Sabato 29 settembre è stato presentato da Vincenzo Luciani e Maurizio Rossi il libro di Agnese Monaldi Le mie radici che contiene la sua biografia, accompagnata dalla sua opera poetica. In allegato al volume c’è anche un cd audio. La Monaldi è una improvvisatrice in ottava rima e rappresenta la continuità di questa tradizione simbolo della creatività e della capacità comunicativa popolare. Avendo coltivato da sempre interesse verso ogni forma poetica, da tantissimi anni si cimenta con successo nel canto estemporaneo che nell’ultimo secolo è stato esercitato solo da poeti uomini.
Agnese ha iniziato ad esibirsi in una escalation che l’ha portata ai più alti livelli fino a trovarsi a contrastare in rima con i migliori artisti italiani. Luciani ha svolto considerazioni sulla biobibliografia della Monaldi mentre il citico e poeta Rossi più nel merito della poetica dell’autrice.
Prima e durante l’iniziativa, Agnese Monaldi di Allumiere e Lorenzo Michelini della Maremma Toscana, recenti vincitori della sezione stornelli del Premio nei dialetti del Lazio “Vincenzo Scarpellino” 2018 si sono esibiti in canti della tradizione popolare e improvvisazioni in ottava rima, coinvolgendo il pubblico che è andato via via crescendo in attesa anche dell’esibizione degli allievi della Scuola di Musica “Anton Rubinstein”.
LA RECENSIONE
Qui di seguito ecco la-recensione di Maurizio Rossi al libro di Agnese Monaldi Le mie Radici
Il titolo, Le mie radici, pur significativo, restringe forse l’angolo di lettura del libro: non ci sono solo le radici, ma il fusto, i rami, la chioma, le gemme nuove di una personalità poetica ed umana ricca, ma espressa con semplicità. Sappiamo che spesso, ciò che appare semplice, in realtà è un mondo ricco, ma sfrondato e pulito da tutto quel che – benché ornamento- può confondere.
Del resto, la poesia cantata e improvvisata, che Agnese esperisce dopo e insieme a quella scritta, hanno nell’immediatezza una necessità di linearità e chiarezza, oltre che la cadenza dovuta alla rima e alla metrica, che l’Autrice usa con disinvoltura ed eleganza.
In uno dei miei viaggi ad Allumiere e Tolfa – all’inizio della mia professione specialistica- detti un passaggio ad un contadino, che mi riempì la macchina di un profumo intenso di finocchio ed altre erbe: quell’odore è non solo uno dei migliori ricordi di quel tempo, ma ancor di più è la “chiave” magica che mi apre altre stanze di memorie, legate a quei luoghi.
La Monaldi, che ha respirato da bambina quell’aria e quegli odori e chissà quanti altri, li ha ben impressi nell’animo, tanto da comporre “Bauli” di memorie, come dice Rosella Setaccioli in una delle prefazioni.
Non mancano quindi meritati riconoscimenti, che l’Autrice raccoglie nell’ultima parte del libro; artista della gente, poesia che diviene terapia, atmosfere del canto “a braccio”, miti etruschi che rivivono: sono alcuni degli apprezzamenti.
La prima parte del libro è un’autobiografia svolta nel racconto dei luoghi dell’infanzia e della maturità; quindi, la nascita della Agnese-Poetessa, che riprende la tradizione prettamente maschile della poesia “a braccio” in ottava rima e della poesia cantata, grazie anche alla bella voce ereditata dal padre Pietro.
“Nostalgia d’un tempo passato? Forse! Forse il desiderio di tornare a sognare come allora.” (pag.32). A pag. 49 c’è il racconto poetico della sua iniziazione artistica e nelle pagine seguenti l’A. rivela le soddisfazioni, le incomprensioni, il suo peregrinare come parte di diversi gruppi che si esibiscono in Toscana nel Calendimaggio e oggi in quello dei “Merli di Suvereto”.
Qui confessa il suo piacere di stare in mezzo alla gente semplice, umile, sincera, con la quale condividere la Poesia come dono d’amore (pag. 51).
Di seguito le varie sezioni del libro-antologia.
