Kommedia, una parodia sui generis della Commedia dantesca, è l’ultimo libro di Luciano Prandini, edito recentemente da Incontri editrice.
“Tecnicamente, la parodia è l’imitazione dello stile e del pensiero di un testo letterario, vòlta a ottenere un effetto comico. Nel Novecento e dopo, le cose non si pongono sempre in modo tanto netto: e l’effetto comico può magari coincidere con un intento satirico, talora a sfondo tragico, com’è proprio di ogni satira degna di questo nome, da intendere non in chiave distruttiva o straniante, bensì ricostruttiva e rigenerativa del testo parodiato. Questo, assieme al grido di dolore per la tragedia del harakiri dell’umanità, è l’intento profondo che ha mosso la temeraria intrapresa dell’esperto poeta Luciano Prandini, di riconosciuta eccellenza nel campo di una poesia ora a dominante lirica ora a tenore allegorico espressa nel dialetto della Bassa modenese. In questa sede, egli si cimenta infatti con un compito da far tremare i polsi quale quello di percorrere un cammino analogo a quello del Dante Alighieri della prima cantica della Commedia, l’Inferno. Vista l’ottima stoffa metrica e retorica della persuasiva riscrittura operata da Prandini, l’effetto – oltre ad essere in sé decisamente godibile – conferma la necessità per la nostra poesia contemporanea di reintrodurre con consapevolezza sempre più convinta Dante nel canone espressivo che giocoforza è (e sarà anche in futuro) tenuto a far dialogare lingua poetica e responsabilità civile di chi la pronuncia”. (Alberto Bertoni)
La postfazione al libro di Pietro Civitareale
Per entrare più approfonditamente nel corpus del libro di Prandini riportiamo qui di seguito la postfazione al libro di Pietro Civitareale.
Cultura e disincanto nella Kommedia di Luciano Prandini
1. Sullo schema metrico-ritmico della terzina dantesca e con una ambientazione surreale da Divina Commedia, Luciano Prandini, nelle vesti di protagonista, immagina di avventurarsi in una realtà post mortem intesa come infinitesimale/spazio subliminale di energia costellato da una lunga serie di personaggi, forme informi del moto universale che entrano in scena per correlazione quali testimoni irrefutabili del suo pensiero.
Il primo è il poeta Giorgio Caproni (nelle vesti di guida e aedo), spirito lieve, ma scettico al massimo grado, il cui pensiero austero è che di là non c’è nulla/ nemmeno il nulla,…/ perché il nulla sarebbe già qualcosa. Per Caproni, infatti, esiste soltanto la natura; anzi, secondo Baruch Spinoza, un Deus sive natura, in obbedienza a una concezione della realtà delle cose dove, contro ogni logica, è sempre Dio che prevale, inteso come entità divinizzata, che non può non richiamare il suo contrario e cioè una “Natura sive Deus”, un Dio che si identifica con la natura.
A Caproni si affianca Giacomo Leopardi, ancora più scettico sull’esistenza di un mondo ultraterreno, di un universo iperuranio, promessa salvifica dalla condizione di sofferta caducità della vita terrena. E qui spunta Ludwig Feuerbach, per il quale inferno, purgatorio e paradiso sono soltanto il fumo di un camino (…) un fatuo campo eliso e il cui razionalismo ha ucciso quel Dio che l’uomo, in piena autonomia, si è creato da solo come Onnipotente d’infinito amore ma che resta indifferente all’umano dolore.
Siamo così, implicitamente, ai confini del moralismo idealistico hegeliano, fondato sul concetto dell’uomo come essere libero e che, proprio per questo, vincola se stesso alla propria ragione e autonomia decisionale. Di conseguenza, per conoscere quale possa essere il suo dovere, la morale non ha bisogno dell’idea di un essere supremo né di ricorrere ad un movente diverso dalla propria legge; ubbidire, cioè, a un’etica prefissata. È il ritorno a una concezione naturalistica della realtà, dove l’uomo ritrova se stesso senza pastoie intellettualistiche e nella quale l’immaginazione creativa acquista una funzione preminente, in obbedienza a un dinamismo agonistico sublimato da una concezione armonizzante della realtà terrena, nella convinzione che, senza una reciproca comprensione ed un comune intento operativo, non è possibile non solo vivere, ma conciliare l’ontologismo oppositivo di cui è permeata tutta la realtà delle cose.
