Pe’ rifuggio ’na fungara di Carlo Nobili

Due esergo costituiscono la “tonalità, o dominante” del testo: “La memoria, che in vecchiaia s’illanguidisce, basta a le vorte stuzzicalla un tantino, pe’ sentissela subito rinvigorì” (Giggi Spaducci) e “Troppo spesso si confonde la periferia con un concetto geografico…Ma la realtà è più complessa: le periferie non sono un concetto geografico ma sociale” (Marc Augé).

Così anche il titolo, che non solo dà il taglio dialettale e linguistico, ma sottolinea  anche l’evocazione del passato dalla memoria e la collocazione sociologica dello stesso: le fungare, grotte-serre naturali poste al di fuori della città o ai margini, venivano utilizzate, appunto come rifugi, durante i bombardamenti dell’ultima guerra, dagli abitanti della periferia est di Roma, che le preferivano ai rifugi antiaerei “ufficiali” (scuole, edifici pubblici). Preferenza dovuta alla fretta, certo, ma anche significata da uno spirito libero, “ribelle”, adattato ad una vita di stenti e difficoltà, non privo di autosufficienza, come di chi sa che nessuno, se non sé stesso, gli viene in aiuto.

Certamente le “periferie” delle diverse città – sia geografiche che sociologiche –  si assomigliano, eppure Roma, con i suoi ventotto secoli, è unica, avendo accolto genti di ogni parte d’Italia e del mondo, assorbito lingue e dialetti, che si sono mischiati al latino, mantenendo una “calata” tipica, forse non da tutti gradita perché associata ad un atteggiamento ribelle, menefreghista e strafottente, oltreché arguto e pungente quando serve; ma in grado di inglobare oltre al latino, il francese, lo spagnolo, il tedesco, l’ebraico persino. È bene documentato dall’autore, nel glossario inserito alla fine, ma tutto il libro è infarcito di termini romaneschi sottolineati dal grassetto; e nel capitolo “Ah maschio, viè ‘mpò qua” riemergono tanti termini dialettali desueti e sconosciuti anche a svariati  scrittori romaneschi contemporanei, preoccupati più di non cadere nell’archeologia linguistica, che nel fare emergere lo spirito del romano.

Certamente il dialetto è una lingua viva, e deve essere usata,  non posta in soffitta e rispolverata per nostalgiche rievocazioni; occorre però non far morire parole o proverbi, che tanta fatica hanno fatto per esprimere nei secoli di Roma le sue abitudini, le cose della vita: lo sgommarello, la rotònna, li tempi de checchennina (Checco e Nina), li borgioni, la migraggna, li montarozzi, l’abbuffata, la ‘nciuccata; parole vive in casa e per strada, la seconda casa dei “regazzini” che ci trascorrevano gran parte della giornata, sfiorati dal “tranvetto” e da pericoli più o meno evidenti, ma da questa forgiati e irrobustiti, a differenza dei bambini attuali, assenti dalla strada, più protetti, ma spesso non “immuni”.

Pe’ rifuggio ‘na fungara, racconto che da il titolo al libro, con un registro comico, a tratti esilarante, degno di un Gigi Proietti, declina il dramma dei bombardamenti dove crescono, come funghi, le storie, le esperienze di vita di immigrati e non, il coraggio nutrito dalla paura, in un transfert esistenziale nel quale riconvertire e dimenticare le proprie infelicità e le miserie, piccolezze, malignità; è proprio l’arguzia del racconto, condito di termini romaneschi, a stemperare il dramma, che non finiva con lo spegnersi dell’attacco aereo.

A volte, la tragedia emerge dalle pagine nella sua crudezza, come nell’episodio del tredici agosto 43 sul ponte di Portonaccio, raccontato dalla sora Silvana, quel quartiere che “Gli uomini da vivi ignorano e da morti abitano” (Elio Filippo Accrocca); in altre parti, il Nobili rievoca giochi, strani riti, “furbate” e “fregature”: “Due testimoni”, “In fonno ar prato più profonno…” in un insieme forse non perfetto ed equilibrato stilisticamente, ma certamente vivo ed autentico.

 Il libro è stato presentato a Centocelle sabato 22 giugno 2019 (Il resoconto)

Carlo Nobili, antropologo ed etnologo, a lungo attivo in Oceania e America, tornato a Roma, sua città natale, ha sentito la necessità di raccontare e raccontarsi, intrecciando le sue storie con quelle della periferia est della Capitale. È autore e coautore di svariati testi di Archeologia e di Antropologia.

 

Carlo Nobili, Pe’ rifuggio ’na fungara, Indipendently Published, Roma, 2019

 

 

 Maurizio Rossi

 

 

Pubblicato 18/10/2019