“Il lavoro con le scuole e le recite” ben esprime questa attenzione all’infanzia, ai giovani, che non tutti i poeti hanno, “chiusi” nel loro mondo o nei loro “circoli” e testimonia quanto sia necessario far fare esperienza diretta di poesia e teatro alle nuove generazioni, più che “raccontare o leggere soltanto” dei versi.
“Favole ed indovinelli” e modi di dire e soprannomi, raccoglie in versi ed in prosa, saggezza e ironia, insieme alla fantasia; molte filastrocche e indovinelli, sono noti, altri meno: trai detti e modi di dire, ovviamente prevalgono quelli in lingua natale. Non è difficile trovare, però corrispondenze con motti di altre regioni, a significare la radice comune, non solo linguistica-del latino- ma anche dell’esperienza esistenziale del singolo e della collettività.
Le favolette, richiamano l’infanzia e un mondo semplice, dove- senza pericoli di manicheismi- era chiara la distinzione tra bene e male, bello e brutto, distinzione necessaria nella primissima fase educativa dell’individuo e punto di riferimento, con le dovute sfumature, più in là con gli anni.
Ho lasciato per ultima la sezione “Opera Poetica” in versi liberi e in quadrisillabi, quinari, senari, settenari, ottonari, decasillabi, ottava rima: tutte o quasi le forme metriche vengono sperimentate. Con una “modesta e coraggiosa spavalderia” l’A. denuncia i mali del mondo e del nostro tempo, celebra la natura, i sogni, gli affetti, le persone, i luoghi a lei cari. La Poesia viene rappresentata come un “fiore da donare”; come un viaggiatore aperto alle cose belle e teso ad orizzonti più alti (a riveder le stelle); come “soave musica che ristora l’anima”. Mai banale, parla un linguaggio accessibile a tutti, perché tutti possano riflettere e cercare di cambiare “ ci vuole volontà/ e veder chiaro,/ la forza devi avere./ Beato chi ce l’ha.//
La Voce del mare
Quadrisillabo
Odi, il mare
sta parlando
dice all’uomo:
“Stai attento?
Non lo vedi
cosa fai?
La purezza stai togliendo!
Se lo inquini
il fondale
che succede?”
Ecco il pesce
torna a galla.
E’ la fine.
in quest’era
io la vedo
proprio nera!!
La forza di cambiare
Senario
Quel che noi vogliamo
oggi sulla terra
aver del denaro,
fare sempre guerra,
ma possiam cambiare
ci vuole volontà
e veder chiaro,
la forza devi avere.
La Poesia
La poesia mi appare come un fiore
e come un fiore tu la puoi donare
deve far palpitare l’altrui cuore
e le forti emozioni far provare
come la mano del grande pittore
che il suo quadro sa ben realizzare
la poesia nasce in quel momento
se c’è la buona verve e sentimento.
Poesia
Incantesimo mondo di poesia
Si apre all’orizzonte e verso il mare
Tramonta il sole e lascia la sua scia
Febo risorge e torna a riscaldare
Il venticello i versi porta via
E sopra l’onde si fanno lor cullare
Apriamo il cuore alle cose belle
E poi torniamo a riveder le stelle
Tra Tolfa e la Lumiera
Tra Tolfa e la Lumiera,
c’era contesa
e qualche vorta
se finiva male.
La guerra… c’era!…
la miccia… sempre accesa,
più de quarcuno
se faceva male.
Diceva er torfetano:
“Se tu nu’ me conosche
nemmeno me capische!…”
Risponne ‘l lumierasco:
“Er tuo modo de dì!…
mo sente er mio,
da nò se dice:…
-Si nu’ lo conosce
Manco lo capisce!… “
Vedi, la differenza
ce n’é poca,
ognuno se l’aggiusta
a suo piacere.
quello che ci divide,
è proprio ‘n soffio,
ma ‘na ventata,
poi ci abbraccia ‘nsieme,
ci unisce ‘n chiesa
n’do semo faccia a faccia
e n’dove ce pij moje
oppur marito,
che se volemo bene
è garantito.
Agnese Monaldi, Le mie radici, ed “Factory”- Associazione Spartaco, 2014