Giuseppe Conte

Nato nel 1945 a Imperia, si è laureato nel 1968 all’università statale di Milano. A Milano per Feltrinelli pubblicò nel 1972 il saggio La metafora barocca. Ancora a Milano pubblicò la sua prima breve raccolta di poesie L’ultimo aprile bianco (Società di poesia, 1979) seguito dalla più ampia raccolta L’Oceano e il Ragazzo (Milano, Rizzoli, 1983).

Insegnante di lettere in una scuola superiore di Sanremo, Conte si è dedicato sia alla traduzione (da Whitman, Balke, Shelley e Lawrence) sia alla narrativa nella quale dopo l’esordio con Primavera incendiata (Milano, Feltrinelli, 1980), pubblicò Equinozio d’autunno (Milano, Rizzoli).

Nel 1988 presso la Biblioteca Universale Rizzoli pubblicò la raccolta di poesia Le stagioni. Negli anni Novanta, dopo aver abbandonato l’insegnamento intensificò sia l’attività in prosa con i romanzi: I giorni della nuvola (Milano, Rizzoli, 1990), Fedeli d’amore (ivi, 1993), L’impero e l’incanto (ivi, 1995) Il ragazzo che parla al sole (Milano, Longanesi, 1997) e Il terzo ufficiale (ivi, 2002); con i saggi: Il mito giardino (Siracusa, Tema celeste, 1990), Terre del mito (Milano, Mondadori, 1991) e Manuale di poesia (Milano, Guanda, 1995) contenente riflessioni sul comporre in versi; con le antologie poetiche: La lirica d’Occidente. Dagli inni omerici al Novecento (Parma, Guanda, 1990), La poesia del mondo. Lirica d’Occidente e d’Oriente (ivi, 2003).

Infine ha pubblicato le raccolte poetiche: Dialogo del poeta e del messaggero (1992 e Canti d’Oriente e d’Occidente (1997) entrambe edite da Mondadori, seguite da Nuovi canti (genova, San Marco dei Giustiniani, 2001).

Le poesie di Giuseppe Conte

(Ben pochi sanno)

Ben pochi sanno ancora che cos’è un

albero. Le radici abbarbicate, acide, nere, sprofondate

a delta nel corpo della terra, il

tronco, i rami e i fogliami, e le

famiglie innumerevoli dei fiori,

estinte, ora, e i frutti colmi, pesanti, che erano

cibo, la buccia

tesa, la polpa ruvida, il nocciolo.

Ben pochi ricordano i ciliegi

bianchi prima di aprile, e le ciliegie

scarlatte, il loro avvallarsi

tondo e profondo sotto il peduncolo

lieve.

E chi ricorda i cachi, gli enigmatici

cachi come soli tramontanti

fermi tutto novembre sulla trama

dei rami

stecchiti?

da L’Oceano e il Ragazzo.