Le cassette di Aznavour di Nicola Grato

Recensione e scelta di poesie di Maurizio Rossi

 

Le cassette di Aznavour, Scuola catechistica, La morte di una risata, La parola Padre, Dall’eremo, sono le cinque sezioni di questa raccolta, che segue la silloge “Inventario per il macellaio” e in parte ne riprende i temi.

“dove sono i puzzle da mille pezzi?/ E dove le cassette di Aznavour?” Perché scegliere queste cose, e soprattutto la seconda addirittura per il titolo della raccolta, come catalizzatori della memoria? Perché pur essendo simboli di un’epoca, coaguli di emozioni e di tempo oziato, sono soggetti molto probabilmente a sparire, se non altro a perdere forza evocativa nel tempo di due o tre generazioni.

E l’Autore dà molta importanza al ricordo di persone e cose, tanto che nelle poesie le une e le altre emergono con essenziale vividezza “Nella casa di sotto (che poi avremmo venduto)/ c’era mia madre sola – annegata nel corpo/ disfatto dell’estate, blaterava parole…” senza che Grato rinunci allo sguardo alto dei sogni “sul colle dove c’era la casa diroccata/ guardavamo le stelle a prima sera…” L’assillo del ricordo, si fa rassegnazione di malinconia, “cosa resta di noi? Cosa rimane/ dei nostri discorsi, spesso tirati/ fino alle quattro del mattino…/ Un bicchiere di vetro, il comodino/ di legno, L’imitazione di Cristo/ e come segnalibro uno scontrino.//”

Tutto qui il messaggio? Poetico, ma poco originale- se non nella forma, nel contenuto; l’Autore però comunica una cosa del tutto nuova: la memoria, le cui porte aprono prima di dormire le preghiere e le parole, è qualcosa di sacro, perché non è solo ripresentare persone e avvenimenti, ma rappresentarle e renderle presenti, in un memoriale che riecheggia sacri riti religiosi “a sera prima di addormentarci/ piangiamo, diciamo preghiere/ che sono parole, lumi, chiavi/ per aprire le porte della memoria.” E al risveglio- quasi una resurrezione – la tortora e la prima rondine di primavera, porteranno via “i mali pensieri”; dunque occorre immergersi nella memoria per recuperare l’energia della vita, una energia di vita che lega il pane che si impasta all’immagine sul muro del Buon Pastore, così che “le icone sul muro sono forme di pane,/” mentre “una luce di attesa e forse d’incanto/ gli dorme accanto” .

Ricordare quando “le parole erano buone…spore che volavano in aria” è farle rivivere , come mani tese tra uomo e uomo, così come ci si scambia il pane, si lavora la terra, si costruisce la vigna; allora non c’è, perché non può esserci, differenza tra la scuola e il lavoro se li accomuna il desiderio – poco, ma di grande significato – di stare insieme e non compiere un dovere o un “un atto notarile freddo, violento”. Ma per questo occorre vedere – e non solo guardare –  con il cuore “custodito” nell’ora più fredda che precede la luce, un’ora rinchiusa, che non cade e non trascorre, finché la speranza diviene certezza e  Fede  e“la luce…e le cose ritornano nette e chiare/ fumo dal forno per il pane del giorno…” E così ci si prepara ad un altro impasto, con la farina di gesti e parole, nel nuovo giorno.

 

 

 

 

è più sola la morte

 

è più sola la morte, la campana

della chiesa chiusa, la strada vuota

mentre piove. Le sette del mattino

la ruota delle stagioni, la mano

di scopa dimenticata una sera,

i discorsi sul pane con mio padre –

parole crocifisse nel deserto.

Non è la guerra, è il giorno con

le sue pieghe il solito giorno

di livore e dolcezza, le cose che

abbiamo lasciato, la brezza –

non sai da quale lontananza venuta.

 

 

 

la luce

 

la luce. Poco prima –

soltanto poco prima ancora notte,

ancora scuro: una nuvola sale

come ricotta nella pignata;

e le cose ritornano nette e chiare

fumo dal forno per il pane del giorno:

proprio ora proprio qui, Signore –

in questo silenzio che contiene la voce

di tutte le cose, in questa luce, nel volo

del primo moscone.

 

 

 

 

18 marzo

 

s’è fermato qualcuno sotto casa –

è Natale, il corriere. Mi saluta,

consegna il pacco, chiude lo sportello

riparte e questa scena mi è sembrata

un sogno, un lungo sogno nel silenzio

che c’è in paese in questo mese di marzo

ch’è quasi san Giuseppe: accenderemo

le lampade al quadro del santo, il cesto

del pane messo sotto come quando l

e parole erano parole buone,

erano spore volavano in aria

e ci pareva sempre troppo presto

farsi sera al balcone.

 

 

 

 

 

i giorni lunghi

 

erano i giorni lunghi, quelli senza

fretta di ritornare nella casa

sul Corso dove aspettava tua madre:

tempo da calendario, giorni e mesi

si faranno per te fughe di lepri,

nuvole di settembre su Busambra ‒

e la danza smargiassa della volpe

tra le viti vendemmiate da poco.

 

Il corpo magro,

l’insonnia di novembre, l’ospedale.

 

Era forte il caffè della Bialetti,

la morte veniva era vento dal mare.

 

 

 

veranda di via Cristoforo Colombo

 

cerca una benedizione di sole

il gatto grigio vicino al gazebo

del prete che si chiamava Parrino

(ne ridevi con tuo marito Pietro).

Tu sei lì che cucini, con le suole

bucate delle ciabatte: l’arredo

della casa invecchiato, la veranda

umida dei vapori dell’autunno:

castagne, brocioloni, condimento

per la pasta coi broccoli in tegame

 

 

 

Nicola Grato, Le cassette di Aznavour, Macabor Ed., Francavilla Marittima (CS), 2020

 

 

 

Nicola Grato (Palermo, 1975) è laureato in Lettere moderne con una tesi su Lucio Piccolo. Insegnante di scuole medie, ha pubblicato due libri di poesie: Deserto giorno, 2009 e Inventario per il macellaio, 2018; uno di racconti, Teresa vestita di vento, 2015;  alcuni saggi sulle biografie popolari (Lasciare una traccia, Raccontare la vita, raccontare la migrazione, in collaborazione con Santo Lombino). Sue poesie sono state pubblicate su riviste cartacee e on line e su blog quali: “Atelier Poesia”, “Poesia del nostro tempo”, “Poetarum Silva”, “Margutte”, “Compitu re vivi”, “lo specchio”, “Interno Poesia”, “Digressioni”, “larosain-piu”, “Poesia Ultracontemporanea”. Ha svolto il ruolo di drammaturgo per il Teatro del Baglio di Villafrati (PA), scrivendo testi da Bordonaro, D’Arrigo, Giono, Vilardo. David Maria Turoldo ed Elsa Morante.