2. Dopo Feuerbach subentra Albert Einstein, in presenza della moglie Milena Maric, compartecipe del lavoro che gli ha valso il Premio Nobel, il quale sovverte la concezione del tempo in quanto innaturale/… un’illusione… un’entità che varia nello spazio, a conferma dell’affermazione di Caproni per il quale gli elementi che formano il pensiero/ sono gli atomi, i quanti concertati/ della mente, e il Niente è un tropo vero... E qui viene fuori tutto il realismo disincantato di Prandini, di fronte agli interrogativi e agli eventi della realtà esistenziale, per il quale ciò che resta dell’uomo non è l’anima, ma la configurazione di un infinitesimale/ spazio subliminale di energia…
Poi entra Dante Alighieri, che riconosce come illusoria la realtà della sua Commedia, perché La verità è un’illusione/ che ognuno pensa di avere e non ha/ al chiuso della sua angolazione. Accanto a lui c’è Gesù Cristo, che rivendica la sua umanità e il suo insegnamento fondato sull’amore e la comprensione totale fra gli uomini. Ma, mentre alla visione di Dante l’Autore oppone la parola di Woytila e Bergoglio, secondo i quali l’Averno mai c’è stato e mai sarà/ c’è soltanto l’assenza del Signore/ e la mancanza di felicità, Gesù Cristo risponde ammettendo l’inutilità del suo sacrificio, sperando, al contempo, che laggiù qualcuno in cuore/ conservi ancora un poco la bellezza/ del mio messaggio teso al vero Amore, senza il quale l’esistenza diventerebbe una continua e inesauribile sorgente di violenza e di sofferenza, in un mondo dove l’uomo con la sua stoltezza/ si è già votato a una fine ingloriosa. Evidente accusa nei confronti della società del nostro tempo, sempre più succube del consumismo esasperato e dell’implicita avversione tra individuo e individuo, dove affogano le qualità e le risorse migliori dell’uomo.
Particolarissimo è l’incontro con William Blake, per il quale l’esperienza sensibile, la conoscenza diretta della realtà è solamente una parvenza del mondo reale; un incontro che sancisce una naturale capacità inventiva dell’essere umano, nella convinzione che soltanto i contrari sono fautori del progresso. In tal modo, si offre come precursore/ che predicava il necessario amplesso/ tra gli opposti Attrazione e Repulsione,/ specchio uno concavo e l’altro convesso. Nello stesso tempo, si propone come ispiratore d’una mistica della modernità, nei modi di un inno all’immaginazione che, varcando l’orizzonte della realtà, consente di creare realtà nuove, in cui la parola non è soltanto senso, ma anche suono e segno, espressione totalizzante dell’uomo, che riconosce il valore assoluto della conoscenza individuale sia del parlante che dello scrivente, per cui l’arte, figlia e prodotto dell’intuizione, assume un valore profetico, insegna a vedere nell’invisibile, a prefigurarsi i segni e i modi del futuro.
3. Dopo Blake ecco il caposaldo della “Beat generation”, Allen Ginsberg, con il suo dissacrante libro di poesie Hawl (Urlo), denuncia estrema contro il materialismo, l’edonismo, il conformismo della società statunitense, seguito da Majakovskij che col suo ultimo libro A piena voce si rivoltò contro l’orrore/ del troppo Stalin che aveva tradito/ la nuova Russia tramite il terrore, tradendo la rivoluzione di Lenin che lui aveva esaltato coi suoi versi. La vita è un sogno e i sogni son rimasti sogni gli risponde il protagonista citando un verso illuminante di Tolmino Baldassari, ammirato poeta dialettale romagnolo. Entrano poi Walt Whitman, Gioacchino Belli, Arnaldo Fusinato, Octavio Paz, la cui testimonianza avvalora il principio primario e irrinunciabile della musicalità in poesia: La musica è profumo, lauto incenso/ che arriva dentro senza medietà,/ non coglierla è peccato, riduzione,/ mutilazione di espressività; ragion per cui qualsiasi intervento musicale esterno, anche nel caso di cantautori, la svilisce come confermano Lucio Dalla e, implicitamente, anche Franco Battiato e Fabrizio De André.
