Dichiarazione giurata dell’attrice – Poesie, di Maria Gabriella Canfarelli

Recensione di Nicola Fiorentino
Già il titolo, Dichiarazione giurata dell’attrice – Poesie, originalissimo, preannuncia in questi versi una trama esistenziale e psicologica abbastanza insolita e ardita. Vi si narra, infatti, di una donna condannata da un balordo destino a recitare e a vivere, suo malgrado, la parte dell’inautenticità in cui affoga la sua vita. Se poi si inizia a leggere, ecco profilarsi sulla pagina desertificati accadimenti che vanno a sfilacciarsi in un tempo immobile e grigio. E poi: lontane distese di noia, pallide assenze ed echi di voci perdute, ricordi ancestrali, luci disciolte, una riga di pioggia interminabile, un libro superstite per dire come va il mondo. Libertà vigilata. Insomma, il vuoto, la soffocazione interiore, la vita che svapora, inafferrabile, e si disperde nella banalità della routine quotidiana. Per non dire, poi, delle aride e insulse convenzioni sociali: E piano / e a voce bassa / il mondo detta / di non fare / parola, non giurare / che senti / solo e testardo / il chiodo battere / un ricordo di pietra.
 
L’esergo della prima sezione recita: “Sia dura la prosa, susciti pure inquietudini. Ma la poesia è un’eco che si ascolta quando la vita è muta” (Eeva Liisa Mariner, da Teorema). Ed introduce, in qualche modo, alla tecnica della composizione, fatta di frammentazioni e di ben dosati scavalcamenti sintattici (“un cuore sghembo, / un nome segreto / rosso di terra”). Sicché un tal modo di operare ti dà la vertigine di apparizioni che danzano e s’intrecciano e si scompigliano per tornare poi, più in là, a modulare impensate varianti di fantasiosi ricami, mentre flusso di coscienza e fioritura delle simbologie producono un’altra circolazione semantica negli strati profondi del discorso poetico.Il ritmo, poi, talora scandito lentamente, talaltra contratto e nervoso, sembrerebbe la mimesi perfetta della cadenza assunta dall’evocazione poetica.
 
Più distesa, invece, la sintassi delle altre due sezioni e più ondulato il ritmo: e tutti e due questi elementi sorreggono una concezione poetica che, diversamente dalle prime pagine, si fa spesso antilirica ma, insieme, più cordiale ed aperta alla speranza. Nonostante tutto.
 
Tu già confusa / avanti negli anni / metterai / un giorno o l’altro / scivolato di dosso / il cuore in pace / come un vestito / piegato / a braccia conserte / più sola / di fronte alle cose, / alle ore / in ordine / di tempo allineate / le voci / le foto, / la folla / dentro la stanza”.
 
E, tanto per tornare al titolo della raccolta, eccola la dichiarazione giurata dell’attrice: “Giurerai / di essere stata / sul filo / sempre ignoto, / in esercizio / per non precipitare, / di avere cercato / l’antidoto / ovunque lasciato / messaggi e segni / d’altro peso / di mano in mano / incontro all’inverno / tessuto doppio, con l’ago grosso / di cruna larga, / resistente nel sonno / a pancia sotto / per scaldare la luna / nel sangue, / genere alimentare / per certi tempi duri / e altri punti deboli / del mondo”.
 
Maria Gabriella Canfarelli, Dichiarazione giurata dell’attrice – Poesie. Edizioni Novecento. Mascalucia (CT), 2015.
 

Nicola Fiorentino

 2015-05-14