Il mio paese è una stella di Max Ponte

di Vincenzo Luciani

Devo stare molto attento a non parlare di me e della mia ultrasessantennale conoscenza di Villanova d’Asti, il paese dominante, nelle sue molteplici sfaccettature, di questa bella raccolta di Max Ponte “Il mio paese è una stella”, da me frequentato, partendo da Valfenera che dista appena 5 chilometri diritti, avendo ottenuto in sorte il privilegio di conoscere il poeta, il comune amico Enrico Aprato e Delia Cortese con la quale ho dialogato, purtroppo solo on line, abbeverandomi ai suoi sapienti scritti su Villanova, in Facebook. Insomma, per me, tre genius loci, straordinariamente e diversamente convergenti nell’amore per il loro paese.

Di Enrico Aprato mi rimane l’incancellabile ricordo dei suoi mitici racconti villanovesi e dell’intero territorio astense che conosceva in profondità.

Delia Cortese, dalla sua Middlesex University, Londra ci regala una stimolante posfazione che, in poche esatte parole, ci informa, tra l’altro, che «Villanova fu fondata nel 1248 come una villa nuova, popolata da genti raccolte nella piana su cui il paese si sdraiò. Voluta da Asti e desiderata da tanti nel corso dei secoli Villanova fu protetta da due torri che le fecero da sentinelle, fu abbracciata da una fortezza a forma di stella. Qualche volta divenne francese, per un attimo quasi spagnola, più spesso savoiarda, poi italiana ma sempre piemontese. Un cuore rurale che nel tempo ha acquisito una scorza industriale». 

Non vi saranno senz’altro sfuggiti quel poeticissimo «nella piana su cui il paese si sdraiò», la fortezza «a forma di stella» che spiega il titolo della raccolta, l’efficace descrizione con aggettivi sulle diverse facce e dominazioni di un luogo dal «cuore rurale e scorza industriale»

«Villanova – prosegue Delia Cortese – da sempre ricettacolo del nuovo, crocevia di genti e culture. Per la strada maestra che solca il paese sono passate le sorti del mondo: re e regine, papi, scienziati, letterati, rifugiati ed esuli, briganti ed amanti (…) Villanovesi sono entrati nelle corti dEuropa, hanno costruito città, salvato genti, arato campi» Infine, acutamente conclude: «la Villanova cantata da Max Ponte è anche una metafora delle stelle che ognuno di noi siamo: ognuno, a modo suo brilla in un firmamento umano fatto delle proprie piccole grandi storie, di sogni, di rimpianti, di qualche sconfitta e di tante vittorie”. (…) Villanova è anche questo: un luogo dove leco dellantico dialoga con lonomatopea del futuro (…) Villanova in questa opera va oltre il paese, nella penna di Max Ponte diventa un universo emotivo racchiuso in versi. Una stella ci vuole» 

Sono grato a Delia Cortese perché consente anche ad un lettore, ignaro della storia del luogo, delle sue caratteristiche e del suo suo carattere, di comprendere aspetti fondamentali che sono alla base di questa ispirata e coinvolgente raccolta che rappresenta uno stato di avanzamento notevole nell’ars poetica, divenuta matura, di Max Ponte.

Il poeta ne dà prova sia nei testi che nella sintetica introduzione che accompagna il libro, dischiudendone i motivi ispiratori che la animano.

«Il mio paese – così il poeta nell’introduzione – è una stella nella verde costellazione dellAstigiano, il mio paese è una fortezza laddove di paesi se ne contano centodiciassette, ognuno un microcosmo, in cui il sabato ha il sapore della fuga, la domenica la messa, la carta dei giornali e gli aperitivi, oltre la collina sembra di scorgere lombra di un partigiano o di un soldato tornato dal fronte, il mio paese è una radice che saggrappa, uno strumento che fende la terra, il mio paese è schivo, accoglie i potenti, ma sempre con una certa diffidenza, il mio paese conosce i campi e le placide attese del bestiame, il mio paese ha le fabbriche che fanno molto anni 80 e i bar in centro, i migliori social le voci che viaggiano al mercato, il mio paese ha uninvidiabile memoria, il mio paese è lItalia interna, quella dove resiste a suo modo la favola bella, il mio paese è una stella». 

Ed ecco una spigolatura nelle poesie della nuova raccolta di Max Ponte, di cui piace rilevare due temi fondamentali: i ricordi e il paesaggio. Lo farò ricorrendo a citazioni di versi sparsi e di alcune poesie che maggiormente mi hanno colpito e intrigato.

