Per gente sola di Fabio Dainotti

Recensione di Anna Maria Curci

 

Se volessimo interpretare, nel titolo della recente raccolta di Fabio Dainotti, Per gente sola, la preposizione “per” come strumento di individuazione di un preciso gruppo di destinatari, avremmo senz’altro un possibile percorso di lettura. Il poeta si rivolge a chi conosce la condizione di essere soli così come la sensazione di solitudine: questa potrebbe essere una chiave di accesso. Una, ma non l’unica, giacché se si attribuisce alla preposizione “per”, che apre il titolo, il valore di introduzione al complemento di moto per luogo figurato, l’ampiezza dell’orizzonte si estende e arriva a comprendere attraverso i destini, per le vie solitarie di altri umani.

Che l’aggettivo “solo” in tutte le variazioni di genere e numero così come il sostantivo “solitudine” siano dominanti nel volume di Dainotti che raccoglie anche testi già apparsi sulla rivista “Capoverso”, è caratteristica che emerge immediatamente sin dai due eserghi: il primo è di Cesare Pavese, il secondo di Evgenij Evtušenko: si tratta, in questo caso, dell’attacco della poesia Uomo solo, tratto dalla raccolta omonima che riunisce testi scritti dal poeta russo tra il 1959 e il 1961 e che qui riporto nella traduzione di Alfeo Bertin, dall’edizione Garzanti del 1970:«Che vergogna per l’uomo solo,/ che senza un amico,/ senza un’amica,/ senza moglie,/ va nei cinematografi».

Leggere, allora, il volume di Dainotti come un viaggio attraverso vicende di varie solitudini offre l’occasione di esaminarne i componimenti sotto più luci. Già il primo della prima sezione, intitolata L’originale mostrarsi, dispiega lo sguardo sulle solitudini di collegiali che, uno a uno, partono per le vacanze, ma anche sulla solitudine delle stanze del collegio («restano sole, come abbandonate»). A questo primo componimento fanno seguito distici, terzine, quartine, testi di cinque versi, efficaci nella loro brevità, che ritraggono con sapienza e comunicativa la fenomenologia dell’essere in solitudine di cose e persone: trine e guardiano del faro, campanile e guardiano di capre, lo spioncino della porta e il vecchio, poi, soprattutto, “l’uomo solo”, inteso non soltanto come lo intende Evtušenko, ma anche come essere umano, senza distinzioni di genere.

Nella seconda sezione, Remedia. Cose da fare, che potresti fare, la prevalenza di un tu poetico anima il dialogo con l’altro sé e prosegue il viaggio nelle solitudini, così come, non senza ironia, nei tentativi di superarle. Si disegna così, come giustamente afferma Vincenzo Guarracino nella Postfazione, una “mappa di solitudini” che conferisce un respiro universale ai versi e ai testi di Fabio Dainotti. 

Fabio Dainotti, Per gente sola. Prefazione di Luigi Fontanella. Postfazione di Vincenzo Guarracino, Book Editore 2026

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Fabio Dainotti, presidente onorario della Lectura Dantis Metelliana, ha curato la pubblicazione presso Bulzoni de Gli ultimi canti del Purgatorio dantesco (2010).  Dirige l’annuario di poesia e teoria “Il pensiero poetante”. Ha pubblicato in poesia: L’araldo nello specchio, prefazione di Francesco D’Episcopo, Avagliano Editore, 1996; Sera, con disegni di Salvatore Carbone, Pulcinoelefante, 1997, La Ringhiera, con nota di Vincenzo Guarracino, Book Editore, 1998; Ragazza Carla Cassiera a Milano, con disegni di Valerio Gaeti, Signum Edizioni d’arte, 2001; Un mondo gnomo, Stampa alternativa, 2002; Ora comprendo, prefazione di Luigi Reina, Edizioni Scettro del Re, 2004; Selected poems, Gradiva, 2015; Requiem for Gina’s Death and Other poems, prefazione di Enzo Rega, Gradiva, 2019; Poesie controcorrente, prefazione di Paolo Ruffilli, postfazione di Carlo Di Lieto, Biblioteca dei leoni, 2020; Ultima fermata, nota di Luigi Fontanella, La vita felice, 2021; La corriera azzurra,  prefazione di Luigi Fontanella e una nota di Mario Rondi, Fermenti, Roma, 2021; L’albergo dei morti, postfazione di Nicola Miglino, Manni, 2023 (Premio Gradiva 2024); Dove finisce la città, trad. A. Macadan, Editura Cosmopoli, Bacau, 2025.