii.

(da La fine e l’inizio traduzione di Pietro Marchesani Libri Scheiwiller 1997)

La gioia di scrivere

Dove corre questa cerva scritta in un bosco scritto?

Ad abbeverarsi a un’acqua scritta
che riflette il suo musetto come carta carbone?
Perché alza la testa, sente forse qualcosa?
Poggiata su esili zampe prese in prestito dalla verità,

da sotto le mie dita rizza le orecchie.
Silenzio – anche questa parola fruscia sulla carta
e scosta
i rami causati dalla parola «bosco».

Sopra il foglio bianco si preparano al balzo
lettere che possono mettersi male,
un assedio di frasi
che non lasceranno scampo.

In una goccia d’inchiostro c’e una buona scorta
di cacciatori con l’occhio al mirino,
pronti a correr giú per la ripida penna,
a circondare la cerva, a puntare.

Dimenticano che la vita non è qui.
Altre leggi, nero su bianco, vigono qui.
Un batter d’occhio durerà quanto dico io,

si lascerà dividere in piccole eternità
piene di pallottole fermate in volo.
Non una cosa avverrà qui se non voglio.
Senza il mio assenso non cadrà foglia,
né si piegherà stelo sotto il punto del piccolo zoccolo.

C’è dunque un mondo
di cui reggo le sorti indipendenti?
Un tempo che lego con catene di segni?
Un esistere a mio comando incessante?

La gioia di scrivere.
Il potere di perpetuare.
La vendetta d’una mano mortale.

(da Vista con granello di sabbia traduzione di Pietro Marchesani – Adelphi 1998)