La metamorfosi del fungo di Eleonora Bellini

Recensione di Maria Lenti

Esce da La metamorfosi del fungo un risvolto particolare diffuso in tutta la raccolta e presente nella poetica di Eleonora Bellini: l’eticità. Esiste una via di salvezza per chi abita la terra tutta? Questo un interrogativo alla chiusura dell’appena uscito bel libro di Eleonora Bellini, primo classificato nella terza edizione del Premio “Vincenzo Pistocchi” 2025.  

Già la scelta stilistica delle due sezioni (La metamorfosi del fungo, con titoli da UNO a VENTUNO; Da queste parti. Poesie caduche, con titoli da 1 a 13; il narrativo largo; la nominazione dei diversi protagonisti; la simbologia mai astratta; le metafore in ritorno sulla nostra pelle) parrebbe indicare l’assunzione di diversità nella unione, mentre vivono nelle poesie, animali, piante, piantine vive di una vita che si forma e si riforma (ed ecco il titolo), determinata a non scomparire se… 

Se, appunto, il coabitatore umano della terra si fa creatura tra le creature e non calpestatore o indifferente sperimentatore per proprio gusto e sentimento, per proprio calcolo e vantaggio, per soggettivo uso monetaristico, non avendo peraltro l’inclinazione alla cuna del sentire le fibre o avendo sotterrato il pensiero scaturito dal sentire l’origine di gioie e dolori. 

Un sentire che è poi il sentire l’altro, comprenderne (prendere con sé) vita e dinamica esistenziale: nel cui ciclo ci siamo anche noi, esseri pensanti. Esseri, tuttavia, che non di rado si comportano come i bambini che, volendo conoscere  l’essenza o volendo inconsciamente testare il dolore (cfr. SETTE, p. 20), rendono animali e piante al proprio livello di crudeltà. Solo la consapevolezza dell’età potrà recriminare e condurre a pentimento quella dis-umanità iniziale, frutto in seguito di un indietro culturale vòlto a ridurre la natura a proprio consumo e ordinamento. 

Sarà una liberazione quando si potrà godere, avendo introiettato l’intrinseca energia di tutte le creature,  dello stare insieme fino in fondo. Anche, per esempio, con la pioggia:  «Felice giornata, pioggia. Tu piovi / dal cielo alla terra , risplendi su foglie e su tetti, su selci ed aiuole / trascorri gentile. (…) Tu rammenti /, sussurri, intoni canzoni a bassa voce, / come una madre. O una dea.»  (DIECI, p. 23). Sarà un passo avanti, lasciando ai primordi crudeltà e destini, passati e futuri improbabili, l’amore, l’affetto, l’attaccamento per avere-tenere con sé l’intorno: «Da queste parti trepida l’ulivo. / Altrove sradicato, ora è piantato / in mezzo al prato dove salta / la cavalletta e strisciano le serpi. (…) Certe volte / l’hortus conclusus è allegoria del mondo.» (9, p. 45)

Dicevo: una poesia etica che si può inserisce nella riflessione odierna sulla difesa e la sopravvivenza di noi tutti, nell’aut aut quasi tra convivenza e distruzione, tra eredità da lasciare o incerimento: come pensatori i più diversi – mi sostiene in questo momento Liu Cixin e il suo Memoria del passato della Terra – ci avvertono, ci hanno avvertiti, su un bene a cui non può essere sottratta, non si deve sottrarre la sua linfa. 

 

Eleonora Bellini, La metamorfosi del fungo, Prefazione di Elisa Nanini, Francavilla Marittima (CS), Macabor 2025, pp. 58 € 13.00