L’infinito di amare. Due vite, una notte di Sergio Claudio Perroni

A un anno dalla scomparsa, avvenuta il 25 maggio 2019, è in libreria il libro postumo dello scrittore e traduttore Sergio Claudio Perroni L’infinito di amare. Due vite, una notte, La nave di Teseo, pagine 138, euro 13.00

IL LIBRO

Lei e lui si svegliano al mattino l’uno accanto all’altra. Ogni cosa nei loro gesti, nel destarsi dei corpi – che si rieducano alla veglia, dice di una forza magnetica e accidentale che li ha condotti sin lì. I due amanti si osservano, si esplorano, si ripensano e si riconoscono secondo una mappa interiore e fisica da sempre già scritta, e ancora, in fondo, sconosciuta. Ma il tempo dell’amore è fragile, la perfezione dell’amore provvisoria, e così il risveglio è già presagio del ricordo, e già distanza dalla bellezza del presente. Lei e lui cercano di leggere, l’uno negli occhi dell’altra, il senso della loro relazione, gli indizi che facciano intuire future distanze o ulteriori prossimità. Ma forse – per due amanti – distanza e prossimità sono soltanto uno stato dell’anima, un passaggio del respiro. L’infinito di amare è l’opera struggente e forte a cui Sergio Claudio Perroni ha lavorato per anni, e l’ultima ad avere, infine, consegnato al suo editore. È il tentativo estremo di dire – con la sua solita precisione chirurgica – la grazia e l’indefinitezza del desiderio, e trattenere ogni luce che fa dell’amore l’amore.

(Dall’incipit)
Fa finta di non conoscerlo, fa finta di non riconoscerlo, non lo riconosce davvero perché è molto cambiato, non lo riconosce perché così uguale ad allora non può essere davvero lui.
Aveva desiderato non vederlo più, non vederlo mai più, vederlo almeno una volta per dirgli mai più.

(Dalla Sezione centrale)

Lui sente la forza della loro intesa esaurirsi, e se stesso come alle prese con quei romanzi cui azione e pagine finiscono prima di avere avuto il tempo di smaltire l’emozione maturata nel seguirli: romanzi che in genere abbandona un po’ prima della fine, per non trovarsene di colpo e irrimediabilmente senza.
Lei si rende conto di stare assistendo al farsi di un ricordo, uno di quei momenti cui si pensa soltanto dopo, rammaricandosi di non averne vissuto il decorso con la coscienza della loro importanza se non altro di momenti cruciali. E anche: si sente come alla stazione a salutare qualcuno che si ama, quando il treno tarda a partire e si rimane a guardarsi dal finestrino, pieni di cose da dire ma senza più frasi che siano del taglio adeguato al momento – e, benché a malincuore, non si vede l’ora che il treno si muova.

(Sorride adesso lei, con una tempestività che il sonno impedisce a lui di distinguere se sia conseguente
al proprio sorriso o se invece lo prevenga – e perciò si sente sorridere anche lui).

(Dall’Epilogo)
La scena si svolge altrove, si svolge là fuori, si svolge con una rapidità tale che potrebbe essere dappertutto, la scena si svolge interamente nella mano di lui che sospinge il gomito di lei mentre attraversano la strada, mentre escono dall’ascensore, mentre entrano nel bar, mentre si avvicinano al laghetto.

 

L’infinito di amare – sottolinea la moglie poetessa Cettina Caliò Perroni – è la dimostrazione della sua passione per la bellezza e il rigore della lingua; è la prova della sua brillante capacità di descrivere e raccontare i movimenti dell’anima, e di seguirne la traccia fino in fondo.”

 

Sergio Claudio Perroni è stato traduttore, scrittore, e curatore di libri. Ha pubblicato Non muore nessuno (2007), Raccapriccio. Mostri e scelleratezze della stampa italiana (2007), Leonilde. Storia eccezionale di una donna normale (2010), Nel ventre (2013), Renuntio vobis (2015), Il principio della carezza (2016), Entro a volte nel tuo sonno (2018).

 

Cettina Caliò è nata a Catania nel 73. Si occupa di insegnamento on line della lingua inglese e traduce dal francese. Scrive poesia e prosa. Ha pubblicato Poesie (Ibiskos 1995), L’affanno dei verbi servili (Bastogi 2005), Tra il condizionale e l’indicativo (Ennepilibri 2007), Sulla cruda pelle(Forme libere 2012), La forma detenuta (Le farfalle 2018).