Dibattito sulla poesia oggi

Autorevoli opinioni a confronto il 21 marzo 2013 presso la biblioteca “Gianni Rodari” di Roma

Giovedì 21 marzo, presso la biblioteca “Gianni Rodari” di Roma, in occasione della festa mondiale della poesia, si è tenuto un dibattito sulla poesia oggi, presentato dal poeta Leone Antenone e condotto dal poeta e glottologo Claudio Porena. Gli ospiti del dibattito sono stati tre poeti e promotori della poesia: Maurizio Rossi della Casa delle Poesie, Maurizio Marcelli, presidente dell’Accademia Romanesca, e Vincenzo Luciani, direttore del Centro di Documentazione della Poesia dialettale “Vincenzo Scarpellino” e della rivista critico-letteraria “Periferie”, nonché giornalista ed editore.

Porena ha elaborato e rivolto loro cinque macro domande su temi generali riguardanti la poesia al giorno d’oggi, ottenendo riflessioni significative pur nella varietà dei punti di vista, i quali comunque, grazie proprio alla generalità delle questioni, si sono rivelati piuttosto concordi.

La prima domanda richiamava l’attenzione sulla dinamica tra poesia oggi e tradizione, tra passato e presente: 1) «È lecito parlare della poesia di oggi a prescindere dalla poesia di ieri, ossia: fino a che punto e in quale misura si può ignorare la tradizione poetica, la poesia del passato, per fare poesia oggi?». La seconda questione è stata: 2) «Si sa che la poesia è una sistema testuale di diversi valori stratificati: valori metrici, retorici, fonici, semantici, figurali, simbolici, socio-culturali, ecc. Ebbene, secondo te, esiste una gerarchia relativa o assoluta tra questi valori, ossia: ce ne sono alcuni relativamente o assolutamente più importanti o prioritari rispetto ad altri, oppure la buona poesia risulta piuttosto dall’equilibrio, dall’armonia, dalla concertazione di tutti questi valori, nessuno escluso?». In terzo luogo: 3) «In quale misura è possibile, se sia mai possibile, secondo te, caratterizzare in termini sociali e generazionali la poesia di oggi nello specifico o quella di sempre più in generale? In altre parole: la poesia è o no in qualche misura soggetta a variare negli strati sociali e nel tempo, ovvero tra le generazioni? E, in caso affermativo, quali sarebbero secondo te i valori più interessati da questi due ordini di variazione? E, in caso negativo, quali sarebbero invece, secondo te, i valori invarianti, costanti, universali della poesia?», e 4) corollario alla domanda precedente: «Secondo te, la poesia è soggetta a variare anche nello spazio? E, se sì, in quali termini: linguistici o tematico-culturali, ecc.? E, se no, quali sarebbero invece, secondo te, gli aspetti universali della poesia?».

Infine il moderatore ha invitato gli ospiti, in quanto autori, ad illustrare brevemente i punti cardine della loro poetica e, in quanto promotori della poesia, a stendere un reso-conto degli obiettivi e dei risultati della loro più o meno pluriennale attività.

Cumulando le risposte in un unico discorso, questo il succo. Per fare buona poesia oggi non si può prescindere dalla tradizione poetica, dalla lettura dei classici: la lezione dei buoni modelli deve poter influenzare la produzione di tutti i tempi, senza tuttavia che questi modelli inibiscano o appiattiscano l’originalità creativa degli odierni poeti, i quali debbono pur sempre barcamenarsi nella dialettica tra conservazione e innovazione, cercando sì di ispirarsi al passato, sia per trarne motivi e movenze sia per evitare di ripetere luoghi comuni, frasi ed immagini stereotipate, ma sforzandosi anche di inter-pretare parallelamente il proprio tempo e di individuare un proprio autentico stile.

