La poesia rivoluzionaria di Doris Bellomusto

Recensione e scelta di poesie di Maurizio Rossi

 

Si spezza la vita quando si scrive in versi e il verso è l’unità di misura della poesia, sia dal punto di vista ritmico che visivo. Si scrivono andando a capo e ogni verso contiene la possibilità di un nuovo inizio. Crediamo che la poesia possa essere rivoluzionaria proprio perché rinuncia alla linearità e abbraccia la complessità del pensiero che volge a capo.”

In questo estratto dalla nota dell’Autrice, si coglie un’analogia tra poesia e vita e tra poesia e pensiero, che sostanzia la sua silloge composta di due parti “IERI Come le rondini al cielo” e “OGGI Come lucertola al sole”: sono le due anime che la abitano, più che piani temporali. Mi intriga il titolo scelto, “A corpo libero”. L’espressione indica un tipo di ginnastica che non utilizza strumenti per potenziare resistenza e forza, ma soltanto il peso del proprio corpo che si oppone alla forza di gravità; la persona confida solo in sé stessa e non su macchine o altri aiuti. Riferito alla raccolta, mi suggerisce un’attività di pensiero, emozione, immaginazione per allenarsi e allenare a trattenere “le paure, i tormenti, i rimpianti, le amarezze” e a restituire “l’incanto di sapersi umani in questo mondo così precario e fragile”. L’umanità con la sua fisicità contrasta la mano che l’àncora alla terra, mentre cresce in sé stessa, nell’incanto che la rende leggera.

Se la forza di gravità nel cosmo è in grado di modificare lo spaziotempo, la gravitazione di senso e suono – le parole di cui è fatta una poesia – è veramente rivoluzionaria, come afferma all’inizio la poetessa, poiché spinge a tuffarsi nell’animo da altezze vertiginose per riemergere in superficie a guardare il cielo, gli avanzi del tramonto e le sfumature di colori nel tempo sospeso.

Doris Bellomusto avverte, dunque, nell’incompiuto “farsi” che è l’essenza della poesia, il “sordo stupore” che “concede al cuore/ silenzio e meraviglia”, “nel blu dell’imbrunire” e nel “cieco incanto dell’inverno”. Lei sa che occorre tempo di quiete, di occhi chiusi, di oscurità, ma anche di riposo attivo, come il sonno colmo di sogni; come il campo a maggese che viene lavorato, mentre i microorganismi mineralizzano e fermentano. Così il campo si rinnova, così si riproducono i pensieri, si trasformano i “sogni duri, le false verità”. Tutto è necessario, purché avanzi la spirale, “la perifrastica attiva”; anche “i passi lenti” per misurare le stanze, ragionando d’amore: Si veste da imperatore /l’amore e invece/ è un semplice/ servo./ Servo della vita e/ di tutte le sue fatiche.” Bella questa definizione di un sentimento che spesso, impera e ci rende schiavi e schiave!

L’autrice di questa ricca silloge si rivela donna aperta alla vita, al ricordo anche doloroso, anche della sua terra; allo sguardo che sa cogliere la sofferenza della foglia incapace di cadere e abbandonarsi al vento a cui chiede perdono; a saper rinunciare anche alla perfezione per amore delle “imperfezioni” -quante oggi, umane e sociali! – che vanno accolte, sopportate; consapevole che il tempo non invecchia per chi“ quando è notte/ a bassa voce/ parla con gli angeli.” Ecco perché si definisce “strega senza età”, con le sue gambe – mirabili strumenti di movimento e di relazione nel movimento – che le appaiono di volta in volta “zitelle bigotte/ vestite di velluto/…audaci donne/ sfuggite al salotto/ diseredate e libere./… due gatte/ acciambellate e stanche/” quando non nascondono fuoco e terra…”

In tutto questo tuffarsi e riemergere, Doris Bellomusto non dimentica di essere una figlia del Sud e ci offre anche questa poesia ricca di versi lenti, come lenti passi di un ritorno guidato dallo sguardo di un retrogusto nostalgico: C’è chi resta/ e semina sogni./ C’è chi resta/ e costruisce/ speranze./ C’è chi resta/ e nutre/ la terra/ con gli avanzi/ di un banchetto/ frugale./ Gli avanzi che altri/ hanno scartato/ dal loro piatto./ Forse,/ perché già sazi./ Forse,/ per non apparire/ ingordi./ C’è chi resta/ e celebra l’appartenenza,/ conservando/ memorie e parole./ C’è chi resta/ e fa la differenza./ C’è chi resta/ e costruisce/ cattedrali/ nel deserto./ C’è chi resta e scommette/ su un pugno/ di libri./ C’è chi vince la scommessa/ e si guadagna/ la vita/ sotto il cielo/ del sud.”

Priorità

Custodire il fuoco

sacro degli affetti

come fossi una Vestale.

Dare spazio

alla mia terra,

quella che abito

nei ricordi,

che si fa strada

nei sogni e

irrompe

nel mio

lessico familiare.

Non rinunciare

all’amore

mai,

ma saper

rinunciare

alla perfezione.

 

 

 

Come le rondini al cielo

Mio figlio

non è

mio.

Devo scriverlo

per ricordarlo

al mio cuore

avido.

Mio figlio

mio

non è,

ma

appartiene

a me

come le rondini al cielo

e non al nido.

 

 

 

11 Dicembre

Oggi ho ragionato d’amore

e misurato queste stanze

a passi lenti.

Ho aspettato che il cielo

poco a poco si oscurasse,

per sentirmi al sicuro

nel blu dell’imbrunire.

La luce di Dicembre

contiene il cieco

incanto dell’inverno

e il mio sordo stupore

concede al cuore

silenzio e meraviglia.

 

 

 

Invito a pranzo

Se mi invitate a pranzo

apparecchiate con cura

posate una poesia

accartocciata e corta

sul tovagliolo

e nel bicchiere versate

desideri che ubriacano

masticate piano i sogni

duri che vi porto in dono

ingoiate le false verità

che vi dirò e lasciate

le briciole alla cinciallegra.

Al dolce ci penso io,

vi porto un’ebbrezza

dolceamara

e la paziente tenerezza

di una strega senza età.

 

 

 

Miserere

Alle tre del pomeriggio

aleggia tremula

l’inquieta attesa

della foglia

che non sa cadere

e chiede al vento

Miserere.

La morte

quasi mai è puntuale

si aggrappa

al tempo lieve dei minuti

e bianco è il lutto delle ore

se l’aria è ferma e nevica silenzio.

 

 

 

Finestre aperte

Cuore al vento,

occhi al cielo.

Il profumo dell’erba tagliata,

il ricordo di quando sapevo

non pensare,

dimenticando il mondo

ai piedi di un ciliegio.

I ricordi indossano

abiti leggeri.

 

Doris Bellomusto, A corpo libero. Esercizi di poesia, collana Foglie, Le pecore nere Ed. Rende (CS), 2024

 

Doris Bellomusto si è laureata in lettere classiche presso l’Università della Calabria, insegna materie letterarie al “Liceo G. Pascoli” di Barga (LU), dove vive dal 2011. Non ha mai dimenticato né i suoi studi classici né le sue radici meridionali. Dalle sue inestinguibili nostalgie sono nate le raccolte di poesie Come le rondini al cielo (edizioni Tracce, Marzo 2020); Fra l’Olimpo e il Sud (Poetica edizioni, Luglio 2021); Nuda (Ladolfi editore, Giugno 2022). Ha scritto per la casa editrice Le Pecore Nere l’albo Ti abbraccio, Teheran, illustrato da Tiziana Tosi. Da gennaio 2024 è direttrice della neonata collana di poesia “Foglie” della casa editrice Le Pecore Nere, di cui firma il primo volume.