Dalla prima all’ultima poesia della raccolta, l’Autrice invita ad un viaggio simbolico e reale insieme: l’inizio sta nella certezza delle ombre che rincasano, del rendez vous di suoni e segni, mentre il termine è nei coralli che s’inerpicano sulla nave affondata, graffi sulle ferite: un perdersi nella marea e negli abissi del verso.
Ciò che affermava Pessoa – Il poeta è un fingitore – qui sembra tradursi in “Il poeta è un distratto” e se non lo fosse, come potrebbe lasciare che ritorni al mare – il grembo originario della vita – il proprio verso? Distrazione è dunque non stare sulle nuvole, ma spostare continuamente lo sguardo dell’anima, insieme agli occhi, per non fissarsi – fermarsi – alla semplice apparenza, men che mai ad una pretesa realtà oggettiva.
Il tempo dell’attesa, Ritratti, Finestre, Conversazioni, Graffi: cinque “luoghi” poetici riconducibili all’IO poetico dell’Autrice, “Attraversato dal tempo/ come acqua che dilava/ che sposta massi e urta le sponde”; che oltrepassa la soglia della parola, del segno del gesto, per incontrare un “tu” mentre si supera “un margine interiore” per incontrare il “sé”. Accogliendo l’abbandono alla “distrazione” Cristina Polli accetta anche che qualcosa sfugga “anche oggi ho mancato l’ora/ la linea che al sorgere dell’astro/ nera distingue la periferia” qualcosa magari significativo, come il distinguere, o la certezza dei contrari che si precisano nel punto dove accade la lacerazione che li separa e insieme li unisce, come margini d’una stessa ferita.
Ma quando il “perdersi” dello sguardo distratto è attenzione docile quasi, per desiderio di capire, allora “il pensiero è sponda dello sguardo”; tanto che le immagini, scorrendo sulla retina, vengono ingoiate e assimilate e, divenute segno grafico sul foglio, traducono le emozioni in simboli che a loro volta ri-suscitano moti del sangue e delle sinapsi.
Quelle di Cristina sono poesie nelle quali la cura semantica e musicale “E m’inquieta dei voli che virano svelti/ l’assenza dispersa” non limita la trascrizione e il pensiero sotteso: ricorrono geometrie – linee; segni dolenti – ferite; viaggi- rotte scomposte; le stagioni – lavoro e simbolo esistenziale; silenzi e armonie improvvisate.
Frammenti poetici “S’intricano i rami controcielo/ l’aria lieve li scioglie/ uno a uno/ nel velo della sera.” elegante e acquietata metafora – si alternano a dolori ineludibili per “sfamare” la pagina bianca; a sofferenze nel vuoto di parole per comunicare un mutuo perdono “…fotogrammi /in bianco e nero erano/ poche parole dette”; a “… calma di neve il lucore/ che feconda il pensiero.” versi evocativi del largo nell’Inverno vivaldiano.
Distrazioni che invitano ad astrarsi senza perdere la percezione dell’essere qui e ora, in una coscienza yogica “M’affonda in petto spina di conchiglia/ come il mare giocano le voci/ e l’onda degli accenti smuove spasmo” ; oppure in un’ora personale del giorno “Ringrazio la solitudine delle tre del pomeriggio,/…siedo inerme, solcata di passaggi/ e urla e risa e occhi./ Invasa.”
Concludo questa lettura di Cristina Polli con una sua frase che può riassumerla: “Mi affascina un detto buddista: “Alla fine solo tre cose contano: quanto hai amato, come gentilemente hai vissuto e con quanta grazia hai lasciato andare ciò che non era destinato a te.”
Ecco la Poesia: amore, vita, gentilezza, làscito.
E SOLO PERCHÉ CANTA
Ecco che misuro
i miei passi sulla strada.
È Pasqua a giorni.
Mi duole non sapere
a chi appartengono
i cinguettii tra i rami:
certo conosco il merlo,
e solo perché canta
modulando un’aria
gli serberei bacche
scarlatte e dolci,
ma altro non so e credo
che ognuno conosca
la sua parte a memoria.
ASCOLTO
Lasciamo che quieto nel giorno
si stenda sui passi il silenzio,
che lievemente sulle voci scenda,
e intorno al tonfo del sasso
dissolva il cerchio dell’onda
nello specchio lucente d’acqua chiara:
arriveranno a noi i fruscii
delle foglie voltate
che il vento solleva nel viale
ogni volo, ogni battito d’ali,
l’armonia della pioggia sul vetro,
il rombare dei nembi ora foschi,
poi diafani;
come calma di neve il lucore
che feconda il pensiero.
LE TRE DEL POMERIGGIO
Ringrazio la solitudine delle tre del pomeriggio,
il caffè e le ali d’ombra
tra le nuvole e la mia finestra,
i rumori lontani e la bambina dei vicini
che non piange.
È richiesto uno sforzo di oggettivazione
− una domanda sul senso dell’agire,
ma siedo inerme, solcata di passaggi
e urla e risa e occhi.
Invasa.
PURIFICAZIONE
Il verso è una nave affondata
sopra s’inerpicano in cruda bellezza
i rami amaranto dei coralli
il graffio offerto dal dio paziente
che fonde sangue e sale
e brucia le ferite di marea.
PORPORA
M’affonda in petto spina di conchiglia
come il mare giocano le voci
e l’onda degli accenti smuove spasmo
splendo e distillo porpora morendo:
chiede contegno la tinta regale
il mestiere, l’armonia del tratto.
Cristina Polli, Distrazioni, Edilazio, Roma, 2021
Cristina Polli è nata a Terracina e vive a Roma dove insegna nella scuola primaria. È laureata in lingue e letterature straniere moderne; si occupa di plurilinguismo e di formazione in didattica delle lingue. Sue poesie si possono leggere in rete in vari blog e siti di poesia tra cui: La presenza di Èrato, Poetarum Silva, Del cielo stellato, Un posto di vacanza, Poeti del Parco. È presente ne I Quaderni di Èrato, numeri IV, V, VI e VII, e nella raccolta Manum Porrigas, edita da Librido nel 2017. Cura un blog personale aperiodico: Gateway to the fourth dimension, https:////cristina-polli.blogspot.it. È stata finalista o menzionata in alcuni concorsi letterari e la sua raccolta poetica d’esordio, Tutto e ogni singola cosa, Edilet, 2017 è risultata vincitrice del concorso L’albero di rose 2018 e del Premio della Giuria nel concorso Città di Grosseto – Amori sui generis 2019.