Le mie radici di Agnese Monaldi

Recensione di Maurizio Rossi

Il titolo, pur significativo, restringe forse l’angolo di lettura del libro: non ci sono solo le radici, ma il fusto, i rami, la chioma, le gemme nuove di una personalità poetica ed umana ricca, ma espressa con semplicità. Sappiamo che spesso, ciò che appare semplice, in realtà è un mondo ricco, ma sfrondato e pulito da tutto quel che – benché ornamento- può confondere.

Del resto, la poesia cantata e improvvisata, che Agnese esperisce dopo e insieme a quella scritta, hanno nell’immediatezza una necessità di linearità e chiarezza, oltre che la cadenza dovuta alla rima e alla metrica, che l’Autrice usa con disinvoltura ed eleganza.

In uno dei miei viaggi ad Allumiere e Tolfa – all’inizio della mia professione specialistica- detti un passaggio ad un contadino, che mi riempì la macchina di un profumo intenso di finocchio ed altre erbe: quell’odore è non solo uno dei migliori ricordi di quel tempo, ma ancor di più è la “chiave” magica che mi apre altre stanze di memorie, legate a quei luoghi.

La Monaldi, che ha respirato da bambina quell’aria e quegli odori e chissà quanti altri, li ha ben impressi nell’animo, tanto da comporre “Bauli” di memorie, come dice Rosella Setaccioli in una delle prefazioni.

Non mancano quindi meritati riconoscimenti, che l’Autrice raccoglie nell’ultima parte del libro; artista della gente, poesia che diviene terapia, atmosfere del canto “a braccio”, miti etruschi che rivivono: sono alcuni degli apprezzamenti.

La prima parte del libro è un’autobiografia svolta nel racconto dei luoghi dell’infanzia e della maturità; quindi, la nascita della Agnese-Poetessa, che riprende la tradizione prettamente maschile della poesia “a braccio” in ottava rima e della poesia cantata, grazie anche alla bella voce ereditata dal padre Pietro.

Nostalgia d’un tempo passato? Forse! Forse il desiderio di tornare a sognare come allora.” (pag.32). A pag. 49 c’è il racconto poetico della sua iniziazione artistica e nelle pagine seguenti l’A. rivela le soddisfazioni, le incomprensioni, il suo peregrinare come parte di diversi gruppi che si esibiscono in Toscana nel Calendimaggio e oggi in quello dei “Merli di Suvereto”.

Qui confessa il suo piacere di stare in mezzo alla gente semplice, umile, sincera, con la quale condividere la Poesia come dono d’amore (pag. 51).

Di seguito le varie sezioni del libro-antologia.

“Il lavoro con le scuole e le recite” ben esprime questa attenzione all’infanzia, ai giovani, che non tutti i poeti hanno, “chiusi” nel loro mondo o nei loro “circoli” e testimonia quanto sia necessario far fare esperienza diretta di poesia e teatro alle nuove generazioni, più che “raccontare o leggere soltanto” dei versi.

“Favole ed indovinelli” e modi di dire e soprannomi, raccoglie in versi ed in prosa, saggezza e ironia, insieme alla fantasia; molte filastrocche e indovinelli, sono noti, altri meno: tra i detti e modi di dire, ovviamente prevalgono quelli in lingua natale. Non è difficile trovare, però corrispondenze con motti di altre regioni, a significare la radice comune, non solo linguistica-del latino- ma anche dell’esperienza esistenziale del singolo e della collettività.

Le favolette, richiamano l’infanzia e un mondo semplice, dove- senza pericoli di manicheismi- era chiara la distinzione tra bene e male, bello e brutto, distinzione necessaria nella primissima fase educativa dell’individuo e punto di riferimento, con le dovute sfumature, più in là con gli anni.

Ho lasciato per ultima la sezione “Opera Poetica” in versi liberi e in quadrisillabi, quinari, senari, settenari, ottonari, decasillabi, ottava rima: tutte o quasi le forme metriche vengono sperimentate. Con una “modesta e coraggiosa spavalderia” l’A. denuncia i mali del mondo e del nostro tempo, celebra la natura, i sogni, gli affetti, le persone, i luoghi a lei cari. La Poesia viene rappresentata come un “fiore da donare”; come un viaggiatore aperto alle cose belle e teso ad orizzonti più alti (a riveder le stelle); come “soave musica che ristora l’anima”. Mai banale, parla un linguaggio accessibile a tutti, perché tutti possano riflettere e cercare di cambiare “ ci vuole volontà/ e veder chiaro,/ la forza devi avere./ Beato chi ce l’ha.//

Le mie scelte: La voce del mare, pag. 72; La forza di cambiare, pag 74; Armagheddon, pag 87; La Poesia, pag 98; Poesia, pag 101; La Poesia, pag 125; Tra Tolfa e la Lumiera, pag 132.

 

Agnese Monaldi, Le mie radici, Ed “Factory”- Associazione Spartaco, 2014

Maurizio Rossi

Pubblicato il 21/9/2018