Marzia Spinelli: Trincea di nuvole e d’ombre

Recensione di Antonietta Tiberia

 

La scrittura in versi per Marzia Spinelli, tempo, spunti e ispirazione permettendo, è un piacere interiore intenso, quasi una forma di terapia dello spirito. Questo suo ultimo libro, dal titolo emblematico di Trincea di nuvole e d’ombre, Marco Saya edizioni, è una raccolta di poesie dedicate a una trincea vera (quella della  Grande Guerra in Val Parola) e a trincee metaforiche, fatte di scrivanie d’ufficio, letti d’ospedale o affanni quotidiani. Pur concentrandosi sulla vita personale, parlando di dettagli all’apparenza privati, l’autrice finisce col raccontare comunque del comune ‘male di vivere’, narrando anche parte di quella guerra che continua a segnare in modo indelebile la vita di tutti.

Sull’onda di un verseggiare ben ritmato,  dove è assente la rima e raro  l’endecasillabo, e i versi, di lunghezze diverse, si frantumano spesso in enjambements, Marzia  ha raccolto poesie ad alto impatto emotivo, che spaziano dai temi più semplici a quelli più profondi e spirituali, che non esprimono solo gioia e piacere, ma soprattutto sofferenza: emozioni che il lettore percepisce, avendo probabilmente vissuto sentimenti, esperienze e situazioni analoghe nelle quali si riconosce, rivivendole con sensazioni nuove. Per questo motivo chiunque leggerà il libro potrà scoprire in esso una parte di sé e della vita che ogni giorno ci scorre accanto.

Ogni pagina ha un’intensità potente: la scrittura di Marzia scava, esplora, penetra nei meandri della Storia, riportando alla luce le storie “minime”, corollari di quei grandi eventi di cui fanno parte. Poesia dolce-amara fra luci e ombre, cieli ora azzurri ora tempestosi, vita e morte.

Il tocco leggero con cui affronta temi scottanti e attuali come i rapporti familiari o il decadimento fisico e mentale, ci consente una lettura immediata e veloce, salvo poi indurre a numerose riletture per meglio comprendere ed apprezzare appieno tutti gli aspetti trattati. E ci offre una storia drammatica ma ricca di speranza, che riesce a commuoverci senza cadere nel melodramma. In una visione in cui confluiscono memoria e quotidianità, amore per i valori del bello e della giustizia,  senso spiccato dell’armonia, in un insieme che – anche quando ripensa al passato ha sempre, come orizzonte, il futuro.

Marzia Spinelli è dotata di una potente immaginazione che le permette di legare concetti dalla forte valenza morale e sociale a costruzioni linguistiche eleganti e sorprendenti insieme, dovute al suo desiderio di trovare uno stile personale, ricercando nuove forme di coniugazione dei verbi, come in questa lirica:

Il grattacielo

Al mattino sale su per il corpo

l’inattesa felicità

come linfa che circola

rigenerata. Ha una vetta di gioia

quando traversa la città

già inquieta che sbanda, presto si guasta

la correte felice, resta tutta

per storni, rondini, pigliamosche.

M’incanto oltre il vetro del grattacielo

a quei volteggi, a come piroettano e costeggiano

nuvole e cornicioni, a quanto composti

di unici gesti: muover l’aria e l’ali ferme.

Qua dietro i vetri è riflessa una luce

lattea, biancore che argenta

altri grattacieli e incornicia

Museali colonne di civiltà romana

dirimpetto al santuario,

questa luce si spinge fin dove

posso vedere

gli alti pini dell’Appia

precedere la striscia di monti,

O dei Castelli il rilievo

che pare il Vesuvio.

Qua dietro i vetri stormiscono vite

e fremono quotidiano in vetrina,

qua stanno piante nelle stanze come serre

nell’angolo ammassate alla finestra

blindata che non ha maniglia,

anche per loro pericoloso sporgersi…

Da fuori è un titanico specchio,

nave gigante o tumulo egizio,

riluce e abbaglia come faro la notte,

indora di sole e s’azzurra e s’incupa di grigio.

Come un mutante camaleonta il cielo.

 

o ripetendo aggettivi simili per sillabe e suono (scartato scavato squarciato).

 

Colpisce la sua rapida capacità di sintesi, specialmente nella chiusura delle liriche, compressa in pochissime parole felicemente accostate tra loro, per mezzo delle quali riesce a dire molto.

La copertina del libro è impreziosita da un disegno di John Constable, Studio di nuvole.

 

Antonietta Tiberia