Nomi di cosa – Nomi di persona di Margherita Rimi

Recensione e scelta di poesie a cura di Anna Maria Curci

Nomi di cosa – Nomi di persona, una delle più recenti tra le numerose raccolte di versi pubblicate da Margherita Rimi, è un volume di poesia potente e delicata, singolare nella sua natura e plurale nelle voci e negli idiomi. Questi si intrecciano e si danno la mano, segnano pause e accapo senza mai dare l’impressione di un artificioso pastiche, ma dell’autentica necessità di essere detti di volta in volta proprio così, esattamente come li leggiamo. Molti testi, inoltre, si aprono immediatamente a una loro eco in altra lingua, si sporgono, quasi, a dispetto di una inerzia spacciata – dal mondo adulto, dimentico di meraviglia e di «scantu di criaturi», spavento di bambini – e in vista di una ben più articolata compostezza compositiva, per essere ‘ricantati’ in altri idiomi: penso in particolare ai quattro componimenti sulle stagioni, scritti in un dialetto siciliano che è la personale sintesi che l’autrice trova tra quelli da lei incontrati e frequentati, in un tragitto linguistico che tocca Palermo, Agrigento, Caltanissetta, e che non a caso erano già apparsi nel 2013 in Tempi d’Europa – Antologia poetica internazionale, curata da Lino Angiuli e Milica Marinković.

Altri testi sono, ancora, composizioni esemplari per la poetica e la grammatica (sì, la grammatica, in una accezione originale che muove da un vero e proprio assalto di domande e messa in discussione di convenzioni e usi) della ricerca di Margherita Rimi: L’oggetto e la parola, Fiurari, Mia madre, A paroli, tutto Il poemetto della punteggiatura, Il disegno di parole.

Altissimo è il livello di attenzione al ‘sapere altro’, alla costruzione di sistemi di decodifica del mondo fin dalla più tenera età, ai bambini che una volta venivano mandati dietro la lavagna (“i bambini zero sbagliato”?). Intenso, vibrante è l’appello per una visione bambina che non dobbiamo perdere e che tuttavia perdiamo. All’impegno, annunciato nella dedica, per una civiltà dei bambini, vengono dati costante nutrimento e materia di riflessione. Qui si manifesta il felice connubio tra la pratica professionale – Margherita Rimi è neuropsichiatra infantile – e il dire poetico.

Un discorso a parte merita, nella scrittura di Margherita Rimi, il tema ricorrente dei gemelli, che da condizione autobiografica si estende a toccare pieghe, a scovare angoli più remoti della percezione, nonché a svelare, anche attraverso manifestazioni cliniche, forme e stati dell’esistenza, come avviene in Le due anatomie: «Oggi va con uno/ Domani sta con un altro»

Margherita Rimi, Nomi di cosa – Nomi di persona, Marsilio Editori, Venezia 2015

© Anna Maria Curci

***

U mmernu

(scocca)

Arriva accussì

ammucciuni ammucciuni

e pò

tutta a na vota:

a nivi

Zittuti!

jocanu i picciliddi.

L’inverno (fiocco) Arriva così / di nascosto nascosto // e poi / tutto in una volta / la neve // Stai zitto! // giocano i bambini.

*

A primavera

(tuppiari)

Susu e jusu

na çiuruta

Acchianna e scinni

Pi sbagliu

na cantata di me matri.

La primavera (bussare) Sopra e sotto / una fioritura // Sali e scendi // Per sbaglio / una cantata di mia madre.

*

A stusciuni

çiuçiareddu)

————e tu amore

————non portarmi davanti a quello specchio

————infinito: vi si guardano dentro ragazzi

———————-Salvatore Quasimodo, Il falso e vero verde

– Tuttu fermu –

Suli e picciliddi

currinu

– Tuttu fermu –

comu na spaccazza nto muru.

L’estate (soffietto) – Tutto fermo – // Sole e bambini / corrono // – Tutto fermo – // come una crepa sul muro.

*

L’autunnu

(cocciu)

Comu si sonnano li sonna

Parlano comu di na malatia

Appattanu li libra

sparigi li quaderna

pò c’è cu nun sapia

né leggiri

né scriviri

– sceccu –

Stizzia stizzia.

L’autunno (chicco)  Come si sognano i sogni // parlano come di una malattia // Vanno d’accordo i libri / dispari i quaderni // poi c’è chi non sapeva / né leggere / né scrivere // – asino – // Pioviggina pioviggina.

*

Fiurari

Assicutanu chi

sunnu ùmmiri

ùmmiri di ùmmiri

promesse di promesse

Dilla tu na parola

na parola ca porta na cosa.

Apparire Inseguono cosa / sono ombre // ombre di ombre / promesse di promesse // Dilla tu una parola / una parola che porta una cosa.

*

Mia madre

Stava lì a pensare le parole

Stava lì

a tenere il conto: da una settimana a chiamare il falso e il vero

Venditori ambulanti la incantavano

Lei deve crescere due figli

tenere dentro due placente

i suoi gemelli.

*

da Il poemetto della punteggiatura

P come poesia

Non ha pace questa poesia

una parola ora la metto

dopo non la metto

L’articolo è un impiccio

deve quadrare tra il

determinativo e

l’indeterminativo

E non parlo degli aggettivi

TUTTI IN OMISSIS

Come scansare la grammatica

salvarsi da qui

due punti

due professori che la vogliono spiegare

Andare a capo

è solo un’avventura

una infiammazione

non si sa da dove cominciare

Nel foglio bianco

non si sa cosa si tocca

una fantasia

un altro nulla da dire

Assisto anche

alle cadute delle virgole

al panico del punto

fermo

E le maiuscole

una vera neo

megalomania

I verbi poi

solo quelli che fanno movimento

gli immobili piacciono tanto

ai pittori

E niente trapassati remoti

che portano false notizie

falsa testimonianza

[…]

*

Le due autonomie

(psiche-soma)

————-L’isteria si manifesta in forme cliniche numerose e

————-polimorfe potendo infatti «imitare» tutte le malattie.

——————–F. Giberti, R. Rossi, Manuale di psichiatria

Adesso io mi offendo

lo stacco

lo lascio

– solo –

Il mio corpo tradisce

una volta dice una cosa

un’altra volta dice un’altra cosa

Oggi va con uno

Domani sta con un altro

è frattura tra la mia e la sua anatomia.

Tra il mio soma e la sua psiche

un disturbo dicotomico

Dalle sue cellule si inventa un’altra malattia:

adesso non so se

vuole il suo compagno

o

il suo gemello.

***

Margherita Rimi è nata a Prizzi (PA) e risiede in provincia di Agrigento. Poetessa, medico e neuropsichiatra infantile, svolge da anni una intensa attività di prima linea per la cura e la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza, lavorando in particolare contro le violenze e gli abusi sui minori e a favore dei bambini portatori di handicap.

Tra le sue raccolte in versi vanno menzionate, oltre a Nomi di cosa – Nomi di persona: Per non inventarmi, prefazione di Marilena Renda, Castelvetrano-Palermo, Kepos, 2002; La cura degli assenti, prefazione di Maurizio Cucchi, Faloppio, LietoColle, 2007; Era farsi. Autoantologia 1974-2011, prefazione di Daniela Marcheschi, Venezia, Marsilio 2012. Ha scritto anche La civiltà dei bambini. Undici poesie inedite, e una intervista, a cura di Alessandro Viti, Voghera (PV), Libreria Ticinum Editore – CISESG, 2015 (risvolto di copertina di Chiara Tommasi).