Perché la buona poesia deve poter essere autentica, onesta (Rossi cita Saba al riguar-do), cioè deve in prima istanza sentire veracemente l’universo dei suoi messaggi, non decidere di sentirli o peggio ancora essere in dovere di sentirli (Rossi cita Pessoa): nel trittico che, secondo Leopardi (citato da Luciani), individua l’essenza della poesia, cioè cuore-immagine-suono, la componente del cuore, ossia dell’emozione, del sentimento, del trasporto, la capacità di appassionarsi e di appassionare, costituisce il vero sigillo di una tale autenticità; in seconda istanza, il suono, il verso, il ritmo della poesia, il suo ca-rattere sostanzialmente cantabile, deve poter assecondare l’emozione e l’immagine (il suono alla ricerca di senso è, secondo Rossi, l’optimum della poesia, la coniugazione dei suoi elementi essenziali: significante, significato e autenticità), la capacità cioè di ideare e adottare un punto di vista originale, inedito, e di coinvolgere il lettore nello stupore di una luce insospettata e insospettabile (Luciani). Del resto, l’essenzialità del suono e del ritmo è comprovata dalla sua fisiologia riflessa nella fisiologia del battito cardiaco, del respiro e del ritmo ambulatorio, che conferiscono piena naturalità a certe dinamiche versificatorie consacrate dalla tradizione (Rossi). È certo che la poesia costituisce un si-stema articolato suscettibile di analisi, e a tal proposito Marcelli illustra il protocollo di valutazione ideato e adottato dall’Accademia Romanesca per suoi concorsi di poesia: un foglio Excel con quattro macro sezioni (Originalità, Forma/Metrica, Lessico, Acutezza) suddivisi a loro volta in tre livelli, che vanno dalla originalità/novità dell’argomento alla piacevolezza/emotività dell’elaborato, ciascun livello dei quali reca un peso percentuale sul totale, proporzionato alla gerarchia dei valori poetici rappresentati. A mio parere la possibilità di sviscerare analiticamente un prodotto testuale concreto è il portato di una concezione matura della poesia, non cioè infantile, olistica. Tuttavia permane una quota di imponderabilità, un quid di inscindibile e non quantificabile, frutto di ispirazione (Luciani), di quella forza trascendente, preterintenzionale, che guida o dovrebbe guidare o amalgamare il fare poetico in fase sia di creazione dal nulla sia di revisione, di labor limae.

A questo punto si è posta la questione dei canoni: quanto c’è di normativo e universale nella poesia e quanto invece può andare soggetto all’innovazione. Fortunatamente non sono emerse ricette definitive al riguardo: chi più chi meno ha posto l’accento sull’esistenza di un codice di “poetabilità”, la cui infrazione potrebbe ingenerare, come di fatto sta ingenerando nell’odierna produzione selvaggia, pericoli o quantomeno confusione e disorientamento. Per fortuna nessuna ricetta, perché non si può disconoscere il fatto che qualsiasi codice, qualsiasi regola o norma è dall’uso che nasce e, in quanto tale, deve pur sempre potersi adeguare e uniformare alle variazioni cui è soggetto l’uso, e quindi il gusto e la sensibilità che lo dettano, come vi sono soggette le persone, le società, i luoghi, le epoche, ecc. In altre parole, la poesia, pur nella sua convenzionalità, deve saper aggiornarsi, corrispondendo alla diversa sensibilità della ricezione, per evitare la stanca ripetizione e l’immobilismo (Luciani). Se qualcosa però resta o deve poter restare invariato nel tempo, questo qualcosa sono i suoi caratteri essenziali, nucleari, non contingenti o periferici, suscettibili i primi di ripetersi universalmente e i secondi di variare con le mode. Ma per individuare questi caratteri essenziali, nucleari, universali della poesia, occorre poter discernere ciò che è caduco da ciò che permane, occorre un profondo e sapiente sforzo di penetrazione nel fenomeno della poesia: forse ciò che è universale in poesia, come in altre arti, sono i grandi temi che interessano l’uomo da sempre, inteso sia nella sua spiritualità e psicologia sia nella sua materialità pulsionale, costitutive. Ma questo ci rinvierebbe ad una più ampia e complessa questione, che esula dall’oggetto specifico del dibattito: la definizione di uomo, l’essenza dell’uomo…

Quanto infine all’attività delle tre istituzioni rappresentate da Rossi, Marcelli e Luciani, in difesa della poesia in lingua e in dialetto, bisognerebbe aprire un’apposita rubrica, dedicata alle innumerevoli e meritorie iniziative realizzate, avviate o pianificate, dalla serie di incontri sui poeti passati e contemporanei della letteratura mondiale, promossi dalla Casa delle Poesie, alle riunioni, alle conferenze, ai concorsi letterari, alle pubblica-zioni, agli spettacoli teatrali, alle visite guidate ecc. volute dall’Accademia Romanesca, fi-no alle ricerche sulle lingue locali d’Italia, al materiale raccolto, catalogato e messo in rete (2500 testi dialettali del Centro “V. Scarpellino”, presso la biblioteca “G. Rodari”), alle pubblicazioni monografiche e antologiche su numerose aree dialettali d’Italia e del Lazio in particolare (dalla provincia di Roma a quelle di Latina, Frosinone e Viterbo), fino all’istituzione della Giornata nazionale dei dialetti e delle lingue locali d’Italia il 17 gennaio di ogni anno e alla promozione dei premi “V. Scarpellino” (per la poesia dei dialetti del Lazio, premio giunto alla terza edizione), “Città di Ischitella-Pietro Giannone” (per silloge inedita nei dialetti d’Italia, premio giunto alla decima edizione) e “Salva la tua lingua locale” (prima edizione in corso), iniziative concretizzate dal Centro di Documentazione della Poesia dialettale “V. Scarpellino”.

Per saperne di più:
www.scartaccia.it,
www.accademiaromanesca.it,
www.poetidelparco.it.

Claudio Porena