Brusii, rumori, sussurri risalgono dal ventre della terra e si effondono nell’aria di una stanza-corpo. Accade di notte soprattutto che fantasmi, echi, storie disseppellite chiedano asilo, ascolto, accoglienza. L’intensa e lunga produzione letteraria di Maria Attanasio è pervasa da una sensibilità epidermica stimolata dalla ragione, da un particolare sentire che impegna tanto i sensi quanto la mente in un movimento plurale impenetrabile perché venga alla luce ciò che sepolto e stratificato dal tempo attende che una parola riporti in vita le storie e la Storia di un luogo (della città sull’altura Qal ‘at al -ghiron, Caltagirone, dei suoi abitanti) e del mondo le molteplici voci, gli affanni, gli eventi passati e recenti. Tutto chiede di continuare ad esistere attraverso una voce che attesti e confermi la r-esistenza di un universo che si espande da un punto nella mente che si torce/un irrequieto grumo amminoacido/ che trabocca dal chiuso.
Per Maria Attanasio, scrittora in versi e in prosa, sorvegliare la notte e in questa scovare varchi, passaggi possibili percorsi d’uscita dal buio dell’amnesia è in prima istanza aprire sé stessa, creare un solido approdo di risalita dal fondo (per movimenti concentrici, spiralici) di altre esistenze, fare del proprio corpo-mente uno spazio aperto all’accoglienza. Paesaggi della settima decade (La Vita Felice, 2025) mette a fuoco l’incessante rapporto di un io poetico alla ricerca del sensibile, di un indizio di vita anche negli e degli oggetti (la vita alternativa delle cose), inespressivi astanti cui l’alta pronuncia poetica di Attanasio dà anima quando nel chiuso guscio della notte analfabeta senza testo la mente e i sensi in allerta danno origine a un pensiero divergente che vaglia, soppesa, rivede riconsidera i molti punti di vista/le definizioni alla luce d’una “scrittura disobbediente” inquieta, dubitante abitatrice della casa-corpo. Scomporre e ricomporre frammenti per sequenze, passaggi dal centro alla periferia e viceversa del proprio tessuto carnale è per Attanasio dare forma all’informe disordine annidato tra spazio e tempo di esistenza. La sua parola improntata al rigore, alla precisione lessicale, alla riflessione, è magmatica come il fuoco lavico e al contempo malleabile come la creta, differenti elementi materici in apparenza oppositivi entrambi appartenenti alla terra. Il fuoco della poesia arde e dà forma al manufatto mirabile di un paziente vasaio che impasta la creta depurata dalle scorie/più volte setacciata/resa fine/versata negli stampi con l’acqua, elemento con cui si designa l’anima; allo stesso modo Maria Attanasio nella sua opera, ovvero la vita in forma di scrittura che dal territorio domestico-esistenziale, che sia stanza di cucina-fucina o altra stanza, si inoltra per le strade e le vicende del mondo con sguardo sollecito, vigile, amorevole.
Amore è parola-chiave annidata nelle fibre carnali di una autrice che “sente” il dolore, il male, la sofferenza umana. Amore è il legame tra l’allora bambina Maria e la poesia – e questo libro lo celebra. Sette decadi di meravigliosa scrittura, qui ricordati nelle opere-pilastro Interni (1979) a Nero barocco nero (1985), testi fondanti l’edificio poetico dopo la pubblicazione di Amore elementare del 1976. Paesaggi in titolo all’ultima sezione (2020-2021) densa di riferimenti memoriali, dediche agli affetti più cari (la madre, il padre, i fratelli) scritte, oltre che in italiano, anche nella lingua più intima, il dialetto di appartenenza. Né va sottovalutata, anzi, nella scrittrice la più totale immedesimazione nei popoli sofferenti a causa di guerra, fame, distruzione sempre in atto, sparse immagini di reale annientamento d’altri esseri umani ricorrono in testi magnifici e terribili, tra i quali citiamo Notti accanto al fuoco intelletto che vuole/-a morsi a strappi- fino al cerchio del pozzo/che ancora non sapevo: scalza, a sette anni, /in fuga da Kabul, il campo profughi, /l’agguato oltre l’orlo dello zero. E ancora, in forma di commiato i versi che chiudono questo libro emozionante e sincero: discorso di un io-Maria a un tu-signora poesia: Perdonami, Signora Poesia, adesso, nella settima decade, / ho le lacrime facili -un filo d’erba/ che cede al vento, un barcone allo sbando (…) /come se questo mondo fosse/fazzoletto d’addio: splendente giallo dell’acetosella/contagio di dolore.
Maria Attanasio è poeta e narratrice. Nata a Caltagirone, dove vive, ha pubblicato le raccolte di poesie Amore elementare (1976), Interni (1979), Nero barocco nero (1985), Eros e mente (1996) Amnesia del movimento delle nuvole (2003), Del rosso e nero verso (2007), Di dettagli e detriti (2010), Blu della cancellazione (2016). Per la narrativa ha dato alle stampe i romanzi Correva l’anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile (1994), Di Concetta e le sue donne (1999), Il falsario di Caltagirone (2007), Il condominio di Via della Notte (2013), La ragazza di Marsiglia (2018), Lo splendore del niente e altre storie (2020). Nel 1998 è uscito il libro di racconti Piccole cronache di un secolo, nel 2008 Dall’Atlantico agli Appennini, riscrittura del racconto di De Amicis “Dagli Appennini alle Ande” e nel 2012 tre prose raccolte nel libro Della città d’argilla.