Midbar di Raffaela Fazio 

Recensione e scelta di poesie di Anna Maria Curci

 

 

Già in apertura, Midbar di Raffaela Fazio offre e propone una via di accesso, vale a dire proprio la parola ebraica che dà il titolo alla raccolta. Midbar vuol dire deserto, ci avverte Raffaela Fazio.

La potenza evocativa di questa parola libera immediatamente una serie, ovvero, per essere più precisi, una rete di associazioni: attraversare il deserto, mettersi alla prova della rinuncia al superfluo e della ricerca dell’essenziale, “fare deserto”, meditare sull’essenza; ancora: porgere l’orecchio al soffio, alla voce di “uno che grida”, agli echi del profeta, di chi pro-nuncia la parola e, soprattutto, a quel “suono silenzio sottile” nel quale (non nel vento impetuoso, non nel terremoto, non nel fuoco) Elia sul monte Oreb (I libro dei Re) riconosce e ritrova Dio. In questa raccolta non mi sembra affatto casuale che tale episodio abbia un posto importante, nel penultimo componimento, che si intitola Qol demamah daqah (letteralmente: suono silenzio sottile, voce silenziosa, che dalla traduzione dei Settanta in poi è diventata, sminuendo la grandiosità dell’originale, “mormorio di brezza leggera).
Davvero MiDBaR, deserto, e DaBaR, parola, sono allacciati intimamente, tanto che il termine per deserto può essere letto proprio come “luogo della parola”. DaBaR è anche “evento”: nel deserto, luogo della parola, cade il suono, e il suo accadere si concretizza in un tempo, cade e inciampa negli ostacoli di qualsiasi incontro, cade e prosegue, cammina, sempre in viaggio, «forte del proprio inciampo» e, aggiungo io, forte di quell’accadere amplificato nel deserto, forte di quel manifestarsi del Verbo nella storia che si compie nella Shekinah, dimora, presenza divina nel mondo, tenda nel deserto.
Il componimento Dabar,  che apre la raccolta, si palesa come ouverture e programma della sinfonia della parola nel deserto che è Midbar di Raffaela Fazio.
La ricerca della Parola, la rivelazione della Parola, la dimora della Parola, l’interpretazione della Parola: tutto questo si incarna nel mondo, nella storia – Giovanni, all’inizio del Vangelo che è stato tramandato con il suo nome, usa proprio il termine ἐσκήνωσεν, “eskenosen” – e che solo del particolare e dell’immanente sia data conoscenza, ma non certo dell’origine, è ben consapevole Raffaela Fazio, proprio in un passaggio fondamentale del primo dei tre movimenti (L’albero, gli altri due sono La donna e la domanda) che compongono il poemetto In origine, nella III sezione di MidbarDi buio e di fiato: «Da me si passa/ per morire./ La donna lo sapeva:/ per generare/ barattò l’eterno con la storia/ s’iscrisse nella fine / e offrì un inizio».
Forte di questa consapevolezza, Midbar propone, nelle tre parti che la compongono, La misura dell’appoggioAnticipo del giornoDi buio e di fiato, manifestazioni della Parola che attraversano il caos (Babele), l’abbandono e, tuttavia, la speranza (Agar), il ricordo dell’imboscata nei confronti del fratello Giuseppe e il pentimento (Teshuva), il passaggio «tra il lutto e la salvezza/ sulla porta» (Pe-sach), il dubbio e la nostalgia, lo smarrimento e la tentazione dell’idolatria (Ai piedi del monte), l’incertezza circa le proprie capacità e lo sgomento prima, l’accoglienza fiduciosa poi, dinanzi a un disegno imperscrutabile – Un popolo (Il canto di Mosè) e Giona, che suggerisco di leggere accanto all’omonimo componimento di Dietrich Bonhoeffer), il bagliore del trascendente nel riposo, nel sole, nel contatto dei corpi – shabbat, shemesh, tashmish – (Assaggio del mondo a venire), la domanda sospesa e il pianto che conforta nella constatazione rinnovata circa l’impossibilità di comprendere appieno il progetto divino (Giobbe in Parlerò io).
Un’opera, Midbar di Raffaela Fazio, che si inserisce, a pieno diritto e con una resa insieme delicata e incisiva, estremamente precisa, in una ideale raccolta di testi – penso all’oratorio, composto da diversi autori, Un sandalo per Rut, penso a Ruah di Davide Zizza, penso al volume L’onore della polvere di Luca Benassi, penso al recente Il volo dell’allodola di Lucianna Argentino – che rilegge la Bibbia nella poesia dell’oggi.

© Anna Maria Curci

 

Dabar

Ogni parola è un passo.
Cambia nel dirsi e nell’ascolto
come una distanza
raggiunta con il corpo
——————e superata.
Fonda flessuosa luce le cresce dentro
se in alto
o nella misura dell’appoggio
più spazio riesce a separare
l’immagine dal nome.

E il nome pronunciato
è già percorso.
Non c’è certezza di un inizio
sul cammino.
———L’origine ci sfugge
come l’istante
in cui tutta la lingua si dispiega
e il bambino
di colpo sa parlare.

Ogni parola è un balbettare
forte dell’inciampo
con cui il suono
l’invera mano a mano.

Nasce dal deserto e non lo lascia:
mentre lo attraversa
ne spinge il confine più lontano.
E nel silenzio si vede
riflessa, incinta di echi
———come il profeta
che muore
carico di futuro
sulla soglia
della terra promessa.

 

Assaggio del mondo a venire

Shabbat, shemesh, tashmish
sono assaggio
del mondo a venire:
il riposo, il sole, il contatto
dei corpi.

Shabbat, shemesh, tashmish.
Nel tempo alloggia
——————l’eterno
nel raggio disperso
———il ritorno
e il dono
nel piacere più geloso.

Shabbat, shemesh, tashmish.
L’assenza è pregustata
come fosse
———già adesso
intimità.

Shabbat, shemesh, tashmish.
E un sussurro silenzia
con un bacio
—————–la realtà.

 

Qol demamah daqah

 “E un vento fortissimo che spacca montagne e spezza le rocce era davanti al Signore. Non nel vento, l’Eterno. E dopo il vento, un terremoto. Non nel terremoto, l’Eterno. E dopo il terremoto, un fuoco. Non nel fuoco, l’Eterno. E dopo il fuoco, un suono di silenzio sottile. Come l’udì, Elia s’avvolse il viso nel mantello e uscì sulla soglia della grotta” (1 Re 19, 11-13).

Non vento di bufera
frastuono
non fuoco o tremore
non guerra, non pace

ma bocca che si apre
senza suono.

L’Eterno
——-è silenzio sottile
che ti vuole e che non rivela
niente: solo
ti concede un respiro
e un’ansia più mansueta.

Rinunci a capire:
è il tuo modo
di attendere il futuro

perché la conoscenza
è un’illusione.

Il vero si fa strada
se i sensi sono arresi
complici del dubbio.
E mantice
——– l’assenza.

 

 

Raffaela Fazio, Midbar. Prefazione di Massimo Morasso, Raffaelli editore 2019

 

Pubblicato il 25 giugno 2019