Ora è la volta di Andrea Zanzotto, Pablo Neruda (che attribuisce la propria morte a Pinochet non alla malattia), Thomas Stearn Eliot e Ezra Pound, quest’ultimo processato e condannato per aver esaltato il fascismo di Mussolini, Hitler, e Oswald Mosley (fondatore nel 1932 dell’Unione Britannica dei Fascisti). Poi tocca all’astrofisica Margherita Huck: siamo oramai nel tunnel dell’orrore,/ la prora volta all’autodistruzione,/ col priapismo del consumatore. Nient’essere nel tempio dell’avere, interviene Erich Fromm – psicanalista tedesco che ha contribuito ad espandere notevolmente l’orizzonte scientifico della psicanalisi – che mette in luce il meccanismo della sudditanza dell’uomo per la Fuga dalla libertà da lui scelta per sottrarsi all’intima tensione/ del senso d’impotenza e di ansietà,/ dovuta al mondo forte e minaccioso.
Tra le apparizioni non poteva mancare Stephen Hawking (geniale astrofisico, titolare della cattedra che fu di Newton), per il quale non c’è bisogno di un Dio per spiegare la nascita dell’universo, perché… La verità/ rivelata non è, l’inizio vero/ è il Big Bang iniziale che si sa,/ è l’andamento inverso al buco nero. La vita è sorta, ribatte la Huck, per naturale intrinseca fusione/ degli stessi elementi primordiali:/ carbonio-idrogeno-ossigeno-azoto, e che ai mutamenti della selezione va aggiunta l’imperfezione nell’azione svolta dal DNA. Come conferma Sidney Brenner, premio Nobel per le sue scoperte sui meccanismi di regolazione genetica, che ammette di aver capito fuori tempo che i nostri geni non codificanti,/ pari a più del novantotto per cento/ del DNA, sonö integranti non spazzatura.
Ora il filo passa ad Herbert Marshal McLuhan, sociologo, filosofo e critico letterario, che mette a fuoco il ruolo preminente assunto dai media nella persuasione occulta, e Marco Ferreri, regista e sceneggiatore che ne La Grande Abbuffata si scaglia contro l’uomo-consumatore incapace di frenare la sua ingordigia urlando: Basta! ma non è bastato,/ quella rincorsa mai si è rallentata.
4. Di fronte al disfacimento, testimoniato dalla fluente e ben orchestrata sfilata di personaggi, anche il rifugio supremo offerto dalla religione si è rivelato vano e controproducente per le sue intrinseche contraddizioni (l’oggettiva presenza del male, unitamente all’ontologica assenza o indifferenza di Dio), ma soprattutto per gli intenti speculativi perseguiti il più delle volte dalle autorità religiose. Fatta eccezione per coloro che si sono battuti per il riscatto degli oppressi, come rivendica Romero che ha combattuto al prezzo della vita per quel ‘buon’ Dio che la gerarchia/ arroccata al potere saldamente/ tradiva follemente in aporìa/ puttaneggiando coi regi abilmente/ con pervasiva impudente bulimia.
Peggio accade con la barbarie dell’ISIS (Daesh) per una fede folle e radicata nell’alcova/ di mistiche torsioni reazionarie,/ di un fideismo che non si rinnova/ col progredire della società, dice un Imam decapitato per la sua opposizione. Un credo avvelenato dall’orrore e dall’alterazione, perché la violenza non è che distorsione/ del volere di Allah, è un disonore.
