Il caso Blanc di Giancarla Pinaffo

Recensione di Maurizio Rossi

 

Solo adesso ho potuto leggere questo libro, grazie ad un simpatico gesto dell’Autrice, conosciuta come poeta. Non sembra uno scritto di quasi venticinque anni fa, ma piuttosto un attualissimo monologo dalle molteplici suggestioni: la parità uomo-donna, ancora e ancor più oggi incompleta; il razzismo; il rifiuto della diversità; la crisi familiare; il ruolo dell’apparenza nella società; il disagio esistenziale, non solo dei giovani; la crisi occupazionale, conseguenza di crisi delle imprese.

La protagonista, scrivendo un memoriale ad uso clinico, espone la sua strana malattia, consistente in una mutazione esteriore progressiva; senza arrivare alle metamorfosi narrate da Ovidio o Kafka, il dramma che si consuma è quello di una donna che non riesce ad essere sé stessa, anche nei momenti migliori della sua vita, quando sembra essere accolta per la sua funzione – la sua “casella” – più che come persona. “Una tolemaica ingenuità era giunta a farmi credere che la stima fosse orientata alla mia raffinata attitudine gestionale ed organizzativa…ma era indirizzata piuttosto alla mia scrivania, ovvero alla casellina nell’organigramma aziendale in cui essa era raffigurata.”

La sua esistenza, dunque, a parte una breve parentesi di successo, peraltro mai paragonabile  a quello dei colleghi maschi, e ottenuto a prezzo di grandissimo impegno e pazienza, passa da un’infanzia e giovinezza di vezzeggiamenti e adulazioni, di invidie ed emulazioni, ad una piena maturità di rifiuto, misconoscimento, segregazione e disprezzo: ma sempre a causa del suo aspetto esteriore, della sua bellezza o bruttezza, secondo i canoni sociali e il sentire comune europeo, di allora come di oggi.

“Bella biondina – mi dicevano allora. Era stata una ben amara epifania quando compresi che affetto e considerazione non erano rivolti a me come complessità dell’essere, ma soltanto alla purezza di melodia che le corde dell’avvenenza insite nel mio aspetto suonava.” E ancora: “Purtroppo trascorsa la curiosità iniziale ed anche una certa benevolenza verso i primi colorati qui giunti, oggi avverto chiari segni di intolleranza…È più facile che sia l’esterno, il prossimo con statuti mai scritti a scegliere per noi, ad imporci la realtà anche se sgradevole: siamo vittime dell’altrui conformismo.”

La vicenda personale si intreccia con quella sociale, con la crisi del lavoro, che colpisce una città fortemente industrializzata come Torino; ed è emblematico che, quando anche l’uomo, il marito di Maria Chiara, perde il lavoro a causa della crisi, neanche allora si componga una solidarietà uomo-donna, vittime entrambi, anche se in modo differente, di una società malata e ingiusta. Né viene in aiuto la condizione sociale e culturale dei protagonisti, perché è proprio la formazione culturale a separare i ruoli e i diritti di entrambi.

Interessante potrebbe essere anche una lettura in autoanalisi della vicenda di Maria Chiara Blanc (nome fortemente caratterizzante!): inizia una malattia dovuta al tentativo di superare il giudizio esteriore, “capovolgendo” il proprio aspetto; come il bambino chiuso in sé, per timidezza eccessiva, che diviene iperattivo nel tentativo di essere compreso. Nel caso della protagonista l’aspetto algido, diafano, eccessivamente perfetto nella bellezza, si tramuta nel suo opposto, data l’incapacità o il rifiuto di trovare un proprio equilibrio, adeguandosi al prossimo e ai suoi “statuti mai scritti”, eppure pienamente operanti.

Nella narrazione non si trova mai un eccesso, un commento esagerato o sopra le righe, anche nelle situazioni più assurde; semmai, il dolore, l’angoscia, lo smarrimento e la paura; in lunghi tratti si legge una piacevole ed elegante prosa poetica ed affiorano espressioni come aigrettes, mussare, ectoplasma, onirico, gibigiana, tolemaica ingenuità, nuances, casalinghità, donneschi, abradere…segni di ancoraggio, di fissazione del periodo – quasi hashtag – contrasti che sottolineano, anziché attenuare, la drammaticità degli eventi e delle situazioni descritti.

 

Giancarla Pinaffo, Il caso Blanc, Piero Manni Ed. (LE) 1997

 

 

 

Maurizio Rossi