Ombretta Ciurnelli, ciao

La sua poesia. Un ricordo. Il suo messaggio

 

Il 10 marzo 2026 ci ha lasciato Ombretta Ciurnelli, poetessa di fama nazionale, ma soprattutto amica e per diversi anni nella redazione di Periferie e nella Giuria del Premio Ischitlla-Pietro Giannone.

In poetidelparco.it c’è ampia traccia di Ombretta Ciurnelli, dei suoi libri, e delle puntuali recensioni a molti poeti in lingua e in dialetto. Ombretta Ciurnelli è stata autrice di tre bellissimi libri pubblicati da Cofine: La città del vento; Dialetto lingua della poesia e gi e ni. 

Ci siamo sentiti per telefono quando lei nell’ultimo numero di Periferie ha pubblicato, nonostante il suo sempre più precario stato di saluto una bella recensione a un bel libro del poeta perugino Valter Cremonte.

Poi solo un’ultima telefonata a febbraio e infine la notizia della sua dipartita.

Un ricordo

L’ultima volta che ci eravamo visti era stato alla presentazione della sua raccolta in perugino “gì e nì” a Perugia. E così mi piace ricordarla, sorridente con noi (Anna Maria Curci, il marito Antonio, mia moglie Rosa ed io sullo sfondo della sua amata “città del vento” che ci fece visitare.

Era il 1 ottobre 2022 quando presentammo “gì e nì” nella sua Perugia presso la prestigiosa Società di Mutuo Soccorso Operaio (fondata nel 1850) in via dei Priori, con interventi del presidente dell’associazione Primo Tenca, di Anna Maria Curci, Walter Cremonte, mio e intermezzi musicali con l’arpa celtica di Rachele Spingola. Un pomeriggio stupendo con immersione in cimeli e archivi storici, prima della presentazione del libro. Ma il clou fu nel pomeriggio con Ombretta che ha lesse poesie dal suo piccolo grande libro, deliziando una platea attentissima che sottolineò con applausi i bellissimi testi, commentati puntualmente da Walter Cremonte e Anna Maria Curci. Una giornata che si concluse con un simpatico e cordiale momento conviviale.

Il suo messaggio

In questo saluto ci piace congedarci con la sua ultima raccolta poetica (Lippe lappe. Cento quartine in lingua perugina, Edizioni Era Nuova, PG, 2023) nel suo dialetto, che esprime al tempo stesso il mondo e la propria interiorità: ’n parlè “forestco aguzzo contadino” / che na volta arsonèva gran fatighe / è bono a dí ji ntruje de sto tempo / e ncó ’l gí e ní dla luna nti tu giorne (un parlare scontroso tagliente contadino / che un tempo dava voce a grandi fatiche / è capace di raccontare gli imbrogli di questo tempo / e anche il sorgere e il tramontare della luna nei tuoi giorni).

Diceva ancora Ombretta: ènno bompò i tu giorne ardunate / a dí dî gir del sole e de la luna / del gí del vento e del turchín ch’arcòra / dl’amor dle ranzle e de le languizzione (sono tanti i tuoi giorni riuniti / a raccontare dei giri del sole e della luna / del soffiare del vento e dell’azzurro che rincuora / degli amori dei rancori e delle nostalgie).

In quel suo ultimo libro – condivido quanto annota Nelvia Di Monte – “prevale a tratti un senso di amarezza per ciò che si perde, ma senza rancore, un accogliere quanto la vita ha offerto consapevoli che s’amischia quil ch’è stato e quil che nn’è / storie vertiere ncon profaqle antiche / ’l gòito di motte e dî silenzie ’l carco / na bastigna d’amore e ’n súmmio antico (si mescola quello che è stato e quello che non è / storie vere con favole antiche / il vuoto delle parole e dei silenzi il peso / una “bestemmia d’amore” e un sogno antico).