Emergono anche le nefandezze e gli orrori, non da meno della Shoah, che hanno infangato la storia, tra cui la schiavitù e la deportazione di milioni di neri incatenati/ straziati con ferociä hitleriana, come ricorda una di loro, Akame. Oppure lo sterminio operato da re Leopoldo che con promesse di emancipazione/ asservì i congolesi alle sue brame:/ oltre dieci milioni di persone/ trucidati senz’ombra di pietà, dice Lumumba. O le efferate guerre coloniali per gli stermini e l’uso dell’iprite in Libia ed Etiopia con la gente, racconta la nativa Melaku, distrutta da nefropatia,/ soffocamento, nausea, bruciore. O le brutalità del generale Roatta in Jugoslavia che incendiava/ villaggi interi a iosa per diletto/ e nei suoi lager gettò anche i bambini in ossequio al comando di Mussolini: Mai sarete abbastanza/ ladri, violentatori, assassini. Così come l’annientamento del popolo palestinese costretto a subire tanta assurda, assoluta imposizione da parte di quegli stessi israeliani che hanno subito la Shoah… E i colpi di stato guidati dalla CIA in Cile, racconta Allende, e in tutta l’America Latina coi desaparecido, torturati, trucidati e gettati dall’alto ancora vivi in pasto ai pescecani,/… e ai caimani…
Compaiono poi le figure che sul piano filosofico e ideale hanno ispirato o supportato il nazismo, come Céline Per l’antisemitismo spudorato/… vomitato con tanta energia, per cui fu processato e condannato, pur avendo ammodernato la letteratura con altri libri di alta maestria. E Nietzsche per il quale il male è tutto ciò che deriva dalla debolezza e dal cristianesimo opposto agli istinti vitali; il bene è ciò che accresce il senso, la volontà di potenza e la potenza stessa dell’uomo, con il Superuomo, ispiratore di quella Germania decisa a sottomettere il mondo qual razza superiore pretendente/ al trono di possente imperatore.
Risorgeremo da questa follia?, si chiede l’autore. Nell’incombente precipizio l’unica luce forse è la nuova scienza, l’oltre frontiera della conoscenza. In questa realtà il solo rifugio non può che essere l’Altrove, quell’immensa prateria dove scorre il fiume dell’immaginazione, della poesia, della creatività, della sublimazione, del compimento di se stessi. Per comprendere la prevalenza del male bisogna risalire alla radice primordiale, quando bene o male non esistevano, c’era l’equilibrio interiore, finché venne Dio col suo sopravvento/ e la mela del Male imperituro.
5. Si tratta di un percorso intensissimo che dimostra l’ampiezza e la pluralità degli interessi e delle conoscenze dell’Autore (che è poi tutto sommato, ciò che veramente conta nella fattispecie d’una esegesi che mira sostanzialmente a sottolineare le qualità e gli aspetti estetici e tematici di un’opera letteraria), assieme all’intelligenza e alla perspicacia con cui egli riesce a coniugare la poesia (un genere inventivo di non facile mediazione) con la cultura considerata nella sua specificità, la tecnica della composizione letteraria con l’informazione, la fantasia con l’intento pedagogico; a stimolare, insomma, l’attenzione del lettore fino a indurlo ad un irrefutabile coinvolgimento.
Col trentunesimo canto, il poema si chiude, affermando e sancendo anche i termini destinali dei personaggi che popolano questo immaginario universo ultraterreno:
Di qui si prende l’addio senza ritorno,/ Di qui si scende alla pietra tombale,/ Di qui si rende l’anima nel forno/ del niente eterno soprannaturale./ Oh voi che avete agito ed inseguito/ l’istinto licenzioso materiale/ sappiate che da qui nessuno è uscito.
