Fabiano Spessi è nato a Milano, città in cui si è laureato in lettere e lavora come insegnante di Lingua Italiana.
La silloge L’arte dell’incontro è la sua opera prima.
Nella Poesia, si realizza e si accresce l’”arte dell’incontro” : tra l’Autore, il suo mondo, e il lettore-uditore. Ma questa, come tutte le Arti, va coltivata e custodita dal “pubblico della Poesia” con una frequentazione puntuale e paziente, attraverso letture e ascolti; il Poeta, d’altro canto, la deve irrigare e concimare con una scrittura assidua e con altrettanto assidua lettura. E’ un cammino lungo, non privo di delusioni da entrambe le parti; spesso una “ascesa”, nella quale “il primo scalino” – per citare Kavafis – è sì una grande conquista per allontanarsi dalla “pochezza dei più”; ma è anche tappa di un viaggio: “è cosa rara e difficile” diventare “cittadino della città eccelsa delle idee”.
Lo Spessi, con la sua silloge è al “primo scalino”; l’ascesa dipende da lui, dal suo desiderio di scrittura, dalla sua pazienza, dalla sua onestà intellettuale: e quest’ultima sembra averla già quando scrive
Come si diventa scrittori
Se Carlo cammina
su una spiaggia
non è per piantare un ombrellone
nel cuore dei bagnanti.
Le comitive di adolescenti
gli danno un senso di solitudine,
meglio osservare le coppie che litigano
e i cani che fanno di tutto
per accontentare i loro padroni.
Sull’ultimo treno
che dalla Liguria
lo riporta a Milano
Carlo cerca le parole giuste
per scrivere qualcosa
che assomigli
a tutta quella vita vera.
Saba avrebbe applaudito alla chiarezza, alla semplicità della punteggiatura e soprattutto a quel “cercare le parole giuste” – non anelito alla perfezione, ma aderenza alla propria visione del mondo- per …descrivere…la vita vera. La verità della Poesia è tale, se cerca il più possibile di “descrivere la vita vera”, sia essa azione, pensiero, sentire.
E la vita è anche negli “Incontri /che lasciano un segno” quando “Di notte/ nell’hinterland/ non c’è in giro nessuno/…
…Tu
nel tuo letto sogni
un nuovo inizio
e persino
le risate
della cena dei vicini
sembrano
una musica perfetta.
Ma è anche matrigna, specie quando indossa gli occhiali dell’utilitarismo e mette da parte chi non è più forte e produttivo come un tempo o chi non riesce a trovare la sua strada, il suo impiego
Il re
Apparizione sfocata
di un re
defenestrato
che si sorprende smarrito
davanti ad una pagina bianca.
Chi scriverà
le memorie di quest’uomo
che aspetta l’autobus
da più di un’ora
e nasconde
bustine di zafferano
e rasoi usa e getta
nella tasca interna del cappotto?
Sua ex maestà
che cerca
una nuova sposa
nella scuola di ballo
dietro la parrocchia
e per integrare
la pensione sociale
si offre come badante
ai vicini.
“Non si offenda,
avremmo veramente bisogno
di un aiuto per mio suocero
ma voi avete praticamente
la stessa età.”
Incassato
il loro rifiuto
si congeda
con un inchino.
Poi
nel cuore della notte
contempla la città
fuori della finestra
della sua camera
e sospira:
“un giorno
tutto questo
sarà
di nuovo
mio.”
Cinzia
Cinzia
si sente
come un kinder buono
prossimo a scadere:
dolce ma quasi da buttare.
Ogni Agosto
va al mare
per aiutare sua cognata
con i bambini piccoli
che sopporta
a fatica.
Preferirebbe
un’altra estate
e un’altra
vita.
La metrica nascosta trai versi frammentati, legati dalla rima, è metafora dei giorni- apparentemente slegati- che hanno un’ intima ragione: o il sogno affiorante in “un cenno del capo/ e un sorriso lunare/, mentre “le foglie morte dell’autunno/ faranno parte della scenografia. (Luna park)
O i “riti” quotidiani che “rendono meravigliosa la vita”. O entrambi.
Sabato mattina
Certe giornate di sole
in cui tutto è svelato
anche se niente è scritto.
Ore, neanche, minuti
in cui anche solo
i semplici riti del sabato mattina
– ritirare le camicie in lavanderia,
comprare il Corriere-
rendono meravigliosa
la vita.
Ma Fabiano non sogna solo per sé perchè “Alla fine va sempre tutto bene”; sogna un domani anche per chi non è sicuro di averlo. E il “sostenere l’altrui sogno” è il “fare” del Poeta nella seguente, dove la chiusa è da apprezzare per il sentimento forte a cui dà voce
I sorrisi delle commesse nei negozi appena aperti
I sorrisi delle commesse
nei negozi appena aperti
ti tagliano le gambe:
avresti voglia
di entrare e proporti
come ragazzo
di bottega
per aiutare a vendere
o meglio, in veste di cliente
prosciugare il conto in banca
per garantire
a queste giovani donne
che il loro posto di lavoro
ci sarà anche domani
e a tempo indeterminato.
Se fossimo dei Santi
avremmo l’armadio pieno di vestiti.
Fabiano Spessi, L’arte dell’incontro, Italic Ed. 2015
Maurizio Rossi
pubblicato 23 febbraio 2017