I ricordi

In «Nei corridoi delle medie di Villanova le partite di carta stagnola» (p. 9) un vivido ricordo di scuola ; «le bucce dagrume / lacre profumo / darancione memoria / sul far del Natale»ci riportano un profumo d’infanzia in “La cura del fuoco” (p. 10). “La nostra casa come edera al mondo” sottolinea un’appartenenza indistruttibile, alle radici anche con la ripetizione ossessiva «la nostra casa» (p. 12). Molto suggestiva “Mia nonna creava draghi con le zucchine”: «La legna destate era fatta per giocare / i salici diventavano armi arboree / e le zucchine animali dai piedi / sottili con gli stuzzicadenti che / mia nonna infilava alle verdure / poi le guardava compiaciuta come / una bambina guardava i suoi draghi» ( p. 32). In “Lezioni di nuoto” dominano i ricordi, molto nitidi degli oggetti e degli odori e sapor e tra questi: «lodore / forte del cloro / il sapore della cioccolata / delle macchinette / la carta stagnola / dei panini fra i costumi / e laccappatoio monacale» (pp. 38-39). In “Mi ricordo una furvaja” lappartenenza ad un mondo: protetto da una buccia / duva fragola e silenzio (p. 47). Straordinaria è “Mio nonno aveva 18 anni” (p. 43), concisa e che mi piace riportare per intero: «Mio nonno aveva 18 anni / quando lItalia entrò in guerra / alla festa di leva fumava / con un orsetto al braccio / aveva lorologio il foulard / un cappello una coccarda / lo sguardo pulito e strafottente / il candore lastuzia la tenacia / dei contadini, forse un / coltello in tasca»

Il paesaggio

La vasta pianura padana, Villanova “sdraiata” in essa insieme ai paesi e a ciò che li circonda sono i luoghi in cui il poeta si incammina e: «Sarà ancora la natura / a segnare i contorni / a metter la nostra / nera sagoma contro / il profilo delle Alpi / sarà ancora la natura / a farci varcare i boschi / a lasciarci dimentichi / verso interminati spazi /a farci meravigliare / nelle ore vespertine / come viandanti». E “Sarà il tempo del giallo rotante” quello dei vasti campi di girasole (p. 13) oppure i misteri del Monferrato e del suo sangue-vino “celato nelle cantine” (p. 15) oppure la via Maestra e la massicciata che ha resistito a tutte le intemperie, con la sua sorprendente, visionaria conclusione in “Le brecce nellasfalto” (p. 18) che: Vedono Valentina Visconti / parlare a fanciulle ridenti / con i tacchi rotti. 

Nella sterminata pianura gli agricoltori, con l’occhio ai bianchi confini di genti così gelide e resistenti «da dar / alla terra piatta / vertici celesti» (p. 19), con un mondo che «finiva sulla statale ma credeva nell’america» (p. 26). Ed ecco apparire “Le ruote della fienagione” un altro elemento che caratterizza il paesaggio villanovese e non solo (p. 33).

In esso il poeta, per lavoro pendolare nella grande Torino, trova casa e pace: «Mia ombra è un / animale domestico / che mi fa rincasare (p. 30). In quel rifugio egli passerà tutta la notte ad ascoltare la “lluvia” la pioggia che piace molto al nostro e che ascolterà «finché lavo comparirà / per portarmi in Argentina». 

Segnalo infine anche queste due poesie, la prima Tutte le poesie imparano a tramontare” (p. 37), molto bella, evocatrice del paese-stella e persino del mare padano: «Tutte le poesie / allimbrunire son fatte / della bruma delle colline / finiscono davanti al mulino / del casale con fumi rossastri / sul crinale, è il gran cinema / dellalbero e del pilone / la discesa nei fondali / della foresta che estende / le radici sui fossili dove / cera il mare, tutte / le poesie allimbrunire / aspettano i bambini / davanti alle scuole / hanno la forma delle / foglie e imparano / a tramontare». 

La seconda è “La durata dei fiori” (p. 46) molto bella ed ispirata: «La durata dei fiori è la durata / delle memorie dei lepidotteri / lattimo del profumo la nota / di silenzio ove con i nonni noi / sedevamo fuori sul marciapiede / a guardare non so che cosa la / gente passare o laltro pezzo di / casa che era il paese la durata / dei fiori è il tempo del mandàla / il giorno dellInfiorata lattimo / lo sfavillio del tuo sguardo in cui / sprigioni di grazia tutto il coraggio / attinto freddo nelle acquasantiere / riversato con le biciclette nei prati / passato attraverso le feste di leva / gli incidenti i morti lungo la strada / la durata dei fiori è la durata / del passaggio la ricerca del gesto / indelebile che ricongiunga il cielo / con la terra e infranga il miraggio» 

Il libro si può ordinare in: https://letteraturaalternativa.it/shop/poetic-lab/il-mio-paese-e-una-stella-max-ponte/

***

Max Ponte, poeta, narratore e ricercatore, è nato ad Asti. Ha studiato a Torino dove si è laureato in filosofia e a Parigi dove ha intrapreso studi letterari. Ha pubblicato alcune raccolte poetiche, lultima delle quali si intitola Ad ogni naufragio sarò con te” (La Strada per Babilonia 2020). Ha curato con Andrea Laiolo la riedizione dellopera alfieriana La virtù sconosciuta” (Paginauno). Nel 2023 Federico Sirianni ha messo in musica la poesia di Max Ponte La promessa della felicità”, brano finalista alla Targa Tenco 2024. È stato incluso da Alfredo Rienzi in Poesia a Torino.  Centanni e quaranta volti” (puntoacapo 2024). Ha partecipato a vari eventi letterari e culturali. Le sue poesie sono state tradotte in francese, spagnolo e rumeno. Max Ponte è anche autore di racconti, un suo testo fa parte di Astigiani narranti” (CreArTe 2024).