Maria Allo, poesie da Al dio dei ritorni e un inedito

Nota e scelta di poesie di Anna Maria Curci

«Nel giorno del perdono / oso invocarti / sulla sponda del torrente in secca / tra le rovine di una terra che trama / a ridurci rovi».  Una trattazione del tema dei nostoi, allegoria dell’esistenza come perenne viaggio, originale e, allo stesso tempo, non ignara del “grande carico” (per dirla con il titolo di una lirica di Ingeborg Bachmann) della poesia che ci precede: tutto questo si fa incontro a chi legge Al dio dei ritorni di Maria Allo. Segue, chi legge, il moto di chi sempre parte – “Si parte” è uno degli incipit programmatici che ricorrono e si avvicendano nella raccolta -, il gesto di chi tende le mani a una riva anelata e insidiosa, all’approdo che può farsi orrido scoglio, al promontorio che può squassare e squassarsi, rotolando «limo di lava dissidente», al tratto di costa familiare che può rivelarsi «sponda / della solitudine».

Nella molteplicità di toni e sfumature, di elementi-simbolo,  in una tavolozza che non disdegna di accogliere il livido – limaccioso e minaccioso – accanto al nitido, al brillante, al saturo, nell’intenzionale duplicità di valenza delle immagini, resta ben riconoscibile la vocazione dei poeti, che nel loro errare si confermano, con un ossimoro significativo, «custodi del vagare», rivendicano l’autenticità delle loro visioni e rinnovano, come nell’inedito qui presentato, la loro invocazione.  (Anna Maria Curci)
Quando tornerai

con la tua lira

a tessere arabeschi

muterai le carni

di tutti i destini

non informe intreccio

di sviliti mondi

non rullo di tamburi

ma ciò che sgorga

dal silenzio

specchio

di ogni verità

quando verrai

o dio dei ritorni

mi coprirò di rugiada

e forse morirò

per ogni possibile resurrezione.
(p. 15)
*
Ha braccia lunghe e corpo pieno

sprofonda nei fondali

s’inerpica non tace

brucia nelle retrovie

della marea che investe

con tonfi sibili rumori

una trincea di dolori già vissuti

la vita in versi

strana gioia anche nel dolore
(p. 19)
 
*

a ridestare un male sepolto da tempo

non scelsi di mia volontà

acrobata del vento

con nubi di baccelli

a spartire luce

segni di vene incise

come strepiti nel transito

di una rivelazione

disfasie di fuoco e neve

radici di quercia

ora bruciano le ortiche

in questo mare inquieto

di gennaio
(p. 21)
*
Sempre nuova l’alba

a fondo in corridoi di pietra

a pagine secche

a tempi sconnessi

a versi confusi

pozzo di luce

brilla sulla spada con fretta

lunghe dita tessono

cenere

una forza dipana

germogli nel respiro

sempre nuova l’alba

migrante



(p. 25)
*
Lembi di coraggio più fragili

di passi nella notte

percorrono il viale di ogni creatura

siamo soli nell’enigma

sostiene sulle spalle il peso

un cerchio di luce

siamo soli

tagliati fuori da protervie

inaudite in piena bufera

sradichiamo ritorni

nel cadere

siamo sussurri

scrutiamo il mare nel fragore

di chi ascolta fino in fondo
(p. 36)
*
Tralci di fiamme sotto i passi

sbriciolano nudità fuori dal coro

emerge dai segni

cenere di deserto fino a sera

un’ombra di esilio ci rinserra

nel sangue di vene autunnali

impronta del nostro inabissarci

tetti bianchi come la nostra anima

cigolano silenzi

non sapevo di essere dentro

in un punto affilato del glicine

prima di fiorire
(p. 43)
*
Si parte da un moto circolare

scalpita arde

fino a farsi tufo

nella brocca degli incensi

si annida

dentro fino al compimento

dopo le mareggiate

su fondali di mare

si parte da un tempo

intriso di dolore

smarrito dentro orbite vuote

cerchio di cielo impeto di venti

risuonano di gemiti le rive
(p. 50)
*
Alberi foglie vento in un abbraccio

straripano dal vuoto

stampato a sangue

sul tuo petto

tendere labbra al ritmo del mondo

non tempera il buio della notte

inarca il cielo al rischio di gesti

su zolle di vie senza nome

avanzare è anche soffrire

se a decifrare desideri

non resta che la fuga nelle turbolenze

del domani

cercare l’acqua dentro le parole

nel rischio di impietrire la zolla
(p. 69)
*
C’è chi dice che un giorno torneremo

su una furtiva linea d’orizzonte

come silenzio delle ciglia

dove eravamo già stati

rinasceremo sotto altra luce

radici maturate non più foglie

incastonate all’onda

che percuote tanti mari

c’è chi dice che il mondo

è quale lo vediamo

nelle nostre visioni
(p. 92)
*
Al termine del viaggio

come trasparenti gocce

saremo custodi del vagare

in gesti cadenzati sulla sponda

di questo inabissarci

che appartiene a tutti e a nessuno

e sul ciglio del supremo traguardo

riconosceremo nel silenzio

le orme e i suoni

dell’angelo

che ci cammina accanto
(p. 95)
 
Maria Allo, Al dio dei ritorni, GalassiaArte 2013
*
Invocazione
Io ti invoco.

Ti invoco e ti chiamo, o mia anima.

Una lieve ombra ti lascia affiorare

sulla carne prima del mattino,

dentro una foglia che non ha più voce.

Ecco: cielo e terra esistono.

Loro voce è la stessa evidenza

Così esisti nei rovi affilati dal libeccio

in moto contrario

a vele tese nell’ora incerta

che precorre il giorno,

quando a detergere gli inferni

un sole ostile posa su nembi di cenere.

Tu esisti nei dossi

del deserto ostinato che ci coglie,

nei frantumi di filari dentro la radura

quando la morte intera reclina

a immaginarci ancora vivi.

Tu esisti quando affondano

le navi tra le onde riflesse in ogni gradazione

screziate di barlumi come

artigli tra fessure.

Accade di ritrovarti nuda

ai piedi della terra come impronta

nello scorrere dei tuoi umori,

e se io piango come al capezzale di mia madre

è perché nulla vi ho potuto trovare

dove tu non fossi.

Se ti invoco è perché niente di ciò

che vede il giorno svanirà per sempre

e finché tu esisti

si può ancora approdare

alla profonda spiaggia dove il rumore tace.
Maria Allo (inedito 2015)
Poetessa e traduttrice, Maria Allo è nata a S.Teresa di Riva (ME) e vive a Riposto (Catania). Laureata in Lettere classiche, insegna materie letterarie nei Licei .Ha pubblicato tre sillogi poetiche e come coautrice Talenti di donna con Gloria Gaetano. Al dio dei ritorni è la terza raccolta poetica di Maria Allo, essendo state le prime due sillogi pubblicate nel 1992 (I Sentieri della speranza, Roma, Gabrieli) e nel 2011 (Riflessi di rugiada. Cose sparse di me, Roma, Albatros).Il suo blog di riferimento è Scritture di M. Allo: https:////nugae11.wordpress.com/
Siti nei quali è ospitata :“Neobar” , “La poesia e lo spirito”, “Letteratitudine”, “Giardino dei poeti “La Recherche” ,”Le reti di Dedalus”, “Poetarum Silva”.
 
2015-06-27