La poesia di Sara Comuzzo: voce per chi non ne ha

Lettura e scelta poesie di Maurizio Rossi

Come esprime il nome, “Spaventapassero” è quel fantoccio immobile, messo in mezzo ai campi coltivati per spaventare gli uccelli e non far loro beccare i semi o le spighe già formate. Chi si sognerebbe di invitare a ballare qualcuno che mette paura, o almeno, disturba e per di più ben piantato in terra e che non si può muovere?

Sara Comuzzo fa qualcosa di ancora più difficile in questa “rappresentazione in cinque atti”: invita a “ballare” persone dotate di movimento, almeno in apparenza, ma che non sanno più o non vogliono farlo. Il ballo è gioia, festa, sensualità, vicinanza, anche dolce malinconia: tutto ciò che non hanno gli attori-persone da lei descritti nei versi. Sono spaventapasseri, perché disorientano, in quanto disorientati essi stessi, senza un centro a cui far riferimento, nella solitudine che è il loro destino. “Da quattro mesi, ormai,/ nessuno ti presta ascolto/ nessuno chiede Come stai?// eppure il mondo continua a girare,/ fare capriole, salti mortali, inversioni a X.” Il mondo continua a girare attorno al suo centro e poco importa se la forza centrifuga del suo andare fa volare via nello spazio cosmico chi è senza peso – una definizione, un ruolo – o non è ben radicato su un terreno che sente estraneo, ovvero per lui/lei arido.

Vallo a dire ai deserti/ che c’è liquido in abbondanza dentro di te./ Vallo a dire a qualcuno/ che sappia farsene qualcosa dei deliri”. E ci si chiede perché gli alcolisti e gli altri non “ballino”? Per la quotidiana consuetudine della normalità – che pure non va demonizzata – loro sono dei paradossi, piantati in un campo e lasciati là. È dura questa silloge e poeticamente imperfetta, certo; ma non può avere armonia, ritmo, assonanze, una poesia che racconti e faccia parlare chi non riesce neanche a togliersi la vita perché “non ha le palle” o semplicemente il desiderio di farlo: sparito, come gli altri desideri.

Farsi prossimo” è una scelta non solo evangelica – prendersi cura – ma anche ascoltare, apprendere degli “spaventapasseri” la visione, usarne lo stesso linguaggio, la frammentazione dei pensieri scaturiti dalla frammentazione della volontà; avendo la forza di farsi centro per loro, stabile, senza forza centrifuga. “Disossare gli orsacchiotti, Incendiare i pupazzi di neve, Tenere in vita i manichini, Cercare le vene alle bambole, Invitare gli spaventapasseri a ballare” sono immagini che raccontano esistenze centrifugate, senza lavaggio e prelavaggio, nel tentativo di prosciugare gli umori negativi della medicina ippocratica; col risultato di frammentare ancor più, ciò o chi è già in pezzi. Questo narra Sara Comuzzo, nella sua poesia evocativa anche nella forma: spezzata e a tratti persino disegnata.


Da qui

Incomincia tutto da qui:Comuzzo

la nausea, l’epicentro della notte,

il sudore di un fiore.

 

Quelle favole che da bambini

ci facevano addormentare,

ora ci tengono svegli.

 

Il sacrificio degli agnelli.

 

Una spina infetta sui polpastrelli

dei buoni propositi,

inconcludenti quanto la voglia di ricominciare.

 

Abbracciati alla luna

si cambia prospettiva

su lumini e candele

 

e si capisce che luce e ombra

sono solo due vecchi amici

che giocano a guardie e ladri

da sempre.


Vincenzo #2

Vincenzo si riallaccia i polsi

come a dire

come a dirti:

Avresti potuto salvarmi.


M23

Dal finestrino:

istantanee di una metropoli indaffarata.

Chi si ferma è perduto.

Ricorda i ciclisti di Deliveroo

quando devono superare il giorno di prova

per ottenere il posto sulla sella

che garantirà loro il diritto (o forse la gioia?)

di continuare a pedalare all’infinito

per recapitare cibo agli affamati “ricchi”.

Il trionfo del capitalismo liberale

ci aspetta al pub o sulle dating app.

Immaginarsi altre vite

sulla M23 che squarcia l’Inghilterra

come fettine di prosciutto affumicato.

Tra un fiore colto e l’altro donato,

l’ape sopravvive

ed è l’unica.

Le clessidre respirano a malapena oramai:

non c’è più tempo.


Sara Comuzzo (Udine, 1988) ha pubblicato sei raccolte di poesie e una di racconti. Sue poesie appaiono su siti, riviste e blog letterari in Italia e all’estero e sono state tradotte in portoghese, spagnolo, russo e inglese. Come critica e traduttrice cura la rubrica Having a Coke with You – Bere un Coca con Te – per la rivista Pioggia Obliqua. Ha studiato letteratura moderna e studi di genere alla Sussex University con una tesi sul teatro di Sarah Kane. Nel 2020 ha pubblicato sempre con Brè, Dove i Clown Vanno Quando Sono Tristi.

Sara Comuzzo, Invitare gli spaventapasseri a ballare, Brè Ed. (TV) 2023

Maurizio Rossi 06/06/2024