Giovanni Benaglio ci ha lasciato

Solo oggi ho appreso la triste notizia della perdita del poeta e amico Giovanni Benaglio, dalla risposta di suo figlio Alessio, ad una mail che avevo inviato a suo padre, come è mia abitudine fare nel lancio tutte le edizioni del Premio Ischitella-Pietro Giannone a tutti i partecipanti ad una o più edizioni del Premio.

Le sue condizioni erano disperate. Ne avevo parlato diverso tempo fa con Dirna, sua moglie, con la quale avevo stretto amicizia, pronta e sincera, quando era venuta a Ischitella per condividere la vittoria di Giovanni nella edizione del 2013 con la raccolta in dialetto veronese Saorio l’è ’l silensio. Era agli inizi del mese di ottobre, quell’anno, e a Giovanni piacque molto Ischitella e la sua malìa tanto che, pochi mesi dopo, mi fece avere un bellissimo testo dedicato alla cittadina garganica intitolato: “Ciapèi par man vualtri adesso” (Prendeteli per mano voi adesso), pubblicato poi in 43 poeti per Ischitella (e che riprodurremo al termine di questo articolo). Saorio l’è ‘l silensio è stato recensito magistralmente da Ombretta Ciurnelli.

Nell’esprimere le condoglianze più sentite a Dirna e Alessio a nome mio, della redazione di Periferie e della Giuria del Premio Ischitella-Pietro Giannone, qui di seguito riporto l’articolo “Addio a Benaglio Era la voce della memoria” con cui Renzo Gastaldo su L’Arena di Verona ha dato l’annuncio della morte di Giovanni.

“È venuto a mancare nel tardo pomeriggio di sabato 6 ottobre 2018 Giovanni Benaglio, poeta di San Giovanni Lupatoto. Aveva 69 anni e da circa un anno combatteva con la malattia. Si è spento all’ospedale di Marzana dove era ricoverato da alcune settimane, dopo l’aggravarsi delle sue condizioni. In molti in paese e nel Veneto piangeranno la sua scomparsa sia per lo spessore della persona sia per quello di letterato. Mancherà anche la sua partecipazione ai concorsi di poesia di Verona e del Triveneto, nei quali spesso si accaparrava il primo posto. Gli ultimi due importanti successi in campo poetico sono stati, esattamente un anno fa, il primo premio assoluto alla ventunesima edizione del concorso Grappolo d’oro 2017 di Bardolino per la sezione dialettale e, pochi giorni dopo, il primo premio anche al concorso triveneto Mario Bernardi di Oderzo. Poi Benaglio aveva scelto il silenzio e la scrittura di testi nel chiuso del suo studio e a chi gli chiedeva notizie sulla sua produzione artistica rispondeva: «Le cose sofferte sono le più belle». Benaglio non era soltanto un premiatissimo poeta (aveva iniziato nei primi Anni Ottanta, poi si era aggiudicato il premio Burchiello, nel 2007 aveva vinto a Offida, nelle Marche, il concorso nazionale Premio Rabelais e sempre nel 2007 si era aggiudicato il primo premio nella sezione satira nel concorso Aque slosse di Bassano, mentre nel 2013 aveva conquistato un primo posto con una poesia in dialetto veronese al premio nazionale Ischitella) ma anche uno scrittore di vaglia. Ex funzionario bancario residente in viale Olimpia, teneva anche seguitissimi corsi sulla cultura popolare alla Libera Università Lupatotina. Le sue lezioni erano mirate all’approfondimento del significato storico e del senso culturale del dialetto, anche in chiave di recupero delle radici e dell’identità del territorio. Lo scrittore e studioso di tradizioni contadine Dino Coltro, nel 2008, presentando il libro di Benaglio Péste parla del dialetto usato da Benaglio come «di una cosa che splende nell’attuale produzione poetica» e afferma che il libro gli ricorda di primo acchito Spoon River. Si trattò di un riconoscimento importante per il linguaggio impiegato da Benaglio che usava vocaboli antichi, spesso arcaici e poco ricorrenti nella normale parlata, ma che evocano un mondo dalla solide radici che non è mai del tutto scomparso. Giovanni Benaglio si cimentò con successo anche come scrittore dedicando due libri alla frazione zeviana di Santa Maria, di cui era originario. Il primo del 2011 si intitola Paese in trincea – Santa Maria di Zevio tra le due guerre mondiali; il secondo era dedicato a Santa Maria e fornisce un gustoso spaccato (ricostruito dai ricordi del padre Giacinto) della realtà, abitazione per abitazione, della località a cavallo fra il 1925 e il 1935. Nel gennaio 2017 Benaglio fece da autore e regista a una rappresentazione teatrale in dialetto presentata dagli allievi del suo corso di cultura popolare elaborata intitolata Ci n’à cunà, bozzetti di vita quotidiana incardinati sui detti tipici della nostra terra. Nel 2001 aveva reso pubblica una poesia su Verona matrigna nei confronti di San Giovanni Lupatoto per la volontà di realizzare l’inceneritore di Ca’ del Bue e quella di non concedere la sede di un istituto scolastico superiore. Per questa poesia aveva raccolto le congratulazioni dell’ allora sindaco Severino Betti. Benaglio lascia la moglie Dirna, il figlio Alessio con moglie e il nipotino Mike”.

 

GIOVANNI BENAGLIO  

 

Ciapèi par man vualtri adesso

Ghe i avea tuti par man mi, me ‘l ricordo,

e i tegnea anca streti

co’ spassezàene par vicoli e stradele

a Ischitela.

E su i scalini de la Cesa Mare

zugàene a ciupascondi co ‘l sol

lassando inboressàr  ‘l vento

che spiaa sapel da drio a i cantoni.

A note el slusór de ‘l mar ‘l ne cunaa pian

mostaciàndo de fantasia i insoni,

mi…

e lori…

la maràntega e ‘l tarabèl

le anguane e ‘l mato sanguanèl…*

Iè stè benón, massa benón anca lori

a Ischitela,

e ‘desso me cato mi mi solo

a far valisa.

Rancùremeli ti, Pierìn, alora,

e ti Vincenso conteghe de mi

e de ‘l me nar a la usta note e dì

de le so péste:

che almanco i tira i oci

co’ s’inbèrla de stroo l’orisonte in fondo!

Ciapèi par man vualtri adesso,

che a bearàr le so raise chi ne la bruma

ghe penso mi.

 

(2013)

 

PRENDETELI PER MANO VOI ADESSO Li avevo tutti per mano io, lo ricordo bene, / e li tenevo stretti stretti / quando passeggiavamo per vicoli e stradine / a Ischitella. / E sugli scalini della Chiesa Madre / giocavamo a nascondino con il sole / lasciando indispettito il vento / che occhieggiava stizzito da dietro gli angoli. / A notte il luccichio del mare ci cullava dolcemente / intingendo nella fantasia i nostri sogni, / io… / e loro… / la maràntega e ‘l tarabèl / le anguane e il matto sanguanèl… * / Si sono trovati bene, troppo bene anche loro / a Ischitella, / e adesso io mi scopro da solo / a fare la valigia. / Prenditi cura di loro tu, o Pierino, allora, / e tu Vincenzo raccontagli di me / e del mio frugare notte e giorno la traccia / delle loro impronte: / che almeno aguzzino gli occhi / quando s’offusca l’orizzonte in fondo! / Prendeteli per mano voi adesso, / che a dissetare le loro radici qui nella bruma / ci penserò io.

* sono personaggi delle favole quassù

 

 

Pubblicato il 4 febbraio 2019