Infinito Leopardi di Anna De Simone

Recensione di Nelvia Di Monte

 

Un libro che è molto di più di una ricerca per capire “se e quanto sia radicata la poesia di Leopardi tra i contemporanei”. Un’esposizione documentata ma agile e, soprattutto, molto empatica lo trasforma in un invito a lasciarsi coinvolgere da tematiche ed atmosfere leopardiane, perché “evocare quella presenza” è ritrovare “sensazioni, ricordi, speranze” che custodiamo nella nostra intimità. Anna De Simone ha dedicato una vita alla poesia, a studiarla, insegnarla e a scriverne come esperta di critica letteraria, valente ma riservata, presenza amica per molti poeti. Questa sua passione è l’elemento che vivifica la lettura dei vari capitoli, ci guida a osservare da un’altra prospettiva testi noti e a conoscere altri autori, più isolati, senza giudizi di valore ma evidenziando in ciascuno quegli echi leopardiani che costituiscono il motivo di fondo della ricerca.

Con uno sguardo libero da schemi precostituiti, la De Simone inizia l’indagine dallo struggente testo «È di nuovo alla porta – la sua voce –» in cui Emily Dickinson parla dell’amore dell’io per qualcuno che giunge da un altrove misterioso, e poi descrive la  luna, la solitudine, il ricordo, l’attesa. Sono i temi che saranno via via esposti analizzando i vari autori, presentati in modo incisivo e senza perdere di vista la meta, che è di inoltrarsi nei loro testi mettendoli non a confronto, ma in risonanza con i testi più famosi di Leopardi, del quale sono riportati anche brani dello Zibaldone, delle Operette morali e delle lettere, in modo che riflessioni filosofiche ed esperienze vissute approfondiscano i temi affrontati e accompagnino “ciascuno di noi, lettori più o meno distratti, più o meno interessati a quella cosa immensa che è la poesia”.

Si può leggere il libro seguendo l’ordine dato oppure il proprio istintivo piacere, scoprendo interessanti accostamenti e insolite osservazioni sui classici novecenteschi e su autori più recenti. Emergono le somiglianze e le sfumature nel trattare lo stesso tema o la stessa immagine: quel paesaggio illuminato dalla luna, “alfa e omega dell’opera in versi di Leopardi”, assume un’impronta indelebile nelle poesie di Giotti e della Dorato, nei paesaggi di Antonia Pozzi, in Vocativo di Zanzotto («Improbabile esistere di ora / in ora allinea me e le siepi / all’ultimo tremore della diletta luna»). La giovinezza perduta di Silvia, la delusa aspettativa verso il futuro, riappare nella figura della Esterina montaliana come in Sarina, la ragazza siciliana di un testo di Renato Pennisi, o nell’illusione d’amore di una Silvia dei nostri giorni, nell’omonima poesia di Maria Grazia Maiorino. O nel vuoto di una perdita irrimediabile quando «è notte su ogni volto / che abbiamo amato», nel Tema dell’addio di Milo De Angelis. Torna più volte il pessimismo di Leopardi, connesso ad una natura indifferente se non matrigna, così nel male di vivere degli Ossi di seppia, nel nulla che rimane di tutti quelli che se ne sono andati, «Foglie / che solo il cuore vede / a cui la mente non crede» nella poesia di Caproni, nell’unica consolazione del comporre («A noi che non abbiamo / altra felicità che di parole») di Sbarbaro.

Prevalgono ovviamente autori italiani, ma compaiono riferimenti a poeti stranieri, oltre ai lirici greci, perché senza confini e condiviso deve essere il dialogo sulla e dentro la poesia. Non è possibile dare conto dei molti spunti critici che vengono trattati in quest’opera, a volte in modo più ampio, a volte racchiusi in poche ma dense riflessioni, dove temi e testi si intrecciano con continui rimandi, e con qualche ripetizione, propria di chi incrocia i propri passi mentre intraprende un altro sentiero. L’attesa, una tematica ampiamente citata in vari autori, è pure il titolo della poesia di Raymond Carver  “che fa da sigillo” al libro, che si chiude come un viaggio che ritorna a quella «soglia» dove da tanto attende la persona che ti ama.

Anche per Anna De Simone la poesia è stata il «pensiero dominante», ben oltre i suoi studi e la sua scrittura critica se, con la solita discrezione, ha così riassunto in una nota a piè di pagina quanto il poeta di Recanati sia importante per tutti, non solo per la poesia contemporanea inaugurata con il famoso testo: “Sì, Leopardi appartiene davvero a ciascuno di noi, e se ne sta silenzioso ma vigile, nel diario non scritto dei nostri pensieri, dei nostri sentimenti più segreti, delle nostre attese più o meno illusorie e della nostra ansia d’infinito”.

Anna De Simone,  Infinito Leopardi, Circolo culturale Menocchio, Montereale Valcellina 2018

 

Nelvia Di Monte

 

Pubblicato il 22 febbraio 2019