La mia Roma a piedi di Vincenzo Luciani

Recensione di Maurizio Rossi

 

È singolare l’itinerario formativo di Vincenzo Luciani: nato a Ischitella sul Gargano, vissuto da ragazzo, per qualche tempo, in Umbria, trapiantato giovane lavoratore e poi attivissimo politico e sindacalista nell’operosa Torino, è approdato finalmente a Roma. Qui ha svolto e ancora svolge instancabilmente la sua attività di giornalista, studioso, editore, poeta, scopritore di nuovi talenti…

In nessuno di questi luoghi si è sentito estraneo, per il suo carattere e il suo costante impegno, non solo professionale, ma come semplice cittadino.

Per questo chiama Roma “mia Roma”: il titolo del libro esprime il vissuto affatto personale di Vincenzo. Non un possesso che autorizzi a fare quella che mi pare! È un monito o perlomeno un invito a considerare questa Roma- e più estensivamente ogni città in cui si vive – “mia” nostra, dunque casa nostra. Perché non sia una semplice velleità, dice Vincenzo, occorre conoscerla, questa Roma, frequentarla, andarla a trovare nelle sue stanze più nascoste e dimenticate, senza fidarsi soltanto dei “sentito dire” o delle cronache dei giornali o dei telegiornali. Qui entrano in ballo “i piedi”: Vincenzo, “ultramaratoneta”, gran camminatore e poeta, sa che le cose bisogna vederle e scrutarle di persona, camminando, fermandosi a riflettere, fotografando; usando i piedi, appunto. Qualche tempo fa ha scritto questa poesia

 

Se io potessi bacerei i miei piedi

 

Se io potessi bacerei i miei piedi

e di carezze li ricoprirei

per quanti passi liberi e leggeri

mi han fatto camminare per montagne

e valli e per pianure e campi

e strade polverose.

Ma a fatica io tendo le mani

che non più la schiena si piega

dura, e m’arrendo,

e con quelle li saluto

e mando baci

comandati.

 

Un’Ode ai piedi! È ciò che meglio esprime l’essere viaggiatori, conoscitori, ricercatori. Infatti, buoni piedi, buona testa, buon cuore – nell’accezione più ampia che gli si attribuisce, di luogo delle emozioni  e dei sentimenti – oltre ad una formazione “sul campo” – sono premessa anche ad una buona scrittura, schietta, senza orpelli né messaggi indiretti. Da qui nasce il libro, che è un reportage, e più di un reportage, e vorrei spiegarlo con alcune considerazioni.

Una prima: le foto, con l’inquadratura, il taglio, la luce, completano la narrazione e non solo la asseverano, ma permettono al lettore di aggiungere emozioni e riflessioni personali a quelle dell’autore.

Ancora: Luciani descrive le sue camminate minuziosamente, indicando riferimenti dei luoghi e nomi delle strade, quasi con puntiglio; in fondo è quello che dovrebbe fare ogni bravo giornalista o reporter, specie nell’epoca dei tom tom e navigatori digitali che, pur essendo utilissimi ai nostri spostamenti, rischiano di farci compiere percorsi anonimi e passivi, conducendoci passo passo e focalizzando l’attenzione solo sulle direzioni e sulle distanze. Certamente il vivere la città, per molti di noi, consiste nel fare almeno due volte al giorno per tutti i giorni il medesimo itinerario, con lo stesso traffico e inevitabile stress: non c’è tempo né possibilità o desiderio di guardarsi attorno in un percorso semiautomatico in cui l’attenzione è quasi tutta per la guida. Chi poi utilizza i mezzi pubblici, o  la metro, ha altri problemi -attese, affollamento – e si concede soltanto la distrazione di leggere un libro o di dialogare con il telefonino.

Osservarsi intorno, vedere scorrere la Città, non può che darsi solo ai margini della coscienza. Beninteso siano benedetti i mezzi pubblici, così come i piedi!

Infatti anche Vincenzo li utilizza per le sue occupazioni o per rientrare a casa dopo una lunga camminata, tant’è che si definisce “poeta del tram” in un’altra sua poesia, semplice ma profondissima

 

Sono un poeta che incontri nel tram

sono un poeta che incontri nel tran

tran della vita

trita.

Sono il poeta dei giorni feriali

sono il poeta che ha eguali

e migliori di lui.

 

Leggendo attentamente questi versi, colpisce, oltre alle assonanze e al ritmo,  la parola “incontri” ripetuta e le parole “uguali” e “migliori” riferite ad altri poeti: non si tratta di un  esercizio di umiltà tout court, perché il confronto con qualcuno nasce dall’incontro, fa parte dell’incontro e può esserne la finalità. Ma si deve dare un incontro, anche in tram, dove Vincenzo osserva e riflette, dentro il mezzo e fuori dai finestrini. Non mancano per lui le occasioni nelle quali si imbatte, anche per caso, con amici o altre persone, nei bar, nei negozi o nei mercati, e anche queste sono annotate, descritte o semplicemente fotografate nei viaggi riportati. E questa è un’altra considerazione, fatta dopo la mia lettura.

 

Ultima annotazione: parchi, riserve naturali, il fiume Aniene -che più volte ritorna nelle escursioni dell’Autore, l’amato Aniene…Perché? mi viene da chiedergli… – sono portati all’attenzione dei lettori comuni e degli amministratori locali perché – utili alla salute psicofisica di chi abita a Roma, specie in periferia – sono luoghi bisognosi di cure e di manutenzione: e non sempre è così. Vincenzo lo sa bene, per il suo impegno in prima persona: ricordo che è stato trai promotori e i sostenitori della riqualificazione del parco di Tor tre Teste, nel quale ha abitato a lungo.

La mia Roma a piedi dunque, si offre sia come distrazione in tram o in metro, sia come opportunità per conoscere o ri-conoscere Roma, utilizzando un po’ del tempo libero e ripercorrere gli itinerari dell’autore,  in periferia come in altre zone “nobili” o storiche.

Le foto della copertina riassumono le diverse anime di questa Roma vincenziana e a margine, ma in bella evidenza, i veicoli che hanno permesso e permettono ancora il personalissimo racconto: i piedi, autentici, del nostro.

Come annotazione finale: il volume è composto di 96 pagine, con numerose foto dell’autore, e comprende ben 40 itinerari che, nell’ultima pagina, sono riassunti su di una pianta parziale di Roma, mediante una serie di frecce per indicare le direzioni delle camminate, a partire dal IV municipio, dove attualmente l’autore abita e svolge le sue molteplici attività.

 

Vincenzo Luciani, La mia Roma a piedi, Ed. Cofine, Roma, 2022