La forma dell’anima di Dante Ceccarini

Recensione e scelta di poesie di Maurizio Rossi

Se è vero, come dicevano i latini, che “Nomina omina sunt” è fin troppo facile riconoscere il destino poetico in Dante Ceccarini; ma senza paragoni che sarebbero fuorvianti, il Ceccarini si inserisce appunto nella generazione dei Poeti, segnalandosi in essa, ricevendo peraltro numerosi consensi. Mi unisce a lui non solo l’appartenenza al “popolo dei Versi”, ma anche il comune giuramento ad un certo Ippocrate di Kos, anche se per specialità differenti.

Prima di entrare nella lettura del libro, mi sono soffermato sull’immagine di copertina e, appurato che l’Anima di cui si parla ha una forma a cuore – simbolo della vita e dei sentimenti – mi ha colpito il messaggio ascendente/ discendente che l’immagine offre. Quell’uomo che si aggrappa al cuore- anima, ne viene da lui portato in alto verso il Cielo, le altezze; ma poi dallo stesso cuore è sostenuto, come da un pallone aerostatico, ed è infine accompagnato nella discesa, dolce, lenta, a-traumatica.

Dunque il destino dell’uomo, il nostro, è questa continua salita e volo nelle altezze, sogni, speculazioni, speranze, fede; ma anche ritorno a terra, tra le cose “minime” e quelle quotidiane, eppure non per questo meno importanti: lenta o veloce la salita, dolce la discesa, per non cadere rovinosamente nelle imprese e fatiche quotidiane.

Non fa così anche la Poesia? Non è anche la Poesia l’Anima del mondo?

Così “La forma dell’anima” si eleva nelle sezioni “Del sogno” e “Dell’Amore” e torna a terra per cantare “Della morte” e “Delle cose minime”; quest’ultima sezione, anzi, è una continua salita e discesa: dai “Dialoghi” al “Canto delle cicale”; dal “Ginocchio artrosico” al “tempo lento”; dal pane, il caffè macchiato, la tachipirina…alla luce, alla parola, alla poesia non innocua. Anche nelle singole composizioni la componente “di terra” si svela nel linguaggio medico, biologico: epidermide, atomi, fotoni, cordone ombelicale, placenta, recettori sensitivi, turbinati, retina, fino ad arrivare al “Perimetro dell’anima” che ad un medico non può non evocare la struttura della cellula, la sua membrana, la sua vitalità. Mentre la trascendenza del “cielo” si rivela ne: “l’immanente del divino”, “il cuore verde del mondo”, lo “spicciolo d’argento” ( la luna), “l’atto e potenza delle emozioni “(l’anima), la “lentezza che è sinonimo di saggezza”.

Da apprezzare “Ode al naso”, “Autismo è parola”, “Ode alla resilienza dei bambini”.

È una silloge ricca, forse eccessiva: la stessa sezione “Ode alle cose minime” che richiama Neruda, potrebbe essere un libretto a sé, denso di ricerca e significati, pur avendo una sua logica all’interno della raccolta. Il verso è libero, sciolto, a volte molto lungo, come l’Autore predilige e come attesta una delle sue “Ode al verso sciolto”: “trasuda sulla pelle/ e trasuda dentro l’anima/ e infine cala lentamente sull’erba/ e dentro la terra,/ ingravidandola.” La professione di Pediatra permea il linguaggio, aduso a comunicare con l’infanzia e perciò non intellettuale; apparentemente piano e colloquiale addirittura, è tutt’altro che “innocuo”, come la sua poesia, malinconica, non si lascia snaturare dalla nostalgia; aperta al “final cut”, ma anche ad un nuovo inizio; intima, senza essere autocentrata.

Il Ceccarini, così, si conferma poeta, efficace non soltanto nel dialetto sermonetano, ma anche nella lingua di Dante…appunto!

A pochi centimetri dall’eternità

Siamo immersi

in schioccanti cascate

di così tanta soave bellezza

(che ci circonda)

e allo stesso tempo

siamo sommersi

in profondissime voragini

di così tanta nauseante sconcezza

(che ci soffoca)…

Siamo a pochi centimetri dall’eternità.