E intanto la situazione si ribalta, le cose cambiano radicalmente assumendo altre sembianze (compreso Caproni, il virgiliano accompagnatore, che svanisce) e il protagonista stesso si ritrova a tu per tu con la realtà quotidiana, con le sue gioie e le sue amarezze, con il suo bene e il suo male, dove la certezza scientifica, il sogno d’una esistenza oltretempo ed oltrespazio si sono ormai dileguati e bisogna tornare a vivere con le speranze e i disinganni di sempre, con la consapevolezza che ogni cosa acquista le sue suggestioni e le sue repulsioni in base alle disponibilità dell’io, alle sue capacità di trascendere la realtà trasmutandola attraverso la forza dell’intuizione e della propria attitudine creativa.
È questo, tutto sommato, il senso etico, il nocciolo dell’insegnamento morale che il poema fornisce, che si insedia, permanendovi, nella memoria del lettore, unitamente al piacere derivante dalla sua lettura con le relative suggestioni tematiche e stilistiche. Del resto, la ricchezza e l’ampiezza degli argomenti proposti, l’identità morale e culturale dei personaggi evocati, chi per una ragione e chi per un’altra, concorrono a rivelare l’identità umana o, se si vuole, il profilo intellettuale e psicologico dell’autore, in cui sono in gioco tutte le facoltà più raffinate e prensili della sua personalità, tese, nell’ambito di un “divertissement” figurativo ed espressivo privo di intenti sperimentali, alla realizzazione di un’opera letteraria ricca di sapiente concretezza e specchiata allusività, emergenti da una tensione problematica e da un naturale desiderio rivelativo d’una particolare ed esemplare sensibilità e da una raffinata e singolare tecnica compositiva.
Sul piano stilistico, infine, va sottolineato che il dettato poetico di questa opera, a parte il richiamo precostituito alla valenza metrica e figurativa della poesia dantesca (lodevolmente e compiutamente personalizzata), esibisce delle sonorità, come dire, “umanizzate”, come se le parole non fossero simboli grafici, segni comunicativi, ma parole pronunciate. E ciò perché il testo poetico è costitutivamente sottoposto ad alcuni divieti normativi di tipo lessicale, morfologico e sintattico e il sistema grammaticale è finalizzato alla semantizzazione di tutti gli elementi che lo costituiscono; perché la struttura fonologica che appartiene alla lingua comune, che risiede in un idioma standard, diventa in un testo poetico, sul piano espressivo, una struttura di contenuto, un valore tematico. Il fonema, insomma, si fa segno, come la parola costituisce l’unità totalizzante del testo.
Ci troviamo di fronte, insomma, ad un’opera letteraria esemplare, che impreziosisce la poesia e allarga l’orizzonte del panorama letterario contemporaneo.
Pietro Civitareale
Luciano Prandini Nato a Concordia (MO) nel 1944, vive e opera a Castelfranco Emilia, come scrittore, vignettista, illustratore, presidente del Circolo Letterario Rossopietra di cui ha diretto la casa editrice omonima. Tra le sue pubblicazioni: •poesia: Armonia di Conflitti (Tracce, 1988), Acque Occidentali (NCE,1992), Il sommesso viaggiatore (Incontri Editrice, 2008), Fulet (Rossopietra, 2012), Tango (Rossopietra, 2020) •narrativa: Rosso di sera, romanzo (Incontri Editrice, Sassuolo 2009), Corporale, racconti (Rossopietra, 2021) •ragazzi: Nel paese di qui qua, filastrocche illustrate (Libreria del Corso Editore, 2006), La luna innamorata, filastrocche illustrate (Rossopietra, 2010); Il lupo è ritornato, filastrocche illustrate, musicate e cantate (Rossopietra 2020) •satira: Poetrisus (Rossopietra, 2010), Svaccabolario (Rossopietra, 2013), Fumus Persecutionis (Rossopietra, 2021), Divina Tragedia (Rossopietra, 2021) •audiovisivi (poesia-musica-immagini): Nel rombo del silenzio, Lassù nell’alto appennino, La mia Costa Rica, La fabbrica della tradizione, Universo Uomo, Sculture nell’aia (Rossopietra)
