La prima monografia sulle opere di Mario Grasso

Recensione di Giulia Sottile a “D’intrattabile temperamento” di Massimiliano Magnano

 

Pare che nell’anno del Topo, in questo 2020, tra le altre cose, ci sia da aspettarsi una maggior produzione di opere letterarie scritte bene. Questo pronostico con cui Ludi Rector apre il n.92 di Lunarionuovo (il primo del nuovo anno solare) lo accogliamo con rinnovata fiducia e come buon augurio. Intanto, tirando le somme, possiamo affermare che il 2019 si sia chiuso con qualche buon libro e, nel caso in questione, buonissimo.

Ci riferiamo al nuovo lavoro di Massimiliano Magnano, intitolato “D’intrattabile temperamento. Mario Grasso, paradossi e parossismi d’un intellettuale fuori dalla grazia degli uomini” – titolo già molto evocativo – con prefazione di Nicolò Mineo.

Si tratta di un progetto nato circa 20 anni fa quando, un giovane Magnano studente universitario, conosciuto Grasso uomo e Grasso scrittore, decideva che avrebbe approfondito analiticamente lo studio delle sue opere e che per farlo avrebbe avuto bisogno di tempo ed esperienza. Già la genesi dell’opera, dunque, la dice lunga sull’umiltà del suo Autore, nel frattempo divenuto professore di filosofia nelle scuole secondarie, corredata da grande professionalità.

L’ambiguo e apparentemente stroncante significato del titolo – tratto da una definizione che Stefano Lanuzza diede di Grasso – viene spiegato sia da Magnano che da Mineo, che scrive: «Intrattabili davvero quelli che non rinunciano ai fondamenti. Non già il rimanere sempre delle stesse idee, ma il rimanere sempre saldi nella difesa dell’uomo, nei valori e nelle attese di un umanesimo perenne. Per quello che ritengo ormai pensabile come un umanesimo illuministico, atto a proteggere le conquiste e a produrre nuovi orientamenti e nuove forme di cultura. Questo oggi è intrattabilità».

* * * *

L’opera di Massimiliano Magnano – che ha compiuto un meticoloso e approfondito lavoro di ricerca tra le fonti bibliografiche, tra cui compaiono anche tesi di laurea – si divide in capitoli che rimandano ad altrettante aree tematiche e stilistiche di Grasso, e sono preceduti da un’infarinatura biografica da porgere al lettore per meglio orientarsi nell’orizzonte culturale e di senso della produzione – dalla gravidanza segreta di donna Nedda a “Vie Nuove”, dagli anni dell’URSS a Prova d’Autore.

Alcune delle opere affrontate trasversalmente: Friscalittati, I guerrieri di Riace, Concabala (che consta di tre cantiche: Il viaggio, Es-Topoi, Tra compiute lune), Vocabolario Siciliano, Crucchèri (per la poesia in italiano e in siciliano); Il gufo reale, Le vestali di Samarcanda, Fine dell’adolescenza (per la narrativa); Testi e testimonianze, Lingua delle madri, Michele Pantaleone personaggio scomodo, La danza delle gru, Cu t’inghitau?, Saggilemmario (per la saggistica), senza contare la produzione teatrale, giornalistica e le traduzioni.

Ampio spazio è dedicato all’ironia, cifra stilistica principale e filo conduttore di tutta produzione di Mario Grasso, le cui opere sono collegate tra loro come in un macrotesto – sottolinea Magnano – con rimandi reciproci e con costanti linguistiche e di pensiero. Si tratta di un’ironia a volte sorniona, altre volte spietatamente beffarda.

La produzione letteraria di MG è poi popolata da un Bestiario di cui Magnano ripercorre tutte le creature, da quelle reali e investite di simbologia dalla tradizione popolare (come l’asinello, il lupo e la controparte femminile, il maiale, l’ape, la vipera, la lumaca, la rondine, il gufo reale, la procellaria), a quelle fantastiche ideate dall’estro creativo ma non per questo prive anch’esse di profonda e complessa simbologia (come in Concabala: la Maphiubba, le Martuffe, il Malcubo). Il mondo animale si fa specchio di quello umano, un po’ come nelle favole.