Dai, amore, canta più forte,

non voglio più sentire avvicinarsi la morte.

Un sogno magro

Sul fondo dell’anima,

a volte,

capita di ritrovare

un sogno

essiccato

disossato,

scarnificato,

divenuto ormai

un cencio dimenticato

un’ombra virtuale,

un velo di fantasma:

ognuno ne ha uno

di questi sogni magri.

Contenitore contenuto

Anima bella, anima mia,

sempre di te ho disperato bisogno,

sei allo stesso tempo sostanza e forma del mio sogno,

filo d’Arianna del mio labirinto,

contenitore e contenuto del mio istinto,

pelle e carne delle mie sensazioni,

atto e potenza delle mie emozioni,.

Non soffocare il mio respiro,

non spezzare il mio sospiro,

non sciogliere la cera delle mie ali,

non spegnere le mie piccole aurore boreali.

Ti prego amore, tienimi con te,

contienimi dentro di te,

tu sola sai che ti appartengo,

così come io ti contengo.

Siamo II

…Siamo un orologio roso dal tempo,

con secondi e minuti che sgocciolano

come la pioggia dalle foglie a temporale finito.

Siamo raramente vocali dolci

e spesso consonanti violente,

tronchi d’alberi vuoti che sospirano

e foglioline verdi che un sospiro di vento fa cadere.

Siamo naufraghi dentro un mare d’indifferenza.

Siamo una acrobazia circolare tra cielo e terra.

Siamo asini che ragliano alla luna.

Siamo un grumo tecnologico orfani di una radice antica.

Il perimetro dell’anima

Il perimetro dell’anima

è indistinto

e sfumato

e permeabile,

non ha confini

o limiti

o legami.

Attraverso di esso filtrano

la bestemmia e la preghiera

il peccato e il pentimento

la fantasia e l’amore.

All’interno di questo perimetro labile

l’anima ama il silenzio che, solo,

permette di guardarsi dentro per guardare fuori.

E comprendere il fuori.

È qui che l’anima scintilla

ed ha la forma indistinta

ma immanente del divino.

Autismo è parola

Autismo è parola strana.

Io sono un bambino starno,

diverso dagli altri bambini,

sono chiuso in una bolla di sapone

che non scoppia mai.

…Autismo è una parola silenziosa.

Io sono un bambino buono buono,

non disturbo e non faccio rumore,

non faccio così tanto rumore

come fanno gli altri bambini,

anzi non mi piace giocare

con gli altri bambini.

…Autismo è una parola dolorosa.

Io no provo dolore,

io non so cos’è il dolore,

anche quando gli altri bambini mi prendono in giro

o quando ridono di me

e qualcuno mi prende a botte,

io non provo dolore,

io non so cos’è il dolore,

io resisto, resisto sempre.

Solo che ogni tanto sento

come formiche e scarafaggi

che dallo stomaco

salgono piano piano

fino al mio cuore.

Senza far rumore.

Dante Ceccarini, La forma dell’anima, drawup Ed. 2018

Dante Ceccarini è nato nel 1959 a Sermoneta (LT). Medico chirurgo e pediatria. É stato Presidente, dal 2004 al 2016, dell’Archeoclub di Sermoneta, nonché cofondatore dello stesso. Attualmente è Presidente onorario. È ideatore e promotore del progetto Sermonet’amo (concorso di poesie in dialetto sermonetano rivolto ai bambini e ai ragazzi delle scuole del territorio di Sermoneta). Vincitore di concorsi di poesie dal 2016, ha pubblicato: il “Primo dizionario sermonetano-italiano”. (2010); nel 2015 il “Secondo dizionario sermonetano-italiano” e “Primo dizionario italiano-sermonetano”; nel 2016 “Proverbi, detti, modi di dire, filastrocche, ninne nanne, maledizioni, imprecazioni, insulti in dialetto sermonetano, nei dialetti della provincia di Latina e nei dialetti italiani”; nel 2017 ha curato i dialoghi in sermonetano del libro “La ninfa contesa” di Salvatore Uroni; nel 2017, per Edizioni DrawUp, il libro di poesie in dialetto sermonetano “La fórma della malingonìa.”

Maurizio Rossi

Pubblicato il 2 luglio 2019