Le memorie esistenziali di Cristina Polli

Recensione di Maurizio Rossi

 

Ogni scrittura, compresa quella poetica, più che esercizio di fantasia è dono della memoria, che l’autore/ autrice riceve e comunica, evocando anche in chi legge ricordi della sua stessa vita. È il motivo per cui ci sono tante letture di un testo poetico e si dice – forse esagerando – che l’opera pubblicata non appartiene più a chi l’ha composta, ma a chi la riceve e l’ascolta.

La “memoria” è ben evidente nella raccolta di Cristina Polli: infatti confessa nell’introduzione “Le mie ombre si aggirano nelle case in cui ho vissuto e nei luoghi che per breve tempo ho chiamato casa. Sono rimaste lì in attesa di una parola…” L’ombra è come l’impronta di noi stessi e dunque un misterioso, ma ancor più un poetico lascito, non limitato al luogo originario, ma tramite con il qui e ora, memoria-nostalgia nel senso proprio del termine greco, ripreso anche dal tedesco Heimweh (letteralmente dolore per la casa).

Sempre nell’introduzione, l’autrice aggiunge “Per orientarmi nel viaggio (della memoria), balzo che disorienta, passaggio stretto…ho seguito la falsariga delle case astrali, ma le guide sono altre.”

Che sia una falsariga si può comprendere anche da questo: lei riporta solo 11 case, mentre quelle astrali canoniche sono appunto 12; la dodicesima casa lascia spazio nella raccolta a “Traslochi” che è a mio avviso il senso e la chiusura – non definitiva – di un percorso: “Accatastata l’ora, i gesti, il fiato/ mi tiene un silenzio di rovine/ io come rune/ ne raccolgo i segni/ benedico la mancata congruenza/ la linea di una vita riannodata/ la geometria inattesa” È utile rammentare che le rune sono una delle più importanti istituzioni culturali e linguistiche comuni alle popolazioni germaniche: il sostantivo rún, attestato nelle iscrizioni, indica i singoli segni del fuþark, e contiene anche il significato – nelle lingue germaniche antiche – di “segreto”, “mistero”; ancora, il verbo raunen significa “bisbigliare, sussurrare”. Cristina Polli non attinge solo alla propria formazione culturale, per stupire: rune, rovine, nodi, sono altrettante memorie di un percorso tra le case e nelle case, travasi di significati di volta in volta sperimentati e osservati nella ricerca che richiama, ancora una volta, “Distrazioni”.

Infatti, l‘autrice non è nuova al “viaggio” insieme esistenziale e poetico: anzi, in quella precedente raccolta, rivela un’attitudine a lasciarsi plasmare dal tempo e condurre a conoscere – e vivere – non cedendo alla tentazione di catturare e di possedere.

Nel portare alla coscienza, attraverso la memoria che “riannoda la vita”, le resta il mistero “della mancata congruenza” che pure ha una sua geometria, una o più dimensioni reali, anche se del tutto personali e non assolute.

Si sa, la casa è una tana, un rifugio tra partenze e ritorni; Cristina ne ha avute diverse, alcune con “stanze troppo ampie/ geometrie in dissesto mobili/ scostati…stanze grandi e fredde” così da perdersi “nel corridoio scuro” – anche questo fortemente evocativo!- Altre sembra averle dimenticate “Nella casa dimenticata/ germinammo al buio/ viticci le voci/ risalivano la madre” perché vissute in un periodo di non piena consapevolezza, con l’unico certezza delle voci aggrappate alla madre, come i viticci al tronco della vite. In altre dimore, ha cercato uno spazio e un senso abitativo “Mia madre sposta i mobili/ di continuo/ mia madre sposta i mobili” inseguendo una dimensione tale da intessere vita e pensieri. E ancora – chi non ha avuto una casa della zia?- ha conosciuto “una casa fiorita” , distinta da altri luoghi troppo consueti, casa in cui potersi lasciare andare, anche a domande, le cui risposte si sublimano in una alchimia di luce meridiana e di profumi di “lavanda e confetti”.

Luci e voci, buio e silenzi abitano le diverse dimore e sullo sfondo parla il mare con le sue maree, altra “memoria” della poetessa: la sua poesia si aggira negli spazi, si immerge in misteri di vita racchiusi in accenni di parole “Mi tolse un angelo con ali di cotone/ il dio imprevisto e quotidiano” e ancora “La casa è dietro/ il mondo è sotto/ dove mia madre passa/ coi capelli imbiancati in una notte”. Non s’impone a forza, non alza i toni, non incide sangue nell’anima; ciononostante non si dimentica e non se ne può fare a meno; richiede paziente e assidua lettura, per scoprire sempre nuovi mondi e geometrie. Nella sua costruzione è ben evidente il lavoro attento, la cura semantica e musicale, le visioni, i profumi: “Alta è la parola sul cammino/ alta è la parola su di noi/ fragili ammassi d’acqua e di ghiaia./ Alta è la parola che t’inonda/ di luce ti riveste/ nuovo raggio di stelle/ risorgente.”

Cristina Polli, Case, Il Convivio ed., Castiglione di Sicilia (CT), 2023

1/2/2024