Due poeti di fronte a Natale, per non lasciarci travolgere dalle solite consuetudini festaiole e per guadagnarci un piccolo spazio per riflettere e per vivere lo spirito del Natale, come Dickens ci invita a fare
Ecco due poesie di altrettanti poeti molto diversi e distantissimi tra loro: Gianni Rodari (Il Natale dei poveri) e Thomas S. Eliot (La coltura degli alberi di Natale, alla quale mi sono permesso – ma chiederò perdono ad Eliot quando sarò nella sua Terra desolata – di eliminare l’ultima parte). E in aggiunta il classico Concerto grosso fatto per la notte di Natale di Arcangelo Corelli.
Ecco le poesie.
Il Natale dei poveri
Filastrocca di Natale,
la neve è bianca come il sale,
la neve è fredda, la notte è nera
ma per i bambini è primavera:
soltanto per loro, ai piedi del letto
è fiorito un alberetto.
Che strani fiori, che frutti buoni
Oggi sull’albero dei doni:
bambole d’oro, treni di latta,
orsi da pelo come d’ovatta,
e in cima, proprio sul ramo più alto,
un cavallo che spicca il salto.
Quasi lo tocco … Ma no, ho sognato,
ed ecco, adesso, mi sono destato:
nella mia casa, accanto al mio letto
non è fiorito l’alberetto.
Ci sono soltanto i fiori del gelo
Sui vetri che mi nascondono il cielo.
L’albero dei poveri sui vetri è fiorito:
io lo cancello con un dito.
Gianni Rodari
La coltura degli alberi di Natale
Vi sono molti atteggiamenti riguardo al Natale,
alcuni trascurabili: il torpido, il sociale,
quello sfacciatamente commerciale,
il rumoroso (i bar aperti fino a mezzanotte),
e l’infantile – che non è quello del bimbo
che crede ogni candela una stella, e l’angelo dorato
spiegante l’ali alla cima dell’albero
non solo una decorazione, ma un vero angelo.
Il bimbo stupisce di fronte all’albero di Natale:
lasciatelo dunque in spirito di meraviglia
di fronte alla festa, all’evento accettato non come pretesto;
così che lo splendido rapimento, e lo stupore
del primo albero di Natale ricordato, e le sorprese,
l’incanto dei primi doni ricevuti (ognuno
con un profumo inconfondibile ed eccitante),
e l’attesa dell’oca o del tacchino, l’evento
atteso e che stupisce al suo apparire,
e non debbano gioia e reverenza
mai più esser dimenticate nella tarda esperienza,
nella stanca abitudine, nella fatica, nella noia,
nella consapevolezza della morte,
nella coscienza del fallimento … …
Thomas S. Eliot
E concludiamo in musica, augurando un sereno Natale ai nostri lettori
Con Corelli/Concerto fatto per la Notte di Natale – Accademia degli Astrusi/Federico Ferri
F. S.