Siamo lieti di presentare due filastrocche, fresche, garbate e leggère, di Ludovica D’Erasmo, nata a Monterotondo (RM) nel 1993, studentessa presso la facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza – Università di Roma.
La giovane sembra abbia fatto sua la lezione di Rodari e ne abbia poi colto l’occasione per aggiungere sue belle note autentiche. Molto efficace soprattutto la filastrocca sulle varietà regionali.
Questa è una storia che parla dialetto
non penserete sia mica un difetto?
Racconta di quelli che scrivono monno
e fanno la rima se dicono tonno ,
pensate davvero ch’a ‘n pesce s’alludi?
è ‘n tratto de penna che giri e che chiudi
Racconta di quello che chiama mappina
lo straccio che usa la nonna in cucina
Racconta di gente che toglie vocali
di quelli che perdono doppie e finali..
Di quelli che chiamano Paola col “La”
di altri che chiedono ‘ come si fa?’
Di uomini colti che dicono ‘buono’
di quelli toscani che levano un fono
Di un uomo che resta e non se ne va
di quelli che chiamano babbo, papà
Di un uomo che pianta cerase nell’orto
due “G” alla ragione e non pensa c’ha torto .
Di quello che chiama cocomero , anguria
la sberla è una pizza che arriva con furia
Racconta di un uomo che a Bari fatiga
se litiga al nord al sud s’imbriga
A Napoli dicono ‘quello s’acchiappa’
c’è un altro che grida, che corre, che scappa ..
Racconta di quelli che fanno filone
l’anguria la chiamano sempre melone
Se cade una erre in terra romana
la prende la rosa che è siciliana
C’è un tizio che dice ‘ io sono francese’
ma è solo una burla ed è piemontese!
Un altro che parla a Bolzano tedesco
a Napoli figo lo dicono fresco .
“ Signore d’Abruzzo ce l’ha un’albicocca?
brecocola , scusi, davvero, che sciocca!”
C’è un tale a Firenze che perde le CI
un altro romano che dice ‘a me mi’
C’è un tizio che a Bari non mette le A
mi dite signori , ma come si fa?
Volete che parli di quel vecchiarello?
di quello che dice ‘ lo sai un fattarello’?
Ecco signori, questa è la storia
parla di lingue che fanno baldoria
Di quelle che vivono con l’italiano
vanno a braccetto e gli stringon la mano
Pensano tutti che siano volgari
ma sono due lingue che stanno alla pari..!
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Questa è la storia di un camaleonte
viveva tranquillo nel parco di un conte
Sopra la foglia di un ramo d’ulivo
ecco la rima , voilà, ve la scrivo!
Diceva di essere sempre galante
cambiava la pelle ed era elegante
Guardava curioso tutte le cose
voleva rubare, nel parco, le rose
Ma come restava vicino ad un fiore
poteva rubarne solo il colore,
così si vestiva sempre diverso,
seguiva i colori dell’universo.
Ecco un lombrico che arriva di fretta
un millepiedi che in ansia l’aspetta
Avevano visto da un tronco vicino
che il camaleonte ha ‘l colore di un pino
Ecco che arriva più tardi un cerbiatto
dice l’ha visto di un rosso scarlatto
C’è un grillo che salta da un campo di miglio
dice che ha preso il colore di un giglio
Guarda laggiù! c’è un pesce pagliaccio!
dice l’ha visto colore del ghiaccio
Una lumaca che sta col fiatone
quasi l’ha visto di un giallo limone
Ecco che arriva un serpente a sonagli
nascosto lo scruta , non vuole che sbagli
Al camaleonte gli chiede curioso
“cambiare colore è assai faticoso?”
Questa è la rima miei cari lettori
del camaleonte che cambia i colori
Li prende, ci gioca , s’abbina col mondo
uguale non resta neppure un secondo
Domandano tutti : “dov’è il tuo colore?
“dipingi te stesso come un pittore!”
Il camaleonte così rispondeva
diceva ai suoi amici che non dipingeva
“ il mondo lo guarda cogli occhi a cerbiatto
non cambio me stesso, solo m’adatto!”
Per farlo sappiate ci vuole coraggio
prendi un colore e lo tieni in ostaggio
Lo metti , lo indossi, lo calzi a pennello
adattati al mondo e diventi più bello!
Pure col sole o col mare in tempesta
per te sarà sempre aria di festa!