Quando correvamo bambini controsole
la luce ci feriva in trasparenza,
non sentivamo il limite del nostro sguardo
vedevamo oltre le cose viste un’intensità
schiusa, quel che avremmo poi temuto.
***
Alla deriva crediamo nell’acqua,
affioriamo dal fondale,
anche se ci manca l’ossigeno
una corrente ci trasporta
nell’ipotesi della fine.
Pensiamo all’essere, alle derive
del tempo e dell’amore.
Senza rive né confini.
***
Una solitudine avrebbe sottinteso
percepirsi isolati, ma erano insieme,
chiusi in un feto di dolore inespresso,
lungamente cullato, a lungo chiamato
casa o caos.
***
Siamo incerti sul tempo che abbiamo
prima di essere interrotti, la passione
attorno cui gravitiamo
ci induce a tentare un approdo
coscienti del nostro arbitrio,
negli occhi del vuoto.
***
È la nostalgia dei loro stessi
impulsi: la malinconia del riflesso
che li rimanda indietro
all’emozione di percepirsi
ora che si riconoscono
distanti –
distinti.
Flavia Tomassini (Roma, 1985) ha pubblicato nel 2008 la sua prima silloge poetica “Muschio e Selva” edita da Il Filo. Suoi inediti sono presenti in rete su riviste e blog letterari fra cui “Critica Impura”, “Poesia Ultracontemporanea”, “Poetarum Silva” e “Larosainpiu”. Un suo testo è apparso nella rubrica “La Bottega della Poesia”, curata da Gilda Policastro, su La Repubblica.