Jurne e jurne di Giuseppe Rosato

Recensione di Gian Piero Stefanoni

 

Non cesserà di esserci cara, mai, la scrittura di Giuseppe Rosato così densa, così partecipativa al fremere acceso dell’esistenza anche quando la stessa esistenza sembra chiudersi, celarsi a una parola che possa dire della vita la sua attiva attesa, la paga d’amore. Perché è ben vivo ancora l’autore di Lanciano che in quest’ultimo volume produce uno scarto in avanti rispetto ai volumi precedenti.

A fronte infatti di uno spazio chiuso al confine di una terra (quella dello spirito evidentemente) che più non può aprirsi almeno come nella chiusa ne La scure che s’attonne  (sempre per la Raffaelli, 2009) ad una neve che possa nascondere l’arrivo della notte, il dire che è un dire rovesciato rispetto a un ricordo che non unisce ma disincarna e fa più forte la distanza, è un dire della lotta anche con il dettato poetico tout court che vuole- e fa- della memoria il luogo della ricucitura e della presenza.

Al proposito ci viene in mente il percorso di Giovanni Stefano Savino, altro grande vecchio della nostra poesia (e come Rosato figura la cui fortuna critica avrebbe forse meritato più degna attenzione), la cui serrata e quotidiana analisi al limitare del tempo ci ha restituito del tempo la dimensione di un varco incontrollabile nella irredimibile condizione della nostra solitudine. E però mentre in Savino il ricordo aiuta a scandire il pensiero dando ad ogni giorno la netta trasposizione di una riconoscibile luce, qui in Rosato il pensiero non riconosce il ricordo ma se ne serve scartandone le lusinghe (come direbbe Franco Loi nella seconda di copertina), la vita ora non vita cui solo una asciutta tenerezza può mantenersi agli occhi nella prossimità e nella solidarietà degli elementi. E due sono i grandi spazi di un racconto prevalentemente mentale nell’affondo frentano della lingua: il mare e la neve, nella concretezza ora dei luoghi (Lanciano, in odore di Majella, così vicina alla costa) ora del simbolo. Il mare, con cui la narrazione si apre, nel suo dilatarsi biblico ad affacciarsi e poi a ritirarsi come da creazione fino ad essere un solo mare raccolte cose ed uomini; il mare, ancora, dove sa che riposa il bene dato e scambiato con l’amata moglie che là l’attende.

Ma il dolore eppure resta, ne è la consonanza, racchiusa in un anima che il ritrarsi della marea però fa sola, sola tra i vicoli, le strade del quartiere, della città cui nessuno più, dell’altro tempo, dell’altra vita, può darsi all’affaccio delle finestre e del cuore. Un dolore allora per questo reliquia perché forma del solo tempo rimasto, di un tempo superstite che forse solo la morte nel suo mistero potrà spiegare o la neve- la neve, ecco!- può accogliere e dare respiro  dando battito a una ciclicità cosmica, e dunque umana, che pare aver smarrito il proprio ordine, e dunque la propria fede. Fede che in Rosato si accompagna però ad un paziente disinganno trovando proprio nella notte ora figura della quiete ora del buio. Gli accenti così raggiungono vertici di altissima liricità cui la mente sembra comunque liberarsi, sciogliere il dettato in una ricomposizione di uomini, dei, elementi atti a sospenderlo, a sospenderci da quella malattia del pensiero che si chiama indugiare nell’ansia della richiesta e del non senso. Questo, in un contrasto che non può ahinoi comunque avere qui definitiva pace, l’ultima lezione di un maestro a cui auguriamo, come da versi, il bene di una luce mai stanca.

Quella stessa che certo che non lo ha dimenticato: “Facé cagnà’ lu sòne a le campàne/la nenguènte, parèva ca nu mante/je se pusève ’n colle, o ca sunéve/da nu fònne de mare../E la voce de Ddìie/s’accujaté esse pure, a lu selènzije,/’ncantàte mmèzz’a tutte chelu bbianche” (“Faceva cambiare suono alle campane/la nevicata, sembrava che un manto/ si posasse loro addosso o che suonassero/da un fondo di mare../E la voce di Dio/si acquietava anch’essa, nel silenzio/incantata in mezzo a tutto quel bianco”).

Giuseppe Rosato, Jurne e jurne , Raffaelli Editore, Rimini 2019.

 

Gian Piero Stefanoni

 

Pubblicato il 5 giugno 2019

vedi anche

https://poetidelparco.it/giuseppe-rosato/

https://poetidelparco.it/il-buio-la-neve-di-giuseppe-rosato/