Il linguaggio è uno dei protagonisti della trattazione dell’”Intrattabile”: a Mario Grasso appartiene la continua sperimentazione linguistica, che ora si serve di forme metriche (dall’endecasillabo alle canzoni libere), ora viaggia divertito nel mistilinguismo che strizza un occhio a Stefano D’Arrigo (per Grasso amico fraterno e punto di riferimento letterario). Nell’espressione narrativa di MG non poteva mancare il principale ingrediente del romanzo moderno di linea mitteleuropea, il flusso di coscienza: Magnano, da questo punto di vista, lo accosta tanto a Joyce, quanto alla Woolf, a Faulkner, a Pirandello. Si fa attento e paziente filologo al momento di confrontare anche diverse stesure della stessa opera per ravvisarne rimaneggiamenti e dunque evoluzioni stilistiche (come nel caso de’ I guerrieri di Riace). Da regina fa la lingua siciliana, lingua madre di MG ancor prima dell’italiano (“lingua di comunicazione nazionale”), talmente vicina alle profondità del proprio sentire che è la più adeguata al momento di esprimere sentimenti, è “munnu di la verità”, e d’altronde un’affermazione in siciliano non potrebbe mai essere fedelmente tradotta senza essere mutilata. Le contaminazioni multilinguistiche avvengono nella scrittura con spontaneità, una naturalezza che non sa mai di forzatura ma acquista lo spirito del gioco.

Un intero capitolo Massimiliano Magnano dedica alla concezione della donna e della femminilità. La Letteratura stessa è donna, e sua metafora è un po’ il romanzo Fine dell’adolescenza, in cui il narratore/protagonista si rivolge a una donna/Letteratura. Magnano si sofferma su un particolare di costume, quello della donna siciliana rispetto alle altre connazionali, per virare sul particolare significato attribuito da Grasso alle nozze di Cana e sullo scambio di battute tra Maria e Gesù che, da solo, contiene già la valenza attribuita al ruolo della donna nella tradizione abraico-cristiana. Ma c’è anche la donna vittima di abusi e di un contesto sociale di stampo ancor oggi patriarcale, che la vuole madre o puttana, comunque bene di possesso e consumo. Ma la donna, come la Letteratura, può essere solo ricerca – sembra dirci la produzione di Grasso, il quale, oltre a scrivere in Occasioni «rivolgiamoci prima al maschio, per dargli il tempo di mettere a fuoco in diciotto secondi quello che la femmina realizza in sei», ha tra i propri più frequentati pseudonimi quello della poetessa viaggiatrice Sara Smigòro.

Magnano dedica un capitolo anche alla produzione paremiologica, dal momento che tra gli impegni più vicini a Grasso c’è quello per la cultura popolare con la sua sapienza orale. I proverbi antichi divengono chiavi per interpretare il presente e poterlo meglio affrontare senza soccombere, alla luce di politica, mafia, società d’immaturi, fanatismi di ogni sorta. È infatti forte in Grasso il costante rimando all’attualità, l’impegno civico anche quando sembra parlare di universi fantastici.

Anche nelle indagini a metà strada tra le nuove frontiere della scienza quantistica e la tradizione esoterica. Lo stesso titolo di Concabala è un rimando esplicito a uno dei punti di riferimento nella lettura della realtà. Un intero capitolo è dedicato esclusivamente a quest’opera, di grande complessità, densa di scorci illuminanti, tra le opere più celebrate dalla critica internazionale. È un viaggio simbolico nella storia dell’Occidente dove costanti sono le comuni radici greche e latine, da un lato, ed ebraico-cristiane, dall’altro. Lo sfondo è il mare, Magnano scrive «Sempre in fondo al mare è possibile se non altro chiedersi quale sia il confine tra il bene e il male». Ed è questa tematica che tormenta nei nostri giorni tutti coloro che non disconoscono la propria coscienza, che siano intellettuali o uomini “colti”, manovali o artisti (Dario Brunori – e ci perdonerete la citazione pop – canta “Andrà tutto bene / tu devi solo smettere di gridare / e raccontare al mondo con parole nuove / supplicando chi viene dal mare / di tracciare di nuovo il confine fra il bene ed il male”). Tra i neologismi di Maro Grasso: il lupo “nazisce” il gregge, lo ghermisce e lo uccide come un nazista.

