L’urtima muta

Poesie in romanesco di Rosangela Zoppi

[LUGLIO 2024] L’urtima muta, versi in romanesco di Rosangela Zoppi, (Roma, Edizioni Cofine, 2024), pp. 48, con illustrazioni, euro 12,00.

Una recensione di Maurizio Rossi: “L’incanto romanesco di Rosangela Zoppi”


IL LIBRO

Mirabile, in questa raccolta che si è aggiudicata il secondo premio al Concorso per una raccolta inedita nei dialetti d’Italia “Città di Ischitella-Pietro Giannone” 2024, è l’equilibrio tra il dire preciso, senza alcuna espressione superflua, in un dialetto romanesco impeccabile, e l’intensità dei sentimenti che l’io poetico prova e trasmette. I versi di Rosangela Zoppi si distinguono per l’originale combinazione di ironia e profondità e presentano una robusta sequenza nei modi della tradizione romana, pittoresca e riflessiva nella denuncia.

Nel pieno della maturità espressiva, Zoppi affronta la terza fase della vita, quella declinante, che è, tuttavia, anche quella delle serene consapevolezze: Roma, ingombrante e popolare, maestosa e barbarica, è la couche accogliente e inospitale in cui si consuma la vita.

Con spietatezza l’Autrice descrive l’inevitabile e inarrestabile declino, senza ripetitive insistenze, con un sapiente verso libero e con l’arte di togliere più che aggiungere parole.


L’AUTRICE

Rosangela Zoppi è nata a Roma. Laureata in Scienze Politiche all’Università di Padova, ha pubblicato le raccolte poetiche: Mo ch’er primo cartoccio l’ho vòtato (2001), Neve marzarola (2004), Le mie parole per gli altri (1990), Prima che il cuore impietri (2005), Framezzo ar maruame (2005), Na viola ner pensiero (2009), Fiore di stecco (2018). 

Ha pubblicato tre volumi sulla sua città natale e il suo dialetto, di cui è studiosa ed esperta: Roma, la memoria delle strade (2007), SPQR (Sproloqui, Proverbi, Quisquilie, Ricordi): Roma e il suo popolo (con Claudio Sterpi, 2011) e La lingua di Roma: dialetto, proverbi e modi di dire (2021). 

È in corso di stampa, a cura di Arbor Sapientiae, un suo studio approfondito sulle mura e porte di Roma intitolato Pomerium: le mura urbiche della città di Roma dall’epoca arcaica all’unità d’Italia.

————

NEL LIBRO

L’urtima muta*

Da quanno ch’a sto monno ho aperto l’occhi
ho fatto nun so quanti cambiamenti
e l’opera nun è ancora compiuta,
perché, prima de chiude li battenti,
farò l’urtima muta, quella che vale,
quella co li fiocchi,
ch’er penziero è da un po’ che ce se scalla,**
quella de la sortita
dar bozzolo opprimente de sta vita
pe mette l’ale e addiventà farfalla.

Ultima trasformazione compiuta dal bruco per divenire farfalla (metamorfosi).
** Si eccita.

Pentimento

Quante bòne parole
ch’avrei potuto dì e nun ho detto
pe millanta* raggione.
Parole che nun valeno** più un zero,
che ciavevo a piggione drent’ar petto
e sò arimaste tante pietre ar sole
bòne solo a scottàmmece*** er penziero.

*   Tante.
**  Valgono.
*** Scottarmici.

Pe mamma

La strada larga e lunga d’una vorta
s’è aristretta, s’è fatta corta e scura
e pare un vicoletto senza uscita.
Ma io nun ciò paura e me conzolo
co la vocetta de quer rosignolo*
che me cantò la vita.

* Usignolo

 

È già un po’ che sto qui

È già un po’ che sto qui,
a viaggià fra le cose de sta stanza,
propio come un canario,*
ch’ha perso la speranza de sortì
fòra da la gabbiola
e nun sbatte più er becco su le sbare
perché s’è bell’e scordato che vola.
È da un pezzo che stretto fra le dita
ciò un rametto de vita mezzo secco,
ch’ogni matina d’una foja sfronno.
Ma è solo qui, a distanza, che me pare,
forse pe noia o forse pe divario**,
de volé ancora un po’ de bene ar monno.

* Canarino.

La risata

È un anno che m’inzogno una risata,
una bella de quelle
che sbotteno* sortanto fra sorelle.
Da un anno invece bazzico sortanto
er santuario der pianto
che paro la Madonna addolorata.
E ogni giorno che passa
me scompija co millanta perché
e nessuno quaggiù ch’arissomija
manco pe ombra a te.

*  Scoppiano.