L’estasi insicura di Silvio Raffo

Recensione di Anna Maria Curci

 

L’estasi insicura di Silvio Raffo è un ampio volume che raccoglie in ventuno sezioni componimenti poetici scritti prevalentemente tra il 2020 e il 2024. 

Amo definire “felicemente irridente” questa antologia delle poesie del poeta, traduttore e docente. È irridente perché si fa beffe, in modo decisamente elegante e con una forma impeccabile a costituire un’argomentazione più che valida, delle remore e delle riserve che da molte parti e da lungo tempo sono nutrite nei confronti della rima, della precisione metrica, della presenza dell’io poetico. È irridente in misura “felice”, da intendere come “ricca, copiosa” e, aggiungo, varia.

La fedeltà al rigore metrico, all’uso della rima, alla presenza dominante dell’io lirico, è una scelta che il dettato poetico manifesta in maniera esplicita, costante e convincente. Essa è nutrita da un confronto pluriennale e quotidiano con le voci della poesia che ha preceduto l’autore, principalmente in lingua latina, francese e inglese, come si evince dai testi che talvolta accompagnano quelli dell’autore riportati a mo’ di esergo a inizio sessione e, soprattutto dai titoli di diversi componimenti. Non mancano tuttavia, riferimenti al greco antico (la citazione di un celebre verso di Saffo, Δέδυκε μὲν ἀ σελάννα, spesso tradotto come “tramontata è la luna”, segue il titolo, a p. 180, del testo L’omnibus celeste), così come un titolo in tedesco (Ahnung, a p.113) e citazioni di autori di lingua tedesca, in particolare a Goethe e a Nietzsche, quest’ultimo riportato in traduzione.

Esemplare, cristallina, è la chiarezza dello stile. I temi e i motivi, sia nella loro prima enunciazione, sia nelle variazioni, sono universali che apparentano Silvio Raffo a Gérard de Nerval, della cui raccolta Les Chimères riporto a mo’ di esempio la prima strofa del celebre componimento El Desdichado:

Je suis le Ténébreux, – le Veuf, – l’Inconsolé,
Le prince d’Aquitaine à la tour abolie :
Ma seule étoile est morte, – et mon luth constellé
Porte le Soleil noir de la Mélancolie.

La solitudine, ribadita a più ripresa, non ultima la citazione da un passaggio dell’opera di Friedrich Nietzsche Al di là del bene e del male, l’attrazione esercitata dal tema della Morte piuttosto che da quello dell’Amore, la tensione tra il “trasumanare” e il disincanto, tra l’estasi sublime e la consapevolezza che questa non può che manifestarsi per bagliori e per frammenti ed essere, pertanto, “insicura”, sono costanti che costituiscono vere e proprie coordinate per navigare nelle acque profonde eppure luminose de L’estasi insicura. Dall’amata Emily Dickinson, di cui Silvio Raffo è a ragione considerato il maggiore esperto in Italia, proviene proprio l’insistenza sul concetto di “insecurity”: 

Go not too near a House oRose-
The depredation of a Breeze-
Or inundation of a Dew
Alarms its walls away

Nor try to tie the Butterfly,
Nor climb the Bars of Ecstasy,
In insecurity to lie
Is Joy‘s insuring quality.

(1434)

Ecco che la beatitudine, la Gioia Sempiterna, “Joy for ever” di cui scriveva John Keats, la garanzia della gioia sta proprio nel dimorare dell’umano – e dell’umano all’ennesima potenza, il poeta – nell’insicurezza e nel non inerpicarsi sulle muraglie dell’estasi.

Ossimori (Un’armonia discorde è, ad esempio, il titolo della diciottesima sezione), contrapposizioni – queste ultime presenti, come nota Silvio Aman nella Prefazione, nella forma ricorrente della diade – esprimono la tensione tra poli opposti: slancio d’amore/autosufficienza, vicinanza/lontananza, iperuranio/abisso. È una tensione dinamica e, soprattutto, ‘onnicomprensiva’, vale a dire aperta a determinate soluzioni e, contemporaneamente, al loro rovescio. 

Contrariamente a tutte le apparenze e alle interpretazioni sbrigative, la perfezione formale della poesia di Silvio Raffo non ha nulla a che vedere con il disimpegno o con l’astrazione di qualsiasi torre eburnea. A limpida riprova di quanto testé affermato, ecco i versi di un componimento che ritengo centrale nella raccolta L’estasi insicura, il testo a p. 130:

Nova historia

Fra breve il mondo non sarà più nostro.

(di noi umani umanisti diroccati,

d’ogni nostro potere spodestati)

Il veleno sarà l’unico inchiostro

in cui si scriverà la nova historia

di robottini e microchip criptati,

graziosi mostriciattoli addestrati

ad annullare l’intelletto.

    Gloria

e conforto all’orrenda prospettiva

è la certezza che non ne vedremo

i risultati. Ma risulteremo

a fine gioco, all’estrema deriva,

non i perdenti, ma i più fortunati.

Le variazioni plurilingui sul tema dello svanire, della dissoluzione (tra queste: évanouir, evanescere, vanishing) segnalano un’attenzione accentuata nei confronti del «transito stranito» e di quel passaggio verso il «Sonno eterno» (p. 257), senz’altro anticipato dalla citazione dei due versi finali del Wandrers Nachtlied, “Canto notturno del viandante” di Johann Wolfgang Goethe a p. 89: «Warte nur, balde/ Ruhest du auch» (“Basta che aspetti e presto/ A te pure riposo sarà dato» nella mia traduzione). 

Silvio Raffo, L’estasi insicura. Prefazione di Silvio Aman, Interno Poesia Editore 2024

Silvio Raffo, nativo di Roma, poeta, narratore, traduttore e docente, è considerato il massimo esperto italiano di Emily Dickinson, di cui ha tradotto l’opera omnia (Meridiani Mondadori, Crocetti, Robin) e scritto la biografia Io Sono Nessuno (Elliot). Ha al suo attivo le traduzioni di molti poeti angloamericani, oltre a raccolte di poesia che hanno vinto i premi più prestigiosi, e una decina di romanzi (tra i quali La voce della pietra, finalista a uno Strega, da cui è stato tratto il film omonimo con Emilia Clarke). Dirige a Varese il centro culturale “La Piccola Fenice” e collabora con più università per seminari di traduzione letteraria.