* * * *

Nel mezzo incontriamo un capitolo intitolato “Arianna e il filo sottile del ragionamento. Epigoni e scrittori”. Sarà perché anche noi ci occupiamo di letteratura, come critici e come creativi, sarà perché conosciamo personalmente sia Mario Grasso che Massimiliano Magnano, ne è comunque seguita un’immedesimazione con quanto scritto dall’Autore sull’operatività culturale di MG nel suo complesso, un impegno da sempre volto alla valorizzazione dei talenti emergenti e al tenere in vita la memoria dei grandi modelli a cui far riferimento, in un contesto storico e sociale sempre più invaghito dei prodotti di facile consumo. In ciò l’”intrattabile” scrittore è sempre stato libero da condizionamenti, e forse per questo a volte inviso a qualcuno, costante anche di fronte alle intemperie e all’ingratitudine, fedele a una linea operativa che è missione di vita. Allo spirito intimamente democratico, di chi mantiene un profilo basso ed è sempre disponibile al confronto (per dirla con le parole di Magnano), si accosta con rigore che non scende a compromessi. Per questo nel più ampio contesto nazionale e internazionale, MG è visto dalla comunità degli addetti ai lavori come un punto di riferimento, un portavoce della cultura siciliana e una figura guida della stessa.

Questo nostro contributo vuole mostrare al potenziale lettore l’incisività del saggio di Massimiliano Magnano (che per altro è in assoluto la prima monografia su Mario Grasso, sul quale nei decenni sono usciti esclusivamente articoli su giornali e riviste), ma anche apportare la testimonianza di chi come noi appartiene alla più recente generazione, che ha ancora molto da imparare e guarda a Magnano come a un Maestro. Al contempo, però, le nostre generazioni hanno in comune un elemento non indifferente: qualcuno ha creduto in noi, e quel qualcuno è stato ed è Mario Grasso. Stando alla propria carriera di scrittore e studioso, avrebbe potuto investire – come molti fanno – tutte le proprie energie nell’autopromozione, ma ha invece sempre speso tempo, risorse, anche denaro, nella valorizzazione degli altri. Ha operato una vita (e le sue opere ne sono una prova) per restituire all’Italia un’immagine della Sicilia più completa, ricca, recuperando e tramandandone storia e tradizioni. Ma ha anche sostenuto sul piano culturale giovani e vecchie intelligenze, meritevoli di riconoscimento, a volte dimenticate, a volte mai ascoltate, perché fuori dai circuiti delle grandi industrie del libro e dei grandi premi letterari.

Ma in Sicilia ogni testa è un tribunale, come scrive spesso lui, e i Siciliani non sono molto propensi a riconoscere il valore di un altro siciliano.

Questo lo diceva spesso e lo scriveva Leonardo Sciascia, che di Grasso è stato amico e Maestro. Entrambi – e a questo coro si aggiunge anche l’Autore di “D’intrattabile temperamento” – hanno sempre preso le distanze da questa tendenza. Così, sebbene in Sicilia qualcuno dica che MG illude i giovani e poi li abbandona, o che sfrutta gli altri per farsi pubblicità, ciò non è mai stato vero. Il libro di Magnano, il quale è una delle intelligenze che hanno saputo guardare al di là del “caratteraccio” (come altre volte è stato definito), se ne fa portavoce e dimostrazione.