La poesia dialettale a Frascati

L'intervento di Gianpaolo Senzacqua

Il libro Castelli Romani e Litorale sud. Dialetto e poesia nella provincia di Roma di Vincenzo Luciani e Riccardo Faiella (Edizioni Cofine, 2010) è stato presentato venerdì 21 gennaio, alle ore 18.00, nella Sala degli Specchi presso la sede comunale di Frascati in piazza Marconi 3.
 
All’evento, condotto da Barbara Laurenzi, oltre agli autori, hanno preso parte: Stefano Di Tommaso, Sindaco di Frascati, Armanda Tavani, Assessore alle Politiche culturali del Comune di Frascati, Gianpaolo Senzacqua, Associazione Amici di Frascati.
L’incontro è stato intervallato dal letture di testi poetici di Fausto Giuliani (dialetto di Colonna), Rita Gatta (Rocca di Papa), Luigi Cirilli (Frascati) e da testi in prosa in dialetto di Grottaferrata  di Alessandro Gentilini.

Pubblichiamo qui di seguito l’intervento di Gianpaolo Senzacqua sulla poesia dialettale a Frascati

 
Nell’introduzione alla fondamentale antologia, curata con Mario Dell’Arco, della “Poesia dialettale del Novecento”, Pasolini scriveva a proposito del poeta dialettale “la sua più grande ambizione è quella di annullarsi nell’anonimia, farsi inconscio demiurgo di un genio popolare della sua città o del suo paese, portavoce di una assoluta allegria locale” ; proprio da tale assunto parto per un breve discorso sulla poesia in dialetto frascatano.
 
Perché cosa rappresenta il poeta dialettale se non la voce del popolo? La descrizione, in piccoli quadretti di vita famigliare, delle sue passioni, aspirazioni, sentimenti, usanze, superstizioni.
 
A tutti naturalmente viene in mente il prologo che il Belli ci ha lasciato ai suoi 2.279 sonetti, quando scrive “io ho deliberato di lasciare un monumento di quello che oggi è la plebe di Roma”; si compone e giustifica così quello stretto parallelismo tra il popolino e colui che ne canta le gesta, usando la sua stessa maniera di esprimersi.
 
E tanto più il poeta dialettale interpreta e descrive schiettamente la gente con la quale è costantemente in contatto, tanto meglio riescono gustose le sue composizioni: vero spaccato del vissuto quotidiano di una generazione di un delimitato e certo luogo geografico, vera interpretazione del genius loci, di cui parlava Pasolini.
 
A Frascati la grande stagione dialettale del Novecento (di epoca precedente non sono riuscito a rintracciare dei testi, anche se son convinto che dei bardi locali abbiamo composto delle opere, magari semplici sonetti composti a braccio nei pomeriggi all’osteria, di cui abbiamo perso la memoria) si apre con Pio Filipponi, il popolare “Capillone”.
 
Nato nella Città il 17 agosto 1890, non ebbe occasione di fare degli studi regolari, in compenso coltivò tre grandi passioni: la cucina, la poesia frascatana, gli amici.
 
La memoria degli anziani ci tramanda come egli riuscisse compiutamente a coniugare contemporaneamente quei suoi tre moti d’animo, quando riuniva gli amici per far loro gustare le prelibatezze locali che confezionava e poi, davanti ad una generosa fojetta declamava i suoi versi.
 
Guglielmo Bozzelli nel presentare il quaderno di suoi componimenti, pubblicato dall’Associazione Amici di Frascati nel 1979, scriveva a proposito del carattere di Filipponi “i valori esistenti nelle poesie e prose di Pio Filipponi sono propri della genuinità popolare che vive e guarda il mondo che lo circonda con l’animo schietto e sereno di chi sente, con sottile e ironico sorriso, battere la vita di ogni giorno”.
 
Questi valori li troviamo puntualmente espressi in “vita da penzionatu” o in “ ’u vignarolu anticu”; come pure troviamo elencati, rigorosamente per soprannome, vari esponenti della comunità locale dell’epoca, ovvero tratti del vissuto sociale di una Frascati della memoria.
 
Secondo epigono della poesia dialettale è Giuseppe Masi, detto “Cammilletto”, nato a Frascati il 27 aprile 1909, del quale l’Associazione Amici di Frascati ha pubblicato, nel 1981, un florilegio della sua produzione in prosa e poesia.
 
Rispetto a Filipponi lo scritto appare leggermente più moderno, in dipendenza certamente del fatto che l’Autore ha redatto la massima parte della sua produzione negli anni Sessanta e Settanta del Novecento.
Nondimeno anche in questo autore è la schiettezza narrativa della Frascati “de ‘na vota” a catturare il lettore (vedi “ ‘a prima elementare” o “ ‘u papa a Frascati”), ma soprattutto voglio evidenziare come Masi abbia abilmente disegnato alcuni dei suoi amici: il salesiano don Morrone, il pretore Lanzara, il dottor Devoti, il pittore Francesco Simoncelli, i tre fratelli sacerdoti Busco e tanti altri, contribuendo così a tramandare la memoria di personaggi che alla sua Città, nei diversi campi, hanno dato lustro.
 
Ultimo della storica triade frascatana è Agostino Stellani (“Cannolicchiu”), nato il 16 agosto 1920.
 
Nel libro che l’Associazione Amici di Frascati gli ha dedicato nel 1991 egli stesso scrive “nel dialetto è più viva e sincera l’anima del paese”, come a titolare la sua raccolta di componimenti, frutto proprio di un animo profondamente innamorato della sua Città e della gente che ci vive.
 
Sono proprio le descrizioni dei luoghi (le fontane, le chiese, le piazze), dei riti (le feste, i giochi), e ancora di più di Masi, i personaggi (il sacrestano di san Rocco, la guardia Martellini, don Salvatore Venturini, il maestro Acquasanta) a dare la maggiore connotazione alla poesia di Stellani.
 
E arriviamo ai nostri giorni con Luigi Cirilli, nato a Frascati nel 1928.
 
Le sue raccolte, “Frascati Mea” del 2007 e “Rime Frascatane” del 2008 (quest’ultimo a cura ancora dell’Associazione Amici di Frascati), contengono, tra l’altro, delle vere chicche topografiche della Frascati anteguerra con l’esatta indicazione dei vari esercizi commerciali, all’epoca esistenti via per via, e dei loro gestori; elemento questo di indubbio valore per una memoria da raccontare.
 
Pieni di spontaneità sono poi quei componimenti dettati dalla contingenza degli avvenimenti, che raffigurano un quadro vivissimo di fatti accaduti e di personaggi tipici.
 
Questa breve trattazione non può certamente chiudersi senza citare Florido Bocci, che mensilmente su di un periodico locale tratteggia da par suo la Città (gustosissima “ ‘u giru du Forte), Pietro Ortolani, Luciano Coromaldi, Basilio Ventura e tutti quegli altri sconosciuti ai più, che pur non avendo avuto gli onori delle stampe, hanno contribuito e contribuiscono a salvaguardare un tratto del patrimonio culturale della Città di Frascati di assoluto pregio.