Ombre
Svolazzano
intorno indifferenti, talora
si soffermano, ci guardano,
trasparenti tra le nuvole,
evanescenti, translucidi nell’aria,
non li vediamo sogghignare.
Più spesso ci deridono
se forsennati scateniamo al verde
le trombe delle auto in fila
ed inveiamo e bestemmiamo quando
per tre secondi la connessione salta.
Di noi si fanno beffe
quando corriamo al botteghino,
speranzosi, coi numeri
che ci hanno dato in sogno,
e ridono
che tanto sanno
che tutto sarà sempre uguale.
Si commuovono
talvolta:
a terra rossa lanciano una rosa
ma noi la calpestiamo:
dai petali vermigli
mille molecole in frantumi
in mille rivoli nel mondo
disciolgono sangue raggrumato.
Allora piangono
come quando spessa su Kabul
la grandine perfora i tetti
e buca il suolo e scende
e spacca il manto sempre
più dentro e al fondo
e dalle viscere risale
e tutto scoppia,
e lontano una scheggia s’incavicchia
al midollo del bimbo accovacciato,
felice a disegnare sulla sabbia
che fu quella del bimbo più famoso.
Di lacrime rosse profilati,
sgomento- esterrefatto ,
tra i cirri li decifra
in visi tristi.
Coglie la rosa con l’ultimo gesto,
quale sarà la sua vita già sa.
Il sole di Monet
Il bavero rialzato un poco curvi
la sigaretta in bocca un fil di fumo
di polvere stretta la strada e vuota
intorno rado qualche ciuffo d’erba.
Tremula l’aria il sole di Monet.
Piano la gatta miagola sul fosso
avanti fa tre passi per seguirci
poi torna indietro al cavo della terra
stanotte sola insieme con la luna.
Allunga le ombre il sole di Monet.
S’annera la fossa, ci guarda triste,
la chiami non viene, il fumo svanisce,
mi guardi nel buio, non parli e mi dici
difficile sarà il sopravviverci.
E’ tramontato il sole di Monet.
